Ancora Vauro, ancora censura

Sulla censura non ho cambiato idea. Devo averlo già scritto anche qui: io non penso che le persone che non cambiano mai idea sulle cose siano apprezzabili per la loro coerenza. D’altra parte lo dice anche la voce del popolo che “solo gli stupidi non cambiano mai idea”. E io non mi reputo stupido.

Quando esplose tangentopoli ad esempio ho discusso molto con mia madre sul mio “tifare per il pool di mani pulite”, con lei che mi invitava a non esagerare e io di rimando “i ladri sono ladri”. Oggi io penso che la sinistra democratica abbia perso una grandissima occasione in quegli anni per aver ceduto alla scorciatoia giustizialista e mia madre ogni volta che scrivo un post troppo duro con la magistratura mi bacchetta un po’. Le persone cambiano e con loro cambiano le loro idee.

Io però su questo tema la penso come nel 2006 e vi dico perché. Allora – ai tempi delle vignette danesi su Maometto –  ho scritto che non si deve mai censurare per una ragione semplicissima che riassunsi così:

Tra i due mali io preferisco il male minore: che ognuno possa scrivere ciò che vuole (anche articoli razzisti, come quelli della Fallaci; anche vignette orrende, come quelle di Forattini; anche spazzatura disegnata, come alcune delle vignette incriminate) piuttosto che ci sia chi decide per conto mio cosa è lecito e cosa no. […] Ovviamente ci sono limiti alla mia libertà di espressione, ma questa non finisce (ricordando il solito Voltaire) là dove comincia la tua libertà ma là dove comincia la Legge.

Ricordo bene cosa pensavo, ma – forte dell’assunto iniziale sulla stupidità – ogni volta (l’ho fatto anche nel 2009, sempre a causa di Vauro) vado a rileggermelo per verificare se la penso ancora così. In particolare me lo rileggo ogni volta che mi colpisce qualche scritto che argomenta una posizione opposta, come quello che ho letto oggi di Don Maurizio Praticiello. Una bellissima lettera che rivendica il suo essere prete e non essere pedofilo. E sul finale urla la sua rabbia:

Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di inno­centi violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegna­ti a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente da­vanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e sof­fre. Soffre per il Santo Padre offeso e per­ché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare. Per bastonare Berlusconi, si fa ricorso alla calunnia. E gli altri ridono.

Leggo quanto scrissi cinque anni fa. Leggo Don Maurizio. E capisco cosa non va nel ragionamento di Don Maurizio: la parola calunnia. La calunnia sarebbe proprio quel reato davanti al quale la libertà di Vauro deve fermarsi. Ma spetta a un magistrato verificare la sussistenza di questa accusa, non al credente che si sente offeso, non al Ministro Calderoli con le sue magliettine, non al Ministro Gasparri, non a un Papa al quale non piacciono le rane. Spetta a un magistrato e per questo dissento – lo dico perché sia chiaro il mio pensiero – da chi invoca l’immunità.

Per il resto – anche su Vauro e Santoro – valgono le considerazioni di sempre. La vignetta fa ridere? Mica tanto. Santoro ride per le ragioni denunciate da Don Maurizio? Probabilmente si, ma chi se ne frega? Però Vauro potrebbe fare un esercizio per dimostrarci che così non è: la prossima volta che c’è Di Pietro ospite potrebbe costruire una vignetta con Bruti Liberati che dice “Perché sono entrato in Magistratura? Mi piacciono tanto le Mercedes“.

Chissà se ridono. E se mia madre mi bacchetta anche questa volta.

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4 comments

  1. “la vignetta fa ridere?”

    è una domanda che non ha risposta. Fa ridere chi, perché? E’ questo il problema con la satira, con la libertà d’espressione, Chi stabilisce chi ha il diritto a ridere e chi no?

    E scusa per fare un altro esempio: a te fanno ridere le battute di Spinoza.it sul soldato italiano morto? A me fanno schifo e orrore, però non proporrei mai a nessuno di censurare Spinoza.

    1. quindi, in estrema sintesi, siamo d’accordo. capisco che non capita spesso, ma tutto ‘sto giro di parole per dirlo… mi pare eccessivo :-)

      PS: sul “fa ridere”, hai ragione era un giudizio soggettivo e avrei dovuto dirlo più esplicitamente

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