Incapace o inadeguata?

Ma Giulia, a questo punto, si mette a piangere. A dirotto. Tutti gli altri alunni guardano le sue lacrime, poi me, poi le sue lacrime, poi di nuovo me. Io mi avvicino al banco di Giulia, le faccio una piccola carezza sulla testa, le dico: «Cosa c’è, Giulia?» Lei, piangendo: «Io non ce la faccio, qui sono tutti dei “cervelli”, sono tutti intelligenti, io invece non capisco niente, non sarò mai brava come loro…»

Così Lo Scorfano descrive la reazione di una sua alunna (Prima Liceo Scientifico) ad una interrogazione andata male. E aggiunge che a suo avviso questa del “io non capisco niente, io non sono capace” sia una scusa bella e buona. Concordo sul fatto che sia una scusa, ma ho aggiunto da lui una riflessione per “allargare il ragionamento”, che riporto anche qui.

Io non so se quanto scriverò vale effettivamente per Giulia (non la conosco), ma vale certamente per centinaia di altre Giulia in giro per lo Stivale. Vorrei si prendesse in considerazione l’ipotesi che quel suo “non sono capace” possa significare altro, oltre che una giustificazione perché non sa dove vivevano i Fenici. Ha infatti ragione Lo Scorfano a far notare che per saperlo non necessita essere “dei cervelli”, basta studiare, ma io mi domando: perché dice proprio”non sono capace”? Tra tutte le scuse possibili (dalla più gettonata per le ragazze ai miei tempi “ho il ciclo”, fino alla più inverosimile e creativa “la mucca mi ha mangiato i libri”) lei sceglie “non sono capace”, che – proprio considerando che in fondo basta mandare a memoria una cartina geografica – assomiglia molto a “sono inadeguata”.

Quindi forse Giulia si sente inadeguata. E allora la domanda successiva diventa: perché Giulia ha scelto lo Scientifico se non fa per lei? Dov’era la sua famiglia quando Giulia ha scelto, dov’erano i suoi insegnanti delle medie (e non tiratemi fuori il consiglio orientativo per favore), dove il sistema scolastico nel suo complesso? Perché l’Istituzione scuola lo scopre il 20 gennaio che lei si sente inadeguata e probabilmente lo è? E lo fa “per caso”, solo perché Giulia incontra un professore che decide di parlarle, fare molto di più di quanto la scuola gli chieda di fare. Che poi quest’ultima considerazione è una tragedia, ma non voglio aprire un altro argomento discutendo di cosa rientri negli obblighi di un professore.

Le domande sono tante e tante quindi le risposte (anche più di una per domanda, tra l’altro): c’è una classe dirigente che pensa (e una società che percepisce) che l’unica scuola sia il Liceo, il resto è fuffa; c’è un sistema che non fa orientamento e non prevede meccanismi di correzione degli eventuali errori (riorientamento, “passerelle”… ci sono scuole che lo fanno, certo, ma con risorse proprie e quindi come possono e quando possono) e via enucleando. C’è una sinistra ideologica che preferisce che Giulia si faccia bocciare in Prima Liceo e Maria o Ahmed al primo anno di professionale, e poi magari anche l’anno dopo, piuttosto che prendere in considerazione il fatto che possano svolgere l’obbligo in percorsi di alternanza scuola lavoro.

E poi ci domandiamo perché nel primo biennio delle superiori (scuola dell’obbligo, lo ricordo ai non addetti) si boccia con tassi che arrivano al 50%. E ci scandalizziamo appena una statistica ci ricorda che un italiano su cinque esce dal sistema di istruzione e formazione senza nemmeno una qualifica. Appena ce lo ricorda la statistica e basta però, perché poi ricominciamo come se nulla fosse. E Giulia e Maria e Ahmned li lasciamo al loro destino quando compiono sedici anni.

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27 comments

  1. Marco se Giulia fosse stata in Terza Media e non in Prima Liceo e avesse detto le stesse cose “non sono capace”, avresti scritto lo stesso pezzo?

    1. ovviamente no visto che l’assunto è che in prima liceo non avrebbe dovuto andarci.

      Ma a Giulia in terza media un sistema che funziona risponde, “facendosene carico”, orientandola ad un percorso adeguato ecc. Sempre tenendo presente che comunque in terza media è già tardi, tu devi iniziare l’orientamento in seconda e ovviamente tenendo conto di cosa è successo in prima.

      1. qua non parliamo di orientamento: qua parliamo di una ragazzina che si sente, si sentirebbe in capace in terza media, in seconda, in quinta elementare.

        Se io insegnante/genitore vedo che il ragazzino ha delle potenzialita’ intellettive e lo mando al Liceo, se questo ha delle defaillance caratteriali che faccio? LO spedisco al professionale abbassando l’asticella o l’aiuto a slatare piu’ in alto? A me pare che tu dia la prima risposta, sulla quale non son d’accordo, ca va sans dire

        1. ma è proprio il pensiero sotteso al tuo ragionamento che non condivido: non ci sono asticelle da alzare o abbassare. non ci sono tipologie di scuola migliori di altre.

          questo modo di ragionare (un po’ classista) non può che produrre un sistema classista. E infatti la nostra scuola è profondamente classista.

        2. scusa Marco ma e’ il tuo l’approccio classista del “braccia rubate all’agricoltura”, tu dai per scontato che la ragazza non sia adeguata,
          io penso che se una persona non si sente adeguata sui Fenici non e’ scema e non deve cambiare la tipologia di scuola, ma deve essere aiutata a superare una difficolta’ che puo’ avere tanto sui Fenici che nella vita quotidiana.

        3. leggi anche le altre mie risposte, però. io NON penso (vedi risposta a gonnellino) che si senta inadeguata perché non sa i fenici, ma che si sente inadeguata al Liceo (peraltro ribadisco: su questo non c’è da discutere: ce lo conferma scorfano nei commenti sull’altro blog)

        4. Io credo che il metapapero abbia invece colto perfettamente nel segno.

          Può anche essere che la ragazzina abbia sbagliato scuola (magari si è iscritta per seguire un’amica, chi lo sa) ma non serve essere un genio per fare il liceo. Anzi, per dire, gli studenti del nautico se la ridono quando vedono la matematica che si fa al liceo.

          Ed è straevidente che non è un problema intellettuale quello evidenziato dal caso in questione, perché basta guardare una cartina per sapere dov’è la Fenicia. Il problema si ripeterebbe ovunque. La dovevano bocciare prima? Intanto sarebbe da chiedersi se ha avuto una buona istruzione. Poi chissà e chi se ne importa: ormai è lì.

          Il punto è: ‘sta ragazzina, la prossima volta, avrà modo e interesse a sapere dove sta la Fenicia o qualche altra civiltà antica o si ripeteranno queste scene patetiche (vere o finte è ininfluente)?

          Io, per esperienza e per naso, temo che succederà la seconda.

          Ampliando il discorso, poi, c’è da ricordare che il sistema di valutazione scolastica attuale, sopratutto quella orale, è balordissima. Serve ad umiliare invece che far crescere. E si vede.

          Anch’io in un corso classico con 36 (!) ore settimanali ho visto ragazze che proprio non ce la facevano. Ho dovuto rinunciare, ho accettato che cambiassero corso, ma non le ho mai usate per farci sociologia moralistica, che è quel che contesto allo Scorfano.

  2. Guarda, nemmeno io conosco Giulia, e magari posso anche crederci che la mamma la disturba ogni 4 secondi e non la fa studiare la cartina dei Fenici, ma in genere il “non sono capace”, per come la vedo io, è un “non ho voglia” che si illude di essere definitivo (ovvero, comunica all’insegnante: “le cose stanno così, io non farò un tubo più di quel che faccio, quindi potresti metterti l’animo in pace, commuoverti e darmi 6”). E le lacrime sono un modo (conscio o inconscio) come un altro che hanno i bambini (e dopo una certa età, mi spiace ammetterlo, le donne) per ricattare emotivamente chi non dà loro quello che vogliono.
    Il discorso sull’orientamento che fai tu è giustissimo, ma secondo me non molto attinente al caso, perché quale scuola superiore non prevede un esercizio mentale analogo all’impararsi quattro acche sui Fenici?
    Il problema è un altro: chi tra genitori e insegnanti, ha lasciato credere a Giulia che piagnucolando e dicendo “non sono capace” si sarebbe arrivati da qualche parte?
    Oggi sono stronza.

    1. mi sono spiegato male evidentemente: io penso che le non abbia studiato e basta (magari la mamma la disturba anche, ma è un dettaglio). Se avesse studiato avrebbe risposto alla domanda.
      Quello che io ho provato a dire è che una che dice “sono tutti cervelloni, io no” secondo me si sente inadeguata. E ho provato ad ipotizzare (perlatro lo scorfano da lui mi conferma che è così) che probabilmente non dovrebbe nemmeno starci in prima liceo.

      E da lì tutto il resto

      1. Ma una che si sente inadeguata perché non sa dire due cose sui Fenici (ché almeno la cartina dovrebbe averla vista alle elementari e poi ancora alle medie) dove vorresti metterla, allora?
        Mica è una che si sente inadeguata alla dimostrazione del teorema fondamentale dell’algebra…

        1. e ridaje: la mia tesi (che può essere ovviamente sbagliata) non è che si sente inadeguata perché non ha studiato i fenici, ma che si sente inadeguata per quella scuola (e questo è uno dei motivi per il quale non studia i fenici)

  3. Ho lasciato la mia risposta, per i 2 cent che vale, sul blog dello Scorfano.

    Se posso esprimermi con molta franchezza (e lo faccio perché sono stato molto franco anche nella risposta a lui), lo Scorfano ha scritto un sacco di fregnacce.

    Non si insegna così. Non si regalano i voti, e non si rinfacciano agli studenti le difficoltà come delle colpe. E’ distratta, è vanesia, è figlia di questo porco mondo infame?

    I professori stanno lì per metterci una pezza, non un sigillo.

  4. questa cosa del “non parlatemi del consiglio orientativo”, ti dirò, mi è andata un po’ di traverso. lavoro alle medie da 10 anni, so cosa si fa per stendere un consiglio orientativo – ovvio, so che ci sono consigli di classe che lo fanno con maggiore o minore cognizione di causa, ma pretendere che tutti gli insegnanti siano perfetti è come pretendere che lo siano tutti i medici, o tutti i parrucchieri – e so, purtroppo, che spesso il consiglio orientativo non viene minimamente preso in considerazione dalle famiglie, che sono pronte, in mezza giornata, a smontare il lavoro di autoconsapevolezza che si fa per mesi con certi ragazzi (potrei citarrti a memoria non so quanti casi) perché vogliono che il figlio faccia quella certa scuola – di solito il liceo.
    se seguito, il consiglio orientativo, nella maggior parte dei casi, serve – lo dico per esperienza, perchéspesso mi sono occupata di verificare gli esiti degli alunni passati alle superiori confrontandoli con i voti in uscita e i consigli orientativi: la percentuale di bocciati è mooolto maggiore tra coloro che non hanno seguito il c.o.

    1. Ti confermo che tutte le indagini confermano il tuo dato: l’ultima che ho visto riguarda brescia e il differenziale di bocciati tra chi segue e chi non segue il consiglio è di circa dieci punti.

      Il problema (dal mio punto di vista) del consiglio orientativo è che spesso viene fatto seguendo quella logica che denunciavo prima: quelli con i voti alti nei licei, i sufficiente veri nei tecnici, i sufficiente con calcio in culo nei professionali. Dopodiché siccome non penso che i voti vengano dati a capocchia (salvo casi singoli), se uno è nella categoria calcinculo e si iscrive allo scientifico “perché lo ha fatto papà e tu sei come papà tuo” o “perché lo fa sharon che ha due tette così”, molto probabilmente viene bocciato.

      Se viene fatto così può anche non portare alla bocciatura, ma è comunque sbagliato. Avrei dovuto fare il classico, mi iscrivono a un liceo delle scienze applicate, ma gari mi piglio fior di debiti in chimica e fisica, ma vengo promosso.

      La mia tesi è che tutto l’orientamento vada gestito diversamente (presa in carico da parte di un pool di soggetti dello studente in seconda media fino al superamento dell’obbligo) e debba coinvolgere tutti i soggetti. Perché l’altro limite del consiglio è che viene dato dalla scuola, ma non coinvolge (salvo rari casi) le famiglie e i ragazzi se non come soggetti passivi.

      Coinvolgere tutti i soggetti ci porterebbe tre vantaggi: 1) avremmo un consiglio basato su più dati e dunque forse diverso e – anche se uguale – più valido “scientificamente”; 2) sapremmo che il papà di Ugo – che ha 4 in matematica – vuole assolutamente mandarlo allo scientifico perché lo ha fatto lui, regolandoci di conseguenza, sapremmo i motivi per i quali Amilcare – che ha seguito con profitto il corsetto di Greco e Latino fatto dalla scuola – vuole assolutamente fare il geometra (o come diavolo si chiama adesso) 3) avremmo qualche probabilità in più che le famiglie e gli studenti sentendosi coinvolti seguano il consiglio.

      1. guarda, Marco, le scuole più “virtuose” in cui ho lavorato avevano progetti di orientamento che coinvolgevano anche soggetti esterni (ad esempio, per la somministrazione di test psicoattitudinali da confrontare con le valutazioni date dagli insegnanti); poi ci son altri problemi:
        1) è difficile far capire a ragazzi e genitori (e anche a qualche collega) che gli ITIS non sono scuole di serie B, ma che richiedono, ad esempio, delle buone basi tecnico-matematiche
        2) spesso è difficilissimo (come in tanti altri casi che risguardano la vita scolastica) coinvolgere le famiglie: molte sono convinte che la scelta della scuola superiore riguardi esclusivamente la famiglia, alcuni non vengono neppure a ritirare il consiglio orientativo, figuarti partecipare a riunioni o altro
        3) la “pubblicità” che molte scuole superiori si fanno per attirare l’utenza è spesso molto allettante e fuorviante per i ragazzi che partecipano a open days e mini stage, perché vedono solo laboratori e aule video e non vengono messi di fronte al reale impegno che quella scuola richiede.

  5. l’inadeguatezza di Giulia, strumentale o meno che sia, viene da lontano, dallo snodo cruciale(il passaggio da primaria a secondaria di primo grado) che è il ventre molle(meglio-peggio in realtà!-una delle parti molli del ventre) della scuola italiana. I tre anni di medie inferiori sono un corpo estraneo, trascurato e sottovalutato, che non riesce a indirizzare gli studenti in un momento critico non solo dal punto di vista scolastico. E limitare l’obbligo ai primi due anni di superiori senza un precedente riordino organico di tutto il ciclo di studi è l’ennesima violenza inflitta al sistema educativo nazionale. In questo senso, e non in quello che probabilemte intende lei , Giulia è più “vittima” che “vittimista”

    1. concordo, le medie sono il buco nero della scuola italiana. Del resto le statistiche PIRRLS e TIMMS lo confermano: discreti i risultati delle elementari, molto mediocri quelli dopo le medie

      1. Lo temo anch’io. L’unico treno italiano che non ha accumulato un forte ritardo, magari fermandosi in campagna…

        1. il problema non è del treno però. ma di chi doveva salirci e che invece quando è passato il treno ha pensato bene di far scendere il macchinista per metterci un illustre italianista a dirottare il convoglio su un binario morto

  6. Sociologia moralistica? E’ un bene che ci siano insegnanti che prendono coscienza di chi hanno difronte.
    Il senso di ineguatezza di questa, ma di molte altre ragazze, e’ comprensibile visto che il suo insegnsnte ci diche che e’ stata costretta dai genitori a frequentare il liceo. Quindi presumo che anche a casa si senta inadeguata.

  7. Io ci andrei un po’ cauto prima di dire che i licei sono difficili.

    Può darsi che professionali e tecnici abbiano accettato di autoconsiderarsi scuole di serie b, ma a me non pare che insegnino materie banali o semplici anzi.

    Io insegno nei licei classici (allo stato vi sono praticamente costretto) e non mi sembra che venga chiesto chissà che sforzo intellettuale. Molto dipende dagli insegnanti, cmq.

  8. Caro Marco,
    dal basso dei miei 35 anni passati a dare ripetizioni a tutte le Giulie del mio paese posso dirti che non esistono persone non adeguate per l’attuale liceo scientifico. Basta convincerle a smettere di frignare. E il tasso di abbandono scolastico di chi seguo è zero.

    Sul fatto che in provincia si pensi che l’unica scuola è il liceo hai ragione. Il problema è che, in provincia, è vero. Io insegno al Politecnico e vedo ogni anno 400 ragazzi. Posso dirti che studenti di ITIS bravi ne arrivano, ma da Milano città o dal comasco. Gli ITIS della provincia sono un disastro (ovviamente con le dovute eccezioni). Quindi è inevitabile che uno non voglia mandarci il figlio e preferisca forzarlo a fare un liceo anche se non è la scuola più adatta.

    Sull’orientamento fatto alle medie stenderei un velo pietoso, anzi, una trapunta pietosa, perché si assiste a cose vergognose (tipo docenti che dicono di andare nelle loro scuole perché fanno gite più lunghe).

    1. penso che il problema sia insieme personale che scolastico. E non penso che Giulia abbia voluto fare la vittima… Penso che non sia obbligatorio farle cambiare scuola. Penso che un insegnante non sia uno psicologo ma che debba avvalersi della sua consulenza, se serve. Penso che a sentirsi inadeguati, a scuola e al lavoro siano tanti. Giulia è una ragazzina. ma gli adulti? Magari non piangono davanti a tutti ma spesso si sentono tali. Per mancanza di orientamento adeguato e di autostima.

  9. Ho letto i vostri commenti, anche se in ritardo, e voglio lasciare il mio contributo.
    Fenici o non fenici, l’orientamento è una cosa seria ed in Italia siamo indietro anni luce ad altri paesi.
    Il primo equivoco nasce proprio dalla distinzione tra orientamento scolastico e al lavoro non lavorando con le persone, in questo caso con gli adolescenti, in modo da fargli sviluppare le proprie propensioni …
    E’ chiaro che alla 5^ elementare è presto per parlare di lavoro ma è anche estremamente importante iniziare a creare una relazione tra ciò che si sta studiando e le abilità del ragazzo che un domani saranno abilità nel lavoro.
    Senza fare di tutta l’erba un fascio, troppo spesso la scuola rimane nei suoi parametri troppo valutativi e di competizione … rischiando di non far nascere quell’ entusiasmo che aiuta a sviluppare interessi per determinate materie.

    “La mia tesi è che tutto l’orientamento vada gestito diversamente (presa in carico da parte di un pool di soggetti dello studente in seconda media fino al superamento dell’obbligo) e debba coinvolgere tutti i soggetti. Perché l’altro limite del consiglio è che viene dato dalla scuola, ma non coinvolge (salvo rari casi) le famiglie e i ragazzi se non come soggetti passivi.”

    Condivido questo proprio perchè solo con una collaborazione di “non insegnanti” si puo raggiungere il giusto equilibrio tra le parti: genitori, insegnati, e ragazzi …

    Se ad un ragazzo in prima media gli chiedete cosa vuol fare da grande, quasi sicuramente vi risponderà il medico, l’avvocato … ma quanti vi risponderanno l’installatore di pannelli solari ??? purtroppo, come si diceva, c’è una mentalità classista che riversiamo sui nostri ragazzi, e se questi non hanno abilità o propensioni allo studio classico … sono dei somari e punto!

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