La generazione delle cavallette

Nicola Rossi si è dimesso da senatore. Per ora le dimissioni sono state respinte, ma è prassi che – se confermate – vengano accolte. Il destino personale del Sen. Rossi è comunque poco importante, perché ciò che lo ha portato a dimettersi è un ragionamento molto netto che ha riassunto in una lettera al Corriere della Sera, pubblicata oggi.

Ricollegandomi a quanto ho scritto qui, Nicola Rossi è uno che da tempo ha scelto la locomotiva e non si è quasi mai attardato a cacciare bufali. Il suo abbandono è una di quelle temporanee vittorie dei Buffalo Bill che popolano la politica italiana. Ma non si illudano, finiranno comunque in un circo a girare l’Europa.

È capitato a molti, prima di oggi, di sperimentare condizioni di vita e livelli di benessere inferiori rispetto a quelli sperimentati dalle generazioni precedenti. I giovani di oggi non sono i primi e non saranno gli ultimi. E la strada che hanno davanti è la stessa dei tanti che hanno in passato affrontato simili difficoltà e hanno saputo risalire la china: rimboccarsi le maniche, studiare e lavorare di più e meglio per riconquistare i perduti livelli di benessere, accettare la realtà ed affrontarla a viso aperto, piegandola se necessario e quando possibile. Senza perdere un solo istante per ascoltare i tanti che – con ipocrita pietismo – commiserano oggi le odierne condizioni delle generazioni più giovani.

Anche senza mai dimenticare, però, che un`anomalia nel loro caso c`è. E l`anomalia – vera – è quella della generazione che li ha preceduti. Una generazione composta non trovo immagine più efficace – in buona misura da cavallette. Politici – a destra come a sinistra – che hanno fatto quanto potevano per impedire (e ci sono riusciti!) che si facesse a tempo debito quanto poteva dare ai più giovani prospettive meno incerte e che oggi (visto che gli stessi giovani sono diventati elettori) sono i primi a manifestare viva preoccupazione per le loro sorti. Sindacalisti capaci di tradire la loro missione per dare a chi aveva già avuto togliendo a chi ancora non aveva. Giornalisti della domenica capaci di vedere il problema solo quando è ormai troppo tardi. Adulti – uomini e donne, a destra e a sinistra – che per due decadi non hanno esitato a consumare quel che c`era e, soprattutto, quel che non c`era. L`anomalia vera è la mia generazione: la stessa che oggi guarda i più giovani con occhio umido e li considera come una sfortunata eccezione.

Ad una nuova stagione di incertezza la politica avrebbe dovuto rispondere non con le narrazioni ma con le politiche: portando, per esempio, lo stato sociale ad assicurare i nuovi rischi altrimenti non assicurabili e liberandolo dal fardello delle attività ormai di mercato. Certo, allo sforzo di comprendere la natura dei nuovi rischi e di costruire nuove forme assicurative si può sempre sostituire la scorciatoia delle sanatorie per i precari ed il pubblico come datore di lavoro di ultima istanza. Ma si finirebbe solo per sostituire ai rischi ed alle incertezze del mercato l`arbitrio estremo ed intollerabile proprio della politica.
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