Il mio intervento di ieri a Cinisello

Ieri c’è stato un bel dibattito pubblico a Cinisello Balsamo sulla scuola. Oltre al Sindaco e l’Assessore erano tra i relatori il sottoscritto, Filippo Barberis, Daniele Checchi e la responsabile scuola del Pd nazionale Francesca Puglisi. Di seguito quello che ho detto io.

Quando abbiamo cominciato il nostro lavoro con il gruppo scuola del Pd di Milano e con il Pd lombardo era il periodo conclusivo dell’esperienza dell’ultimo governo Prodi. Era un brutto periodo: la domanda ricorrente era “cosa pensa il Pd della scuola?”. In realtà i due anni di Fioroni e Bastico al MIUR non sono passati invano e molto lavoro era stato implementato. Anche lavoro di analisi come ad esempio il Libro Bianco. Questo percorso di elaborazione (che deve essere solo la prima parte del nostro lavoro) è sfociato nella Prima conferenza sulla scuola del Pd lombardo lo scorso 18 giugno e nell’Assemblea regionale di settembre. E ha incrociato l’ottimo lavoro iniziato nel frattempo da Francesca Puglisi e Giovanni Bachelet a livello nazionale.

L’elaborazione quindi c’è. C’è la nostra che ho già citato, quella del Forum, i risultati dell’Assemblea nazionale di Varese (qui una sintesi), il documento molto articolato sulla valutazione. Tutto questo materiale è in rete e vi invito a leggerlo, diffonderlo, discuterlo. Fatelo vivere nei Circoli e nei territori, tra la gente. Raccogliete osservazioni e fatecele avere. Anche perché quel lavoro vive del confronto tra tutti noi. Ad esempio noterete qualche differenza tra il documento lombardo e quello nazionale. Com’è normale che sia. Riporto qui tre questioni, che secondo me sono le più importanti:

  1. la valutazione. Noi pensiamo debba essere per tutti i docenti e non solo per chi decide volontariamente di sottoporsi ad essa e pensiamo debba produrre effetti su chi viene valutato;
  2. il reclutamento: noi vorremmo che il concorso fosse fatto a livello di reti di scuole e pensiamo che le scuole possano reclutare direttamente quella quota di personale (e solo quella) destinata a svolgere la quota di curriculum che l’autonomia assegna direttamente a loro;
  3. il percorso di studi: noi proponiamo di ridurlo di un anno, dedicando l’ultimo anno ad attività propedeutiche alla scelta universitaria o al lavoro che si andrà a svolgere.

Infine la specificità del documento lombardo è ovviamente quella che riguarda le politiche di Regione Lombardia, sulle quali siamo molto critici, per usare un eufemismo. Rimando ai testi per i dettagli, ma vi accenno solo a tre punti che secondo me sono qualificanti: la nostra critica assoluta alla dote scuola come è concepita da Formigoni (è iniqua e inefficace: iniqua perché premia i ricchi, inefficace perché ha semplicemente portato ad un aumento delle rette); la denuncia dell’assoluta mancanza di programmazione; in positivo, la sfida che lanciamo a chi ci governa in questa regione: entro la fine della legislatura il 100% dei diciottenni della Lombardia deve arrivare quanto meno ad una qualifica triennale.

Ma la cosa più importante è ciò che rappresenta il documento uscito da Varese, ovvero il fatto che siamo usciti dall’angolo dove la propaganda della destra voleva confinarci. Dieci proposte per la scuola di domani. Dieci proposte molto impegnative e molto concrete. Resta da fare un lavoro di individuazione delle priorità, ma a questo punto abbiamo ottimi argomenti per ribattere sia a chi ci chiede “cosa volete fare per la scuola?” sia a chi ci accusa di non avere idee e di pensare solo alla difesa dello status quo.

Come ho detto all’inizio, questa è solo la prima parte del nostro lavoro. Che serve a fare meglio la seconda, cioè “usare” queste proposte per convincere l’opinione pubblica che siamo dalla loro parte e per farlo serve innanzi tutto essere credibili ai loro occhi. Torno dopo su questa cosa della credibilità. L’altro modo di “usare” è quello di porle alla base della nostra azione quotidiana. Dove governiamo andando in quella direzione e dove siamo all’opposizione incalzando chi governa a farlo. Non è vero che gli Enti Locali non hanno potere sulla scuola, possono fare molto. C’è ovviamente il problema della scarsità sempre maggiore di risorse, ma queste scelte attengono anche (sempre meno, purtroppo, ma anche) alla volontà politica.

Faccio solo un esempio: nel decalogo di Varese noi parliamo di scuole aperte, di tempo pieno e di edilizia scolastica. Grazie al lavoro di sistematizzazione di queste proposte fatto dal Pd milanese per la campagna di Boeri (avanzatissime le sue proposte sulla scuola!), il programma di Pisapia conterrà proposte molto precise su questo e se governeremo Milano dal prossimo anno dimostreremo cosa può fare un’Amministrazione comunale. Certo Milano è un Comune molto ricco, ma su scala ridotte le cose si possono fare anche altrove e l’Assessore che parlerà dopo di me ne indicherà alcune che qui sono state realizzate.

Dicevo prima della fiducia che dobbiamo essere capaci di meritare. Fiducia figlia della credibilità. E la credibilità si conquista con il tempo e la coerenza. La coerenza: non possiamo fare i riformisti nei convegni e gli arruffapopoli davanti ai provveditorati. Non è dando ragione a tutti che guadagneremo consensi, non è sostenendo che ogni riforma si finanzia comprando un elicottero in meno o con il contrasto all’evasione fiscale. Cose giuste (soprattutto la seconda), ma che non servono a conquistare il consenso di chi oggi non ci vota. Al massimo rassicurano chi ci vota già.

E non possiamo nemmeno nascondere la testa sotto la sabbia di fronte alle inefficienze e le storture del sistema scolastico. Il sistema è diseguale e questa diseguaglianza penalizza soprattutto gli ultimi. E sappiamo tutti che la scuola era inefficiente e diseguale anche prima dell’arrivo di Gelmini. Questo Ministro ha fatto molti danni (i tagli indiscriminati, il fumo negli occhi dei grembiulini e della condotta, l’aver predicato bene su merito e autonomia delle scuole per poi razzolare malissimo). Come le ha ricordato qualche settimana fa un editoriale de “La Stampa” (non un giornale di pericolosi Bolscevichi), Gelmini ha preteso di ribaltare il paradigma riformista trasformandolo da “riformare per tagliare” in “tagliare per riformare”: non funziona!

Il nostro compito quindi è convincere chi a scuola ci va o ci manda i propri figli che sappiamo bene anche noi che molte cose devono cambiare. E che le cambieremo. Per farlo non servono facili comizi che convincono solo chi non ha bisogno di essere convinto. Bisogna consumare suole, come stiamo facendo, far capire a tutti, scuola per scuola, che non assomigliamo per nulla alla caricatura che fanno di noi. Noi non siamo asserragliati alla difesa del fortino assediato. Noi siamo la forza che si mette alla guida del cambiamento. Gramsci (scusate se cito i classici) avrebbe parlato di capacità di essere egemoni. E non è egemone chi urla più forte.

Ce lo insegna anche la saggezza popolare: “la miglior difesa è l’attacco”. E allora attacchiamo, proponiamo, convinciamo l’Italia che siamo pronti a cambiare la scuola per farla sempre più come la vogliono i nostri figli e sempre meno come l’aveva disegnata Giovanni Gentile.

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2 comments

  1. Considerati gli obblighi di equilibrismo, e gli scontati encomi dovuti ai responsabili nazionali… bravo!
    (A parte la solita incomprensibile insistenza sul quelle equivoche delle reti di scuole…)

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