Ancora sulla credibilità

Come è possibile che, in presenza della più grave crisi del berlusconismo, i dirigenti del Partito democratico passino il loro tempo a baloccarsi con riti identitari e ad almanaccare sulla politica delle alleanze, quando la domanda che gli elettori si fanno è una sola: ma voi, se andaste al governo, che cosa sareste in grado di fare di diverso e di meglio di quel che offre l’attuale governo?

Luca Ricolfi, La Stampa di oggi

Non mi piacciono le generalizzazioni in genere e dunque nemmeno questa, ma fino a quando ci dipingeranno così non abbiamo alcuna possibilità. Ribadisco quanto detto ieri a Cinisello: le idee ci sono, ma se non siamo percepiti come “credibili” nemmeno da persone come Ricolfi non possiamo continuare a dire che è colpa loro.

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8 comments

  1. concordo sull’esigenza di credibilità. finché saremo percepiti così, c’è poco da fare.
    l’unico dubbio ce l’ho sull’affermazione “anche da persone come ricolfi”. ricolfi non è un cerchiobottista alla pigi battista, ma appartiene alla categoria di coloro che per far vedere quanto sono indipendenti di giudizio devono bilanciare un giudizio negativo sulla destra con uno altrettanto negativo sulla sinistra (e viceversa, ovviamente). quindi, certe sue affermazioni non mi stupiscono affatto. rimane, comunque, il problema della credibilità: forse l’unica sarebbe una moratoria sulle interviste. per sei mesi nessun dirigente del PD rilascia interviste a quotidiani o settimanali nelle quali esprime la propria ricetta magica per vincere le elezioni (cfr.: “vendola tra i fondatori del pd”, “governo di unità nazionale”, “bersani doveva citare la parola democratico nei valori della sinistra” e così via). e chi dice “spirito del lingotto” o “spirito dell’ulivo” paga pegno.

    1. la mia ricetta è un po’ più complessa, ma secondo me più efficace: dimostrargli con i fatti che ha torto. propongo non una moratoria sulle interviste, ma un atteggiamento dei nostri dirigenti nazionali coerente con quanto scriviamo nei documenti approvati.

      scriviamo che la scuola deve cambiare perché così non assolve alla sua missione? evitiamo di fare comizi urlati in giro per l’italia o su youdem, evitiamo di fare comunicati fotocopia di quelli appena fatti dal sindacato, evitiamo di dire che la sperimentazione gelminiana sulla valutazione è una cosa brutta sporca e cattiva a prescindere, evitiamo cose così.

      facciamolo con costanza tutti i giorni e toglieremo a ricolfi qualunque argomento, costringendolo se vorrà mantenere equidistanza, ad equilibrismi degni del peggior pigibattista (e quindi a squalificarsi da solo).

      Se invece non lo faremo, vorrà dire che aveva ragione lui

      1. beh, sì… quello che dici è giustissimo e condivisibilissimo. temo, però, che non basti. nel senso che ai giornali non interessa tanto la proposta – a meno che non sia clamorosa, della serie: “bersani appoggia la riforma gelmini” – quanto la polemica, il chiacchiericcio, la fuffa, lo spunto per far scrivere a maria teresa meli o a claudio tito un articolo di retroscena.
        facciamo l’ipotesi che domani intervistino bersani. parla mezz’ora della scuola e dei suoi problemi nei termini che dici tu. poi alla fine ci scappa la domanda sulle alleanze. secondo te, su cosa sarà il titolo il giorno dopo? ecco perché dico che l’unica è una moratoria: ti fanno una domanda di quel tipo lì? non rispondi proprio.

  2. Pingback: Champ's Version

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