L’intervista di Bersani. Ovvero di Primarie e Coalizioni

L’intervista di Bersani a Repubblica, com’era prevedibile e com’è giusto, ha scatenato molte reazioni. Dirò unilmente la mia, dividendo il ragionamento in due. La prima parte riguarda le Primarie, la seconda le alleanze: sono questi i punti fondamentali toccati dall’intervista e credo sia più corretto affrontarli separatamente.

Primo punto, le Primarie. Nella sostanza Bersani dice che è disposto a metterle da parte se questo serve ad allargare la coalizione per battere Berlusconi (“in nome di una strategia che chiede a ogni forza politica di non peccare di egoismo e di dare qualcosa, siamo pronti a mettere in discussione anche i nostri strumenti”) e poi aggiunge:

Poi c’è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle.

Io invece la penso così. A differenza di altri difensori delle Primarie non penso siano parte della costituency del Pd e dunque non mi sognerei mai di affermare cose tipo “senza le Primarie il Pd è morto” (peraltro oggi sta messo malino nonostante le Primarie si facciano ormai anche per decidere l’usciere di Sant’Andrea delle Fratte). Le reputo però uno strumento importante e utile e continuerò a difenderle fino a quando penserò che siano il modo migliore per scegliere un candidato (se non pensassimo questo saremmo dei pazzi ad affidarci ad esse, giusto?).

Detto questo, mentre sono disposto ad accettare una messa in discussione delle primarie per le politiche (e anche per le regionali in determinate condizioni) se la cosa fosse utile ad allargare l’alleanza (vedi dopo cosa intendo per “alleanza”), trovo assurdo aprire ora il dibattito sulle Primarie per le Amministrative. Per una ragione di opportunità (le macchine si sono già messe in moto e sembrerebbe ciò che è, ovvero una marcia indietro per paura di perdere), ma soprattutto perché non ne abbiamo bisogno. La dico così: se UDC o IDV ci dicono che non vogliono partecipare alle primarie per il Sindaco (a Milano ad esempio IDV non ha partecipato) accetto il rischio, le faccio comunque e il candidato che vince si assumerà l’onere di provare ad allargare la coalizione. Se ci riesce meglio, altrimenti amen. Ho comunque il secondo turno per provare a recuperare almeno i loro elettori.

Piccola precisazione finale in risposta a chi fa del sarcasmo sulla risposta bersaniana. Formulata come l’ha formulata Bersani (in particolare la scelta di quel verbo “inibire”) effettivamente è ambigua, ma sfatiamo anche un mito: non è affatto vero che le Primarie necessariamente favoriscano “rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile”. La storia delle primarie milanesi ad esempio ha dimostrato che la società civile, quella vera, si è tenuta ben lontana dai nostri gazebo. E non era nemmeno il 26 dicembre e quindi dubito siano andati tutti al cinema.

Secondo punto, la coalizione. Su questo mi sembra che la linea sia la stessa di fine Agosto (ma anche qui il Segretario è stato poco chiaro). Cambiano le formule, non si parla di Nuovo Ulivo, ma la ciccia mi sembra la stessa: alleanza stretta con SEL e IDV (magari con un soggetto unitario) che propone un accordo con il cosiddetto Terzo Polo. Su questo io la penso più o meno come il D’Alema  (posso nominarlo senza essere insultato a prescindere?) di un articolo su Europa di qualche giorno fa:

Noi abbiamo la nostra proposta, siamo la forza più grande: non siamo noi a dover scegliere gli altri, sono gli altri a dover decidere se allearsi con noi. Noi siamo il perno di questa alleanza larga. E non lo dico per arroganza, ma per dimensioni: è una legge fisica che il corpo più grande esercita una forza d’attrazione sui più piccoli, sarebbe la prima volta nella storia della fisica se i più grandi venissero attratti dai più piccoli.

La chiamavano una volta “vocazione maggioritaria” (spero che a questo punto non mi insulti D’Alema). Ovviamente continuo a pensare che tutta questa ossessione per le alleanze sia pericolosa e che il  nodo debba essere la proposta politica. Come ho già scritto:

Compito del Pd dovrebbe invece essere quella di aumentare il proprio consenso e aumentarlo sulla base delle proprie proposte; per poi “accettare” eventuali alleanze non per ragionamenti astratti (siano essi tattici o strategici), ma sulla base della distanza maggiore o minore da quella piattaforma.

Pippo Civati in un post per altri versi assai poco condivisibile (parlo per me ovviamente), la dice – lui molto più dalemianamente di me – così:

Lo «schema Puglia», che qualcuno rivendica con orgoglio (!), ci ricorda che per vincere bisogna disarticolare le destre. Se il Terzo polo si costituirà e si vorrà presentare alle elezioni, sarà una buona notizia. Se vorrà venire con noi (cosa di cui è lecito dubitare), facciamo in modo che siano loro a chiedercelo, alla fine, e non noi, all’inizio, mettendoci in una posizione ancillare che sconfessa le stesse ragioni per cui il Pd è stato concepito. E valutiamo se questa alleanza risponde all’esigenza di cambiamento che dovrebbe essere la nostra unica ragione di vita.

Ricordandoci che lo “schema Puglia”, di cui Massimo D’Alema è il principale artefice, non ci dispiacerebbe affatto. Se ci si può alleare con il Terzo Polo bene, altrimenti si lavori perché una Poli Bortone qualsiasi (meglio se autorevole sul piano nazionale quanto lei su quello pugliese) vada a “rompere le scatole” nel campo avverso.

Un’ultima notazione. Se la “linea” è questa, per perseguirla non si può mettere in bocca al Segretario ciò che non ha detto. Non ha detto ad esempio che vuole allearsi con Casini al posto di Vendola. E se la “linea” è questa, mi piacerebbe si rispondesse a Di Pietro che affermazioni come decidano: o con Casini o con noi e Vendola” sono irricevibili e irresponsabili. E anche un po’ puerili, ma a questo Di Pietro ci ha abituato.

UPDATE: mi accorgo ora che sul sito del Pd c’è una video intervista a Bersani che corregge il tiro (o meglio: specifica alcuni passaggi in modo più chiaro); il fatto stesso che ci sia questa necessità è secondo me un pezzo del problema. Nel merito della proposta mi sembra che sulle primarie si rimandi ad una generica discussione sulle regole (cosa che già aveva detto mille volte) e sulle alleanze esprima concetti molto simili a quelli proposti qui (e – prima, ovviamente –  da D’Alema, Civati…)

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28 comments

  1. Condivido tutto, tranne che sulla coalizione l’ipotesi sia “alleanza stretta con SEL e IDV (magari con un soggetto unitario) che propone un accordo con il cosiddetto Terzo Polo”. Altrimenti le risposte a Di Pietro sarebbero state di maggiore disponibilità.
    L’ipotesi mi sembra piuttosto quella di un PD che in un cartello il più largo possibile verso le due ali, si collochi al centro, per conto proprio.

  2. Marco, puo’ anche darsi che Bersani sia un novello Fra’ Inteso, ma non credo che questo sia un problema minore rispetto a una strategia ondivaga e a mio parere perdente sia perche’ Fini e Casini non hanno alcuna intenzione di suicidarsi, sia perche’ una alleanza Terzo Polo+PD non e’ che possa avere piu’ chanche di vittoria rispetto al PD+IDV+SeL, anzi secondo me ne avra’ anche di meno.
    La grande alleanza da Vendola a Tremaglia non mi pare realizzabile, soprattutto perche’ mancano persone autorevoli e credibili che la possano mettere in piedi

    Alla fine, la cosa triste, e’ che arriveremo all’alleanza Pd+IdV+Sel controvoglia e come ultima opzione, e verremo saccheggiati da DiPietro e Vendola, perche’ i nostri elettori – i pochi che rimarranno – ste cose le capiscono e ci bastoneranno – giustamente –

    1. concordo abbastanza. io però non credo di aver detto (e certamente non lo penso) che Bersani sia stato frainteso. pensa sia stato ambiguo. E ha pagato la sua ambiguità.
      Tanto ambiguo che poi ha dovuto rilasciare la seconda intervista a sky e al sito pd

      1. Marco, e’ dal congresso che Bersani e’ ambiguo quasi su tutto e in particolar modo sulle primarie.
        I bersaniani no, sulle primarie non sono ambigui, le vogliono eleiminare, tout court, perche’ loro voglio “vincere”, qualunque cosa questo significhi.
        Almeno avessero le palle – i sostenitori e il segretario – per dirlo chiaramente, invece di uscirsene con proposte “riformiste”

        1. Ti sbagli. La mozione congressuale sulle primarie chiarissima (il pd partecipa a primarie di coalizione con un proprio candidato; se non cambia la legge elettorale, candidati scelti con le primarie).

          Quanto ai bersaniani, lo sono anch’io e non sono per abolirle :-)

        2. Marco, io nel mio piccolo, come rappresentante della mozione Marino, nel mio piccolo, mi son girato 3 congressi di sezione. I bersaniani, che intervenivano a fiotti, erano i compagni delle 2 P. Il Partito con la P maiuscola, e le primarie con la p minuscola, ma piu’ minuscola che non si puo’. Ed erano tutti insofferenti verso tale strumento. E ti dico che avro’ collezionato almeno una trentina di interventi simili. Bersani e’ di certo molto piu’ a favore delle primarie dei suoi sostenitori – tranne tu che mi pari una mosca bianca, e non solo per questo – pero’ anche lui continua a dire e a non dire, sempre sul filo, senza aver le palle di esplicitare una linea politica chiara. Tant’e’ che sul web e’ stato massacrato, su facebook, come sul sito del PD.

  3. Marco, non è colpa mia, ma Bersani ha utilizzato “inibire”. È il segretario di un partito e specialmente sui temi caldi bisogna essere precisi. Io sono convinto che l’abbia fatto apposta. Per quanto riguarda la partecipazione della società civile, non basarti su un unico caso (ammesso che tu abbia la certezza che sia andata così). Pensa piuttosto che, ad esempio, per le primarie di Prodi nel 2005, di Veltroni nel 2007 e per quelle di Vendola in Puglia la società civile c’era.

    1. infatti è colpa sua :-) sul fatto che le primarie non stiano più funzionando come metodo di coinvolgimento della “società civile” resto convinto della mia opinione. e ti condiglierei un supplemento di indagine sulla partecipazione a quelle pugliesi

  4. Io l’invervista non l’ho letta. Mi sorprende non poco pero’ constatare che nelle disquisizioni trovano posto primarie e alleanze. Programma e Obbiettivi no. Desumo perche’ Bersani non ne ha parlato. Giusto?

      1. Ho letto l’intervista. Francamente la trovo terribille, sia nelle domande che nelle risposte. Se uno si chiede: cosa vogliamo fare per essere ricordati, le risposte di Bersani sono “aria fritta”, roba gia’ sentita mille volte. La cosa sconcertante e’ che dall’intervista pare che all’intervistatore nemmeno importi. Due terzi delle domande sono su alleanze, strategia politica, candidature e tutte quelle cose che fanno la felicita’ dei politologi del bar sport che mi ricordano il 5-5-5 di Cana’. La risposta poi mi sembra chiara: se non possiamo ottenere un governo tecnico, lo presentiamo alle elezioni con la coalizione del “tutti contro Silvio”. Entusiasmante, davvero.

  5. Se è la tua interpretazione è vera ne sono felice e sono d’accordo con te. Se la tua interpretazione è il tuo pensiero ed è diventata giusta grazie alla reazione di massa, sono contento lo stesso. Lo dissi a proposito del caso Vendola e lo ripeto ora: il nostro è l’unico partito in cui la base può imporre una decisione ai dirigenti. Perché siamo democratici davvero, non per finta. E di questo io vado fiero.
    Però dissento su un punto: se un partito decide una cosa a Maggio in linea con quanto il segretario vincente ha proposto nella sua mozione, poi quella cosa non la si ridiscute a dicembre. Se no davvero diamo l’impressione che la nostra parola non vale nulla.

    1. la mia non voleva essere un’interpretazione ma un’analisi ragionata (consentimi: un po’ più ragionata di quelle che ho letto in giro).
      la parte sulla quale dissenti sinceramente non l’ho capita: a cosa ti riferisci?

  6. Quello su cui non saremo mai d’accordo, mi sembra, è che tu consideri le primarie uno “strumento”, io un “metodo”.
    Gli strumenti si cambiano in ragione della loro utilità e profitto.
    I metodi sono un approccio alla realtà in base a un sentire e a un credere.
    Forse esagero, o forse sottavaluti tu. Chi lo sa. io però trovo che l’insofferenza strutturale per le primarie di personaggi, ormai parodistici come D’Alema , si confermi una buona misura dello stato delle cose.

  7. Caro champ

    Possiamo ragionare finché ti pare (anche se non mi pare si stia decidendo dell’ultimo usciere)…ma immagina un governo in cui comparirebbero, a puro titolo esemplificativo:

    Casini premier

    Fini ministro dell’interno

    Cesa ministro, chessò, della giustizia

    Giovanardi politiche giovanili

    Buttiglione qualche ministero senza portafoglio

    Sono esempi, ipotesi, ma di quanto posso sbagliarmi? E soprattutto: perché devo votare pd per ritrovarmi ‘sta gente tra i piedi? A quel punto voto i partiti loro!

    Faccio un’altra riflessione, partendo da una cosa che i dirigenti, stupidamente, ripetono stesso: “Ma l’Italia è un Paese di destra!”.

    Beh, allora, se la maggioranza degli Italiani sono di destra, lasciamo che governi la destra, se la democrazia ha un qualche significato. Io vorrei una sinistra maggioranza, non una una sinistra minoranza di governo.

    Per quanto riguarda lo “schema Puglia” D’Alema non è l’artefice di niente, e non capisco come puoi dire una cosa del genere: Vendola, dopo aver vinto un primo mandato contro di lui, lo ha poi stracciato 80-20 alle ultime primarie, andando a vincere contro una destra formata da Berlusconiani e Terzo Polo a dispetto dei desiderata di D’Alema. Che meriti abbia D’Alema in tutto questo, io non lo so.

    1. La prima parte del commento non è rivolta a me (io ho proposto altro). Sulla puglia, togliti il salame del pregiudizio dagli occhi e poi vai a controllare i risultati: vendola (dopo aver governato 5 anni, ma non voglio infierire) non ha preso la maggioranza assoluta e ha vinto solo perchè c’era un terzo polo (ops). Questo è lo schema puglia ed è riconosciuto da tutti (perfino da civati, anche se non lo cita per non dover passare il tempo a tranquillizzare i suoi commentatori) che è lo schema più auspicabile e che la maggiore sponda per la candidatura poli-bortone come subordine ad una a candidatura pd si chiama massimo d’alema.la realtà ha tanti difetti (per esempio smonta i pregiudizi e questo può essere doloroso), ma anche un pregio enorme: è verificabile

      1. Champ, sii piu’ gentile pero’. Si’, e’ vero, per la prima parte ho frainteso quel che volevi dire.

        Se il candidato di D’Alema (quello che aveva gia’ perso le primarie una volta, non mi ricordo come si chiama) avesse vinto, l’UDC non avrebbe appoggiato la Poli Bortone, bensi’ il candidato di D’Alema. Non ci sarebbe stata la divisione PDL/terzo polo nel campo avverso, bensi’ una semplice contrapposizione PD-UDC vs PDL. Per ovvie ragioni, non si puo’ neanche dire che sia stato D’Alema a fomentare lo scisma UDC-PDL in Puglia. Sarebbe andata ancora meglio con lo schema D’Alema? Chissa’. Pero’ rimane il fatto che non e’ D’Alema l’eminenza grigia dietro quello stato di cose.

        1. Scusa i toni. D’Alema non mi piace per l’eccesso di tatticismo, ma questa volta ha avuto ragione lui. L’unica possibilità per vincere in puglia era spaccare il centrodestra. Chi ha lavorato per spaccarlo è stato il pd con una strategia decisa da d’alema e che nella sua testa era win-win.

          Ma a prescindere dal fatto che lo fosse veramente win-win è comunque la tattica che tutti auspicano per le politiche. E questo si chiama “schema puglia”.

        2. Io continuo a non vedere come D’Alema sia responsabile per la spaccatura all’interno del centrodestra (mentre gli era riuscito di spaccare il centrosinistra coinvolgendo Emiliano), ma non voglio essere insistente.

        3. d’alema ha convinto casini ad appoggiare un candidato pd (boccia o – meglio – emiliano) in cambio dello scalpo di vendola. e questo ha portato il pdl a chiudere con il polo centrista (bastava candidassero fitto o la poli bortone stessa) e favorire la vittoria di vendola
          ovviamente la vittoria di vendola (alle regionali, non alle primarie) era il piano b di d’alema, ma comunque era uno scenario contemplato del quale si discuteva pubblicamente.

          quanto al voler dividere il centrosinistra, non possiamo chiedere le primarie (come metodo o come strumento) e poi pretendere che si candidino solo quelli che ci piacciono di più :-)

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