Il peggior Berlusconi

C’è un argomento che viene usato spesso in questi giornate particolari per la democrazia italiana. Di solito chi lo utilizza lo fa partendo da un pensiero molto acuto di Giorgio Gaber: “mi preoccupa non Berlusconi in sè, ma Berlusconi in me”. Molto acuto anche in considerazione del fatto che – come capita solo agli intellettuali veri – lui l’aveva detto in anni nei quali lo diceva solo lui.

Oggi questa considerazione è stata fatta dal Segretario del mio partito, intervenuto a Milano per l’iniziativa di lancio della campagna elettorale del Pd per le Amministrative. Ha ricordato Gaber e poi ha aggiunto che se Berlusconi ci è entrato nel sangue, se ha contagiato anche noi, dobbiamo liberarcene. Come potete immaginare è venuto giù il teatro: ovazioni, applausi.

Nessuno mi toglie dalla testa che quelle persone, quelle che applaudivano con così tanta foga, non abbiano capito fino in fondo che Bersani stava parlando anche di loro. Infatti – come ha detto bene Matteo Mauri, anche lui intervenuto oggi – richiamarsi all’intuizione di Gaber non è tanto un voler criticare l’antiberlusconismo, ma proprio invitare tutti noi a riflettere su quanto Berlusconi sia pervasivo. Un aspetto di questo lo ha già stigmatizzato giorni fa Francesco Costa, ma c’è di più: non puoi dire di tifare Milan senza che qualcuno ti dica “ma come? è la squadra di Berlusconi!”, non puoi dire di essere fidanzato con una splendida ragazza marocchina senza che qualcuno ti chieda ironico “la nipote di Mubarack?”, non puoi più mettere una bandana senza che qualcuno affermi “hai fatto un trapianto di capelli, vero?”… Questa è la sua più grande vittoria ed è il motivo vero, intimo, profondo per il quale non siamo ancora riusciti a liberarcene.

Ma ultimamente c’è un altro Berlusconi che si sta impadronendo del popolo di sinistra. Ed è il Berlusconi peggiore, quello autoritario, potenzialmente (sono un ottimista) antidemocratico, indubbiamente anti-sistema. Lo vediamo benissimo in queste ore se proviamo a parlare di quanto sta avvenendo in Egitto. L’ho scritto ad esempio sul Facciacoso: tutti felici che Mubarak se ne sia andato, ma riflettiamo anche sul fatto che il potere oggi è in mano ai militari. Ma siccome nel nostro popolo è in atto un processo di sovrapposizione tra il Raìs egiziano e il Premier italiano, ci si limita ad esultare se non a invocare anche per noi “soluzioni egiziane”. Anche se questo vuol dire sospensione della democrazia, potere all’Esercito, evasioni di massa dalle carceri e – notizia di questo pomeriggio – ministri che vengono messi agli arresti domiciliari da militari, cosa che succede solo durante i Colpi di Stato.

Sicuramente tutto andrà per il verso giusto e l’Esercito – come ha promesso – passerà la mano ad un governo democraticamente eletto, ma – anche se ciò dovesse accadere senza nessun ritardo – esultare per tutto questo, senza mantenere uno sguardo vigile, distaccato e attento è indice di quel Berlusconi in noi così pericoloso. Temo che si sia perso il senso della misura a sinistra: ci sono ad esempio persone intelligenti che sono intimamente convinte che “occupare” una TV con Vespa e Paragone non sia poi così diverso dal farlo con i carri armati (qualcuno addirittura teorizza che la prima opzione sia peggiore). E il fatto che questo imbarbarimento del popolo di sinistra sia avvenuto per responsabilità di Berlusconi e del suo populismo autoritario non è un’attenuante.

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3 comments

  1. Io temo (spero di no, ma temo) che la vera rivoluzione, in Egitto, debba cominciare ora.
    Non riesco ad avere molta fiducia nell’esercito e in quello che sta avvenendo; non ho pianto di gioia alle manifestazioni di piazza perché non ho mai capito bene il futuro che davvero si profilava. Certo, sempre meglio un dittatore di meno, è naturale. Ma ora? Chi garantirà un passaggio autentico a una democrazia in qualche modo compiuta?
    (Per quanto riguarda il paragone Rais/Premier, vabbè, spero che chi lo ha fatto stesse scherzando… anche perché si rischia di capire ben poco di quello che Berlusconi è stato realmente per il nostro paese e, per tornare a Gaber, di quanto sia entrato in noi, anche senza che lo sappiamo.)

  2. che poi c’è una cosa sulla quale dovremmo riflettere, a proposito di Egitto e Tunisia. Oggi ci accorgiamo dei barconi ed è molto probabile che ci sia un nesso tra questo riacutizzarsi del fenomeno e i problemi dei regimi nordafricani. Visto che ci piace sempre “italianizzare” quel che avviene nel mondo (come notava Costa), almeno facciamolo in modo assennato.

    1. E’ una domanda che mi sono fatto dieci minuti fa, davanti al tg: Ma se hanno appena cacciato il dittatore, com’è che adesso scappano anche loro? Non avrebbero dovuto scappare prima? Devo pensare che glielo impedissero e che quindi ora, finalmente, possono farlo?

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