Credibilità Generale e Credibilità Ristretta

Come promesso ieri, vado ad illustrare le teorie sulla credibilità che ho elaborato ad uso e consumo dei miei venticinque lettori, sistematizzando alcune riflessioni già fatte anche su questo blog; le ho chiamate Teoria della Credibilità Generale e della Credibilità Ristretta. Ovviamente il riferimento alle più nobili teorie di Albert Einstein (che spero abbia pietà di me) è solo per ragioni di assonanza.

La Teoria della Credibilità Generale è stata sufficientemente sviluppata in questi anni. Essa attiene infatti a quel discorso fatto tante volte della inadeguatezza. Ciò che rende poco credibili i “perpetui” che ancora governano il Partito Democratico e il Paese è il fatto che il loro essere unfit ormai si percepisce ad occhio nudo. E attenzione, non è solo un problema anagrafico. Lo è unicamente nella misura in cui, riprendendo un felice saggio di Alessandro Baricco, per comprendere i “nuovi barbari” che abitano il nostro tempo e dunque parlare loro bisogna essere un po’ “barbari”. Ma l’inadeguatezza di chi guida oggi il Pd (ma sarebbe giusto dire il Paese) prescinde dalla loro età. È figlia innanzi tutto del fatto che sono impossibilitati a fare l’operazione più necessaria di tutte, che purtroppo è di una difficoltà inaudita: cambiare punto di vista sulla realtà e assumere compiutamente il punto di vista del futuro. Essere di sinistra è “saper guardare agli altri nel futuro”, disse un giorno Vittorio Foa. E l’assenza di una concezione di futuro che vada oltre la prossima fondamentale scadenza parlamentare o elettorale è ciò che rende inadeguati i perpetui e i loro “giovani” emuli.

La Teoria della Credibilità Ristretta invece riguarda gli specifici temi (ciascun tema: dal Lavoro al Federalismo, passando per il Fisco, la Green Economy e tutto il resto). Per ragioni ovvie, procederò con l’illustrazione, parlando di ciò che conosco: le proposte del Pd sulla scuola (con un piccolo excursus nell’attualità del recente dibattito parlamentare). Le proposte del Pd sulla scuola ci sono e sono reperibili on-line. Per vincere la diffidenza dei media e dell’opinione pubblica il Pd dovrebbe “usare” queste proposte per guadagnare fiducia e consenso, ma questi sono figli proprio della credibilità, che a sua volta si conquista con la costanza e la coerenza. La coerenza: non è possibile fare i riformisti nei convegni e gli arruffapopoli davanti ai provveditorati; non è possibile votare contro un articolo di una legge che ha scritto un tuo Senatore (Ignazio Marino, parlo dell’Art. 18 del DDL Università), giustificandosi dicendo: “Debbo dire che – anche se condividiamo il contenuto dell’articolo 18, che, sicuramente, è stato condiviso anche al Senato – tuttavia riteniamo che questo disegno di legge non ha avuto lo spazio sufficiente di discussione e non ci ha permesso veramente di esprimere i nostri principi”. Dove sta la coerenza?

Credibilità vuole inoltre che non si ricorra mai a formule rituali per spiegare come reperire le risorse necessarie a realizzare ciò che proponiamo. Basta con frasi tipo “si compri un cacciabombardiere in meno!”, “si lotti contro l’evasione fiscale!”. Credibilità vuole che un partito non nasconda la testa sotto la sabbia di fronte alle inefficienze e le storture del sistema scolastico. Il sistema è diseguale e questa diseguaglianza penalizza soprattutto gli ultimi. E poiché la scuola era inefficiente e diseguale anche prima dell’arrivo di Gelmini, non si può pensare di essere credibili se le si addossano le responsabilità di ogni male. Credibilità vuole infine il massimo del rigore e dell’intransigenza nella individuazione delle responsabilità puntuali di ogni Ministro pro-tempore. Non mancano peraltro le critiche specifiche da fare a Gelmini: i tagli indiscriminati, il fumo negli occhi dei grembiulini e della condotta, l’aver predicato bene su merito e autonomia delle scuole per poi razzolare malissimo. Come ha fatto notare qualche settimana fa un editoriale di La Spina, hanno preteso di ribaltare il paradigma riformista trasformandolo da “riformare per tagliare” in “tagliare per riformare”: non funziona!

Conquistata la credibilità (e ci vogliono costanza e coerenza, lo ripeto) il Pd potrà provare a convincere chi a scuola ci va o ci manda i propri figli del fatto che propone le soluzioni giuste per i loro problemi. Per farlo non servono comizi che convincono solo chi non ha bisogno di essere convinto: bisogna dimostrare a un sempre maggior numero di persone che quella di chi disegna un Pd senza idee e tutto arroccato in difesa è una caricatura.

Per quel che riguarda l’editoriale dal quale sono partito, la cosa che più mi preoccupa ai fini della sopravvivenza del Pd è che chi chiede un “cambio di passo” lo faccia con argomenti tutti riconducibili alla Teoria della Credibilità Generale, mentre a chi è fuori dal Pd (in modo esplicito tra chi si occupa di politica, a livello di percezione tra le persone comuni), interessa molto di più la Credibilità Ristretta, quella sulle cose (sarebbe più giusto definirla Credibilità Puntuale, in senso matematico, ma non solo). Le due Teorie vanno applicate insieme: la non applicazione di una rende inutile l’applicazione dell’altra: non salverà il Pd né un ricambio dei dirigenti purché sia, né la coerenza riformatrice impersonata da chi ha già vissuto troppe stagioni; è nella saldatura di queste due “missioni” che va cercato il suo futuro.

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11 comments

  1. Ho apprezzato molto sia il post di ieri che quello di oggi. condivido l’impostazione e lo spirito, mi sento così vicino alle tue affermazioni che inizio a preccuparmi di ritrovarmi mezzo bersaniano come te :)

    Una post-illa. La comunicazione è un aspetto palese dello scollamento tra testa e cuore del partito.
    I nostri leader sono proprio incapaci di parlare la lingua delle persone normali, barbari e non barbari.
    Sei stato più incisivo tu in questo post con una issue come:
    Gelmini = non “riformare per tagliare” ma “tagliare per riformare”

    Che non Bersani in decine di farfugliamenti televisvi sul tema.

    Chiaro che Veltroni era meglio di Bersani da questo punto di vista, ma il problema c’era fin dall’inizio. C’era perché loro hanno tutti la stessa idea di comunicazione: trasferire dei messaggi dal vertice alla base.
    Ma la comunicazione (politica e non solo), semmai ha davvero funzionato così, oggi prevede altro. Ci vuole una adesione totale tra ciò che mostri (con le azioni e con igesti) e ciò che dici.
    Quello che il pornano è riuscito a fare in questi anni per esempio. Perché, qualsiasi giudizio ne possiamo dare, resta il fatto vero: lui crede in quello che dice. O almeno questa è la percezione che offre, quello che alle persone arriva.
    B è credibile per il suo elettorato, perché risponde alle attese, perché comunica non solo dati e informazioni ma sogni (che per noi sono incubi), pulsioni, desideri.
    (scusa per la lunghezza del commento)

  2. Sottoscrivo tutto. Aggiungerei la nota formula matematica della teoria della credibilità :
    E = m c^2
    E= Esito Elettorale
    m= mobilitazione di massa
    C = credibilità

  3. condivido tutto pure io. bravo Marco, hai offerto ottimi spunti di riflessione.
    una postilla, riallacciandomi al commento di Marco D. Ci sono leader politici che hanno costruito la propria credibilità proprio utilizzando frasi come “un cacciabombardiere in meno”. e secondo me, come dice Marco D., comunicano sogni, passioni e desideri: cosa che il PD non fa.

  4. Bravo!
    Finalmente leggo un ragionamento in cui età e voglia di cambiare non sono in corrispondenza biunivoca! Può accadere, spesso, ma non necessariamente. Non è rottamando che si esce dalla crisi di inadeguatezza, ma cambiando prospettiva, guardando con gli occhi degli altri. Chi insegna ( non chi lavora nella scuola e basta! ) sa che se vede “il problema” con gli occhi di un ragazzo molte affermazioni perdono la loro ovvietà. Bisogna scendere dalla cattedra e sedersi con quel ragazzo per ragionare con lui, per capire cosa non capisce, bisogna ascoltare le sue osservazioni e solo alla fine affrontare e risolvere veramente il problema.
    Grazie per aver proposto una riflessione sulla credibilità (che condivido) e che aiuta pensare^^

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