Sono le graduatorie, bellezza!

Salvo Intravaia scrive oggi un pezzo “vecchia scuola”, come solo lui sa fare così bene. Un racconto toccante su Adriana, un’insegnante di origine palermitana costretta a emigrare in Lunigiana per lavorare e che ora verrebbe rispedita a casa da un emendamento leghista. Potrei rispondere con una storia altrettanto toccante, quella di mio figlio e dei suoi compagni di scuola costretti a cambiare maestra cinque volte fino ad oggi perché quella avente diritto si ammala spesso e casualmente sempre quando torna a casa sua in non so quale paese di un’altra regione italiana.

Ma cose così importanti non le si affronta a colpi di storie toccanti. Le si affronta con la politica. E la politica dovrebbe basare le proprie decisioni su dati di fatto, non su emozioni più o meno toccanti. L’articolo di Intravaia non sottolinea adeguatamente ad esempio che il grosso dei problemi nasce da una scelta non di questo governo, una scelta sciagurata (anche se fatta in buona fede, ma non mi dilungo) di consentire a chi era presente in una graduatoria a esaurimento provinciale (semplificazione per non addetti: le graduatorie vere, quelle che ti portano all’agognato posto fisso e, in attesa di quello, alle supplenze annuali) di iscriversi anche in altre tre province.

Intravaia si dimentica di dire poi che l’inserimento in coda nelle graduatorie di istituto (semplificazione per non addetti: le graduatorie per le supplenze brevi), quello voluto dalla Lega, non stabilisce che hanno la precedenza i “padani” sui “terroni” (o i “terroni” sui “padani” in Sicilia), ma che hanno la precedenza coloro i quali – siano essi “padani” o “terroni” – hanno chiesto di iscriversi nelle graduatorie a esaurimento nella stessa provincia di dove ha sede l’Istituto, ovvero coloro che immaginano il proprio futuro professionale in quella stessa provincia. E agli altri non si impedisce di insegnare “fuori provincia”, ma si stabilisce che abbiano diritto di precedenza altri colleghi, facendo prevalere il criterio di dove ci si immagina “in ruolo” su quello della anzianità di servizio: Adriana non sarà superata in graduatoria da un lunigiano da tre generazioni, ma da chi (a differenza sua, e potrebbe essere palermitano come lei) ha indicato Massa Carrara come provincia dove vorrebbe entrare in ruolo, ovvero dove – almeno per un po’ – intende trasferirsi.

Sbaglia quindi chi asseconda la propaganda leghista, rafforzando – con le sue proteste o il suo sarcasmo – il convincimento (che per noi è negativo, ma per i loro elettori più beceri positivo) che si vogliano premiare i padani. Sbagliato è altresì assecondarli, rafforzando il convincimento (positivo per chiunque – e sono tanti – viva una storia analoga a quella di mio figlio) che si risolva in questo modo il disagio creato da chi approfitta di un diritto (quello alla malattia o all’aspettativa non retribuita) che certamente non è stato istituito per consentire di restare vicino ai propri cari che risiedono lontani.

Il problema esiste, ma l’emendamento leghista non servirà a nulla: è pura propaganda. Come il tetto del 30%, come la valorizzazione del merito… Non risolve nulla perché il problema non attiene alle graduatorie di istituto o a esaurimento, agli inserimenti a pettine o in coda. Il problema riguarda le graduatorie. Se il principio è che servono criteri oggettivi per “evitare favoritismi”, allora questi criteri oggettivi devono essere immaginati per far funzionare al meglio il sistema. Il Pd lo dice in modo chiaro da tempo: il principio da tutelare è la continuità didattica. E per farlo la residenza non è un criterio accettabile e nemmeno utile; lo è invece l’obbligo di rimanere nella stessa scuola per almeno 3-5 anni. Ma questo discorso può valere per le graduatorie a esaurimento, in particolare per le immissioni in ruolo. Per quel che riguarda le supplenze brevi, il sistema di regole che ci siamo dati è stato pensato per una scuola dove le supplenze erano l’eccezione. Per molti motivi che non possiamo discutere qui, oggi quell’eccezione è molto spesso la regola e non è tollerabile che la continuità didattica venga messa a rischio così pesantemente.

Io credo che è tutto il sistema delle graduatorie a dover essere superato. Sicuramente per quel che riguarda quelle di istituto (nessuno sa esattamente quanto ci costi quel sistema in bollette del telefono e ore/uomo del personale di segreteria), ma anche quelle a esaurimento dovrebbero tendenzialmente non esistere più. Senza ricorrere a criteri arbitrari quali la cosiddetta “chiamata diretta”, ma consentendo alle scuole o – meglio – a reti di scuole di indire concorsi pubblici per i posti vacanti. La cosa bizzarra è che i più strenui oppositori di questa innovazione sono gli stessi che oggi protestano più vibratamente, difendendo ciò che ormai è indifendibile: il fatto che sia scaricato sugli studenti, sulle famiglie e sulle scuole il comportamento di chi approfitta dei propri diritti facendoli diventare privilegi.

Fino a quando tutto questo non cambierà, assieme alla scuola italiana saranno sempre e solo le persone oneste e appassionate come Adriana a pagarne le conseguenze.

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9 comments

  1. Comunque, la continuità didattica salta molto prima. Salta per via del completamento delle cattedre a 18 ore, e salterebbe anche se i supplenti non ci fossero affatto.
    Salta per l’assenteismo dei docenti di ruolo.
    E poi non è che l’assenteismo dei docenti è legato alla lontananza della scuola da casa, io direi che è malcostume di alcuni, indipendentemente da dove abitano.
    Abbiamo avuto maestre che abitavano a centinaia di chilometri e non hanno saltato un giorno.

    1. Sulla prima parte hai ragione. Non potevo però aggiungere un numero eccessivo di variabili al mio ragionamento già complesso (per un non addetto).

      Sulla questione dell’assenteismo dissento. Non perché non sia come dici per l’assenteismo in sè, ma perché per la questione qui sollevata la distanza da casa c’entra eccome.

      Non parliamo infatti di “mangiapane a tradimento” tout court ma di persone che hanno bisogno di accumulare punteggio (ed ecco di nuovo le graduatorie) per poter chiedere il trasferimento. E quindi tirano fino a dicembre (assentandosi il più possibile) e poi non li vedi più fino a febbraio grazie a piccoli escamotage (che però impediscono di nominare il supplente definitivo fino a fine anno) e infine – maturati gli agognati 12 punti – si possono mettere in aspettativa non retribuita.

      1. Un po’ come dire che c’è chi ruba perché ha fame, e invece di dargli cibo metti sotto chiave i panifici? O pensi che sia una semplificazione eccessiva ;-) ?
        No, è che mi piacerebbe una sinistra in grado di costruire il futuro, ma qui mi sembra già tanto se arriviamo a stasera.
        Quanto all’altra questione -quella delle cattedre- andrebbe spiegata, credo…

  2. Io sono per la chiamata diretta, anche perche’ c’e’ una correlazione abbastanza diretta tra graduatorie ocse pisa e metodo di assunzione (pero’ io questa ricerca me la sono fatta prima che uscissero i nuovi dati Ocse Pisa – e ora sto citando a memoria):

    in Scandinavia il paese con le scuole peggiori e’ la Norvegia: sistema simil provinciale, in mezzo a paesi a chiamata diretta. E ad abbassare la media e’ la scuola secondaria, perche’ in Norvegia le primarie sono comunali (cito a memoria, cmq)

    Tra i paesi peggiori in europa ci sono spagna italia, grecia e pure la Francia…sistemi centralizzati di assunzione.

    Ottimi risultati in Estonia, Finlandia, Slovenia e Olanda: chiamate dirette.

    Per renderle meno arbitrarie si possono trovare tanti metodi.

    Si puo’ anche superare il principio dell’assunzione in ruolo: in Olanda o Finlandia si lavora finche’ ci sono studenti. Nel frattempo pero’ all’insegnante che rimane con pochi studenti vengono offerti modi e tempi per riqualificarsi.

    Infine: molti precari chiedono chimericamente l’assunzione in massa. Fanno male alla causa.

    1. il concorso a livello di rete di scuole è proprio un “metodo”, come lo chiami tu, per coniugare l’esigenza di poter scegliere il docente e quella di evitare il più possibile favoritismi

  3. Quel che non capisco bene e’ che differenza ci sarebbe tra la “rete di scuole” e la lista di venti scuole per la supplenza breve (o meglio, si’, la capisco, ma temo che poi non cambierebbe molto).

    E in questo momento non ricordo se questa proposta lasci la possibilita’ di fare il concorso presso piu’ reti, che poi sarebbe la cosa che mi preme di piu'(gli insegnanti meritano di uscire la servaggio della gleba costituito da questi recinti premoderni). Il parallelo con le venti scuole e’ ancora piu’ forte se io mi posso presentare solo ad una rete, e il senso della rete esiste solo, mi pare, se si crea un rapporto, tra rete e prof, esclusivo.

    La mia idea e’ che il sistema debba permettere di muoversi la’ dove il lavoro c’e’ e che pero’ questo sistema debba anche “dissuadere” quelli che non riescono a trovare lavoro (insegnare non e’ per loro…), anziche’ fargli credere che uno strapuntino si trovera’.

    Insomma, non e’ una migliore ripartizione territoriale, quel che ci serve.

    Infine: se si fa un concorso poi si fa una graduatoria. Deve essere chiaro che questa graduatoria NON deve essere esaurita prima di fare un altro concorso, che invece e’ quel che sta accadendo ancora ora con concorsi vecchi di piu’ di dieci anni.

    Altrimenti non selezioni: assumi cmq tutti, con il merito ridotto a regolare lo “scaglionamento” delle assunzioni (il migliore assunto subito, la capra che ha passato il concorso per un filo dopo 5 anni, ma cmq entrambi, e la capra nel frattempo magari ha fatto tutt’altro e come prof. vale ancor meno, dopo cinque anni).

    Sempre che un concorso selezioni il migliore. Se non mi sbaglio eri tu a compararlo ad un’arbitraria interrogazione “su tutto il programma”.

    Fammi sapere, ti ringrazio!

    1. nessun metodo è perfetto. un concorso al quale verosimilmente parteciperebbero alcune decine di persone (ma diciamo anche 100) lo è sicuramente più di quel terno al lotto attuale.

      Uno ovviamente fa tutti i concorsi che vuole, ma tieni comunque presente che tra i principi di cui tenere conto non c’è solo la mobilità del personale, ma anche la stabilità nella stessa sede.

      Sull’abolizione delle graduatorie concordo, come ho detto più volte. Deve funzionare com’era un tempo anche in italia: il concorso o lo vinci o lo perdi. tertium non datur

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