Il paradosso apparente dei sette Samurai

Con la consueta ironia, F. rispolvera la vecchia rubrica di Paterlini e “traduce” la lettera dei sette samurai “prodiani” a Bersani, pubblicata dal Corriere della Sera di oggi.

In quel post si scherza sul fatto che Parisi & Co. hanno deciso di ufficializzare una propria corrente (corrente che esiste da tempo e grazie alla quale i sette siedono in Parlamento) per protestare contro la nascita delle correnti. Mi permetto di aggiungere che la cosa apparentemente ha qualcosa di ancora più paradossale (avevo scritto “ridicolo”, ma è Natale e a Natale – si sa – siamo tutti più buoni). Saremmo infatti all’assurdo degno del miglior Beckett: normalmente lettere così le scrivono gruppi che passano dalla “maggioranza” interna all'”opposizione” interna, ma i sette non sono certo in maggioranza.

Perché scrivo “paradosso apparente”? Qual è in realtà il senso? Presto detto: dopo l’ingresso di Fassino e Franceschini in maggioranza, oggi la “minoranza” è composta dalla ex mozione Marino, dai prodiani (i sette Samurai parisiani, appunto) e da Movimento Democratico; quest’ultima però è l’unica componente organizzata e con peso politico, visto che i mariniani sono scomparsi dal panorama politico e i parisiani sono residuali.

Bene, le solite fonti bene informate, sostengono che nella prossima Direzione Nazionale Movimento Democratico esprimerà sostegno (o in subordine non contrarietà) alla linea del Segretario. Nè potrebbe essere diversamente, dato che la tesi di chi scrive su questo blog è che linea del Segretario sia ormai sostanzialmente identica a quella di Veltroni.

La letterina è dunque un posizionamento interno preventivo (e qui si dovrebbe aprire una parentesi su quanto i cantori delle nuove forme del fare politica ricorrano – molto più dei “vecchi” – a riti e pratiche giurassiche). I sette si candidano a rappresentare la nuova minoranza interna: ammesso e non concesso che vengano tutti a tutte le riunioni (e che tutti abbiano diritto di voto), rappresentano circa il 3%.

E questo è veramente un bel paradosso, dato che il Pd non è esattamente un partito in ottima salute. Si torna alla questione già posta qui alcune settimane fa: possibile che non ci sia una terza via tra rottamatori e giovani turchi?

Siccome il fatto che la ruota giri non è una concessione di Bersani, ma una legge di natura, potranno succedere nel medio periodo due cose: o qualcuno emergerà anche nell’area attualmente scoperta e lancerà la sfida dell’innovazione non solo delle forme, ma anche della sostanza (in quel caso molti di quanti erano a Firenze secondo me potrebbero essere conquistati alla causa), oppure la prossima scelta sarà tra un “giovane turco” e un “rottamatore”. Niente di male, ovviamente. L’importante è che si sappia.

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4 comments

  1. Non mi lancio in complicate risposte. Mi limito a dire che nella lettera non è la critica alle correnti il punto ma la sparizione dei luoghi del confronto politico. La fine della scena a favore del retroscena.

    1. ok, concedo. e aggiungo anche che la critica che tu evidenzi la condivido.

      ma resta il fatto che una minoranza che annuncia che passerà in minoranza è un’assurdità. e siccome Parisi è uomo intelligente ribadisco che il motivo della lettera è a mio avviso quello che ho provato ad indicare: un posizionamento preventivo in previsione dello spappolamento dell’unica minoranza organizzata attualmente esistente.

  2. @Gdg
    “la sparizione dei luoghi del confronto politico” è soltanto una scusa, dài.
    al di là della visione diversa sulle alleanze (a parisi non va bene niente di tutto ciò che non propone lui) e sulle primarie, io vorrei ancora capire quale contributo possono dare parisi e la sua pattuglia sugli argomenti concreti che riguardano la vita di noi cittadini: sul fisco è d’accordo con la proposta ufficiale del pd oppure no? sul nucleare? sulla scuola? in due anni e mezzo, di parisi, ricordo solamente interviste e interventi critici sulle alleanze, sulle primarie, sui “luoghi del confronto politico”, sull’autocritica da fare dopo una sconfitta elettorale (avessimo ascoltato luii, avremmo passato il nostro tempo in interminabili riunioni di partito a batterci il petto e dire “abbiamo sbagliato qui” “abbiamo sbagliato là”), ma mai – eccetto la richiesta di aumentare le spese militari – contributi forti o interessanti su questioni vere.

  3. @champE
    capisco l’argomento che sollevi e mi dai da ragionare sulla vicenda veltroniana. Direi che si annuncia che da minoranza osservante delle liturgie si passa a minoranza non osservante. Molto più chiaro comunque è stato l’intervento di Parisi a Orvieto che ti indico ( http://www.arturoparisi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=5125&sid=53 ).

    @nonunacosaseria
    è chiaro che Parisi ha fatto del “metodo” il suo punto di riconoscibilità e se vogliamo di contributo al percorso del partito democratico. Questo tipo di approccio crea anche la difficoltà di capire dove voglia andare a parare ma è, secondo me, la radice dei nostri problemi. Quale posizione oggi presa dal PD potrebbe avere quella legittimità forte che ci si aspetterebbe da un partito che ha attraversato un processo di selezione così lungo e articolato?

    Sulla lettura, mi sembra, “tatticista” che tu dai, mi sento di suggerire che i comportamenti politici vadano sempre guardati nella serie di posizioni che gli attori prendono e riguardando quelle di Parisi direi che l’ossessione della visibilità non è tra le sue corde e penso, per esempio, alla scelta di non costituire una corrente nella margherita.

    Forse è vero che la continua richiesta di riflessione sugli errori non fa procedere in avanti la costruzione di un’alternativa ma è anche vero che il PD si è distinto per correre dalla parte opposta della forbice, sia con Veltroni che oggi con Bersani. Sarà ripetitivo ma almeno è coerente.

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