Berlusconi, l’Onorevole e il “cordiale invito”

Non ho visto L’Infedele di ieri e oggi sono andato a vedermi la registrazione dell’intervento telefonico di Silvio Berlusconi. Dopo averlo visto, potrei scherzare sull’ironia involontaria del Presidente del Consiglio, che a un Lerner che gli diceva “Essendo lei anche il mio Presidente del Consiglio…” ha risposto “io so quello che sto dicendo, lei no”. Potrei anche indignarmi per il vergognoso “le cosiddette signore presenti”.

Potrei fare tutto questo, ma a me una cosa ha colpito e vorrei socializzarla, anche perché secondo me è una novità significativa. Come sapete, Berlusconi ha concluso con un perentorio “invito cordialmente l’On. Iva Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo  incredibile postribolo televisivo”. A me ha colpito la faccia dell’Onorevole. La faccia che aveva durante la telefonata e quella che ha fatto mentre le veniva rivolto il “cordiale invito”. E soprattutto mi ha colpito il fatto che non abbia accolto il cordiale invito.

Non lo ha fatto e questo è di per sè una notizia. E non lo ha fatto nonostante il pubblico le abbia dato (con i suoi fischi e i suoi borbottii) l’occasione per farlo, le abbia fornito un possibile “alibi” per poterlo fare limitando i danni. Solo un anno fa (forse anche quattro mesi fa), le sarebbe stato facile a quel punto alzarsi indignata e andarsene. Noi avremmo ironizzato sull’onorevole cagnolino ammaestrato e lei avrebbe avuto la faccia tosta di replicare che sarebbe rimasta se il pubblico non avesse iniziato a fischiare e mugugnare. Invece no, Iva Zanicchi non se ne va, si volta verso il pubblico e dice “per favore, per favore, per favore”. Lo dice con quella faccia lì, implorante.

Qualcuno mi ha detto che questo significa che non ha più paura di lui e che questo è un segnale. A me dice però un’altra cosa. Dice che ha pietà di lui, forse perfino schifo. Iva Zanicchi è – nonostante il successo, nonostante il suo strumentale berlusconismo di questi anni – una donna semplice, genuina. Il prototipo della donna “normale” che vota Berlusconi.

Se le donne normali provano schifo o anche solo pietà credo che questa volta sia veramente finita un’era. La fine sarà dolorosa per le istituzioni del nostro paese, ma questo è inevitabile quando termina un ventennio che ha segnato tutti così tanto e così profondamente.

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6 comments

  1. Ben detto, l’avevo notato anch’io. Spero che gesti come questi si ripetano… e che l’impero di quell’uomo sia ridimensionato. La sua figura sta degenerando e anche i suoi seguaci iniziano ad aprire gli occhi.
    Ciao,
    Emanuele

  2. giuste considerazioni.
    resta il fatto che oggi parliamo dell’ira funesta anziché del bunga bunga. e, tantomeno, della vera notizia del giorno: ossia, l’FMI che rivede al ribasso la crescita italiana. se ciò si avvererà significa che nel 2011 ancora tante aziende avranno difficoltà a pagare i fornitori, i fornitori a pagare i dipendenti, i dipendenti a comprare nei negozi, i negozi a…

  3. Nemmeno io ho visto l’Infedele, solo il video del “momentaccio”, e ho notato la faccia della Zanicchi: e mi è parsa quella di una che pensasse “ecco, io son qui a cercare di perorare la tua causa, Silvio, e tu che fai? Mi fai fare ‘ste figure? E come fa, uno, a difenderti?”
    Siccome non so poi come sia andata, la faccenda, magari ho avuto un’allucinazione.

  4. Come tutti ho visto solo la parte incriminata, però, anche se effettivamente non sembra più il comandante Silvio, credo che buona parte dei motivi per cui la Zanicchi sia rimasta in studio vada attribuita a Lerner. La Zanicchi, volente o nolente, è una donna e Lerner l’ha prima difesa dagli attacchi indiscriminati del suo capo; dopo l’ha vezzeggiata con una frase tutta charme alla francese dicendole “naturalmente non voglio mettere in imbarazzo Iva Zanicchi, la cui gentilezza non posso che…”. Per cui credo che la stessa eurodeputata sia rimasta non solo per i motivi che ha spiegato benissimo il buon Marco, ma anche perché non si è sentita sotto pressione da una conduzione oltre le righe nei suoi confronti. Però aspetterei un attimino prima di dare per scontato che sia finita un’era: non vorrei darlo per spacciato per l’ennesima volta, e poi ce lo ritroviamo più forte di prima con un consenso plebiscitario come già successo negli anni scorsi.

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