Il Nucleare, lo Statuto dei Lavoratori e la volontà popolare

Uno degli argomenti usati contro il ritorno al nucleare è che la scelta di abbandonarlo è stata fatta da un referendum nel 1987. Si potrebbero dire molte cose su quel referendum: è passato quasi un quarto di secolo da quando si è svolto, il disastro di Chernobyl era stato solo l’anno prima e cose così. Ma non è questo il punto che mi interessa sviluppare qui.

La cosa che mi ha colpito è che chi utilizza questo argomento, di solito aggiunge che tornare indietro su quella scelta sarebbe un attacco alla democrazia, un mancato rispetto della volontà popolare. Sappiano, questi signori, che l’attuale formulazione dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori (quella recepita dall’accordo per Mirafiori, che la Fiom considera l’anticamera del fascismo, quella che tutti – perfino il perfido Ichino – dichiarano di voler superare) non è quella voluta dal legislatore, ma quella uscita da un referendum del 1995, referendum assai più recente quindi di quello sul nucleare. Essa è dunque figlia della volontà popolare almeno quanto il no al nucleare. Sempre che non si pensi che la volontà popolare vada rispettata solo quando ci fa comodo.

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