Il Pd tra Buffalo Bill e la locomotiva

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi:
la locomotiva ha la strada segnata,
il bufalo può scartare di lato e cadere.

Da queste parti si è sempre sostenuto che il Pd dovrebbe fare il proprio, limitando al giusto il peso che dà alle mosse di avversari e alleati a volte troppo competitivi. Lo si è sempre detto perché penso sia giusto, perché penso che un “partito di governo provvisoriamente all’opposizione” fa così, perché così ho sempre interpretato la vocazione maggioritaria. Non penso che questa sia la tattica giusta, ma la strategia giusta. Ovvero ciò che ci consente di comunicare coerenza e credibilità, unite a competenza e contemporaneità. E a comunicarle con un pizzico di cattiveria, se ci riusciamo.

Mi è tornato in mente questo concetto ritrovandomi a riflettere sull’ennesimo cambio di scenario imposto da quel signore ultrasettantenne che chi sostiene di aver avuto una relazione intima con lui definisce “flaccido”. Quel signore lì è evidentemente in un angolo (ci sono segnali incontrovertibili che ce lo confermano) e, come gli capita sempre in queste occasioni, prova a fare come il bufalo della canzone: scartare di lato col rischio di cadere. Curioso – sia detto per inciso – che questo assimilarsi al bufalo passi attraverso una riconciliazione con un elefantino, che gli scrive i comunicati e le lettere al più venduto quotidiano italiano.

Di fronte ad una opinione pubblica incapace di sanzionare l’assoluta incoerenza dell’uomo politico, di fronte ad una classe dirigente del paese con molti fondati pregiudizi (fondati, ma pur sempre pregiudizi) verso il Pd, di fronte ad uno scenario sempre imprevedibile; di fronte a tutto ciò, il Pd ha una sola opzione: scegliere un macchinista capace e preparato (Bersani va benissimo), salire sulla locomotiva, attaccare un po’ di vagoni senza sputare sangue per convincerli ad unirsi al convoglio e cominciare la lunga corsa per darle di santa ragione a quel vecchio bufalo ormai fuori dalla storia.

Facciamo il nostro, seguiamo la strada segnata della modernizzazione di questo paese: le riforme, la necessità di abbattere le difese corporative e le rendite di posizione consolidate, la giusta attenzione per chi produce (operai, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori, commercianti e artigiani) e la giusta avversione per i parassiti (evasori, falsi invalidi, parenti assunti all’Atac senza alcuna competenza…), i diritti civili, una scuola di tutti e di ciascuno…

Anche se De Gregori dimostra di simpatizzare per il bufalo, la locomotiva – con la sua strada segnata – alla fine vince e il bufalo può anche scartare di lato, ma è destinato a cadere. Ci siamo tutti commossi per il cacciatore di bufali, per quell’eroe romantico che aveva nella sua lotta contro il bufalo l’unica ragione di vita. Quegli eroi romantici però sono destinati al ciglio della strada a contemplare l’America, in attesa – se gli va bene – di firmare “un contratto col circo Pacebbene a girare l’Europa”.

Ci Bensi Bersani: quando i bufali cadono, piuttosto che attardarsi a cacciarne qualcuno, è meglio montare sulla locomotiva e guidarla. Chè di eroi romantici non abbiamo bisogno. E – come si è visto – fanno una triste fine.

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6 comments

  1. L’altro giorno Simoni sul post ha pubblicato un articolo lunghissimo (apparso molto scorciato sull’Unità) sul PD (e le primarie).

    Io non ero d’accordo con le sue conclusioni, ma per assurdo ero d’accordo con quasi tutta la sua analisi.

    Insomma, l’osservazione più interessante era questa: se l’idea di Bersani è quella di non fare del PD un partito maggioritario (solitario e pigliatutto), ma piuttosto di farne il primo partito di una coalizione ampia, è inevitabile che questi alleati facciano i galletti, perché è il PD il primo a sostenere che ha bisogno di loro.

    Questo secondo me è un errore fondamentale.

  2. Continuando la metafora ferroviaria, c’è il rischio-visti i precedenti-che la locomotiva sia alla fine un locale a scartamento ridotto(dunque tagliato fuori dalle linee principali) perennemente in ritardo e su cui i passeggeri si litigano in modo un po’ infantile il ruolo di capotreno?

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