Parafrasando Raf: io non le voglio, le pretendo

Le dimissioni di Silvio Berlusconi si devono pretendere e ottenere: e un paese che le pretenda è ancora più auspicabile di un paese che le ottenga.

da Il Post

Devo dire che il punto è proprio questo: il paese che fa? Per una volta non me ne frega molto di cosa fa il Pd, di cosa fanno le altre parti politiche, di cosa fanno i cosiddetti corpi intermedi. La cosa sulla quale chi fa politica ha il dovere di interrogarsi in queste ore è: dov’è il paese? Inutile evocare l’intervento di Napolitano o di Ratzinger: non è loro compito e sarebbe un’ingerenza inaudita (in particolare quella del secondo), ma soprattutto è il fatto stesso che si cerchi altrove la forza per cacciarlo la vera vittoria di Berlusconi. Senza una nazione che si ribella a tutto questo, nemmeno il Principale di Benedetto XVI basterebbe a liberarcene.

Si abusa spesso della formula retorica “in momenti come questi ciascuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità”, ma mi sembra che utilizzarla in questo momento della storia italiana sia tutto fuorché retorico. Vorrei un’Italia che riscoprisse una vecchia canzonetta di Raf e si mettesse a cantare all’unisono: ti pretendo.

In nome dell’amore per l’Italia. Se c’è.

Ti pretendo in nome dell’amore se c’è,
io non ti voglio ti pretendo
in nome dell’amore se c’è
io non ti voglio ti pretendo
ti pretendo è troppo il mio bisogno di te
io non ti voglio ti pretendo

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