Caro Luca, parità e autonomia hanno cambiato lo scenario

Caro Luca, ho letto il tuo post sulle paritarie. Io penso che la tua visione di scuola che tu chiami “privata” poteva andare bene fino alla fine degli anni novanta del secolo scorso. Poi però sono arrivate l’autonomia scolastica e la legge di parità e hanno cambiato le cose. Quando si dice che la scuola non statale è anch’essa pubblica non lo si fa per un vezzo o un capriccio o ancor peggio per un espediente dialettico, ma per sancire il fatto che esiste un prima e un dopo. E lo spartiacque si chiama legge di parità, voluta dal centrosinistra.

Da quando esiste la parità scolastica il sistema pubblico di istruzione è formato da soggetti statali, comunali, non statali laici e non statali confessionali. Cambia quindi la missione della paritaria: non più (uso le tue parole) consentire “a chi non li ritenga soddisfacenti ed esaurienti di scegliere servizi scolastici alternativi riconosciuti dallo Stato”, ma svolgere lo stesso identico servizio cambiando solo il gestore.  Anzi, in realtà anche il concetto di “identico servizio” è mendace, perché si riferisce solo al fatto che si fa scuola in entrambi i luoghi, ma per fortuna oggi si fa scuola in modi molto diversi anche se prendiamo in considerazione esclusivamente scuole a gestione statale. Con l’autonomia scolastica anche le scuole statali non sono più tutte uguali a se stesse: tieni presente che nelle superiori (dove peraltro le non statali praticamente non esistono) la quota di autonomia (ore di curricolo scelte dalle singole scuole) arriva al 45% del totale. Dunque l’utenza sceglie non per trovare un servizio a suo avviso migliore, ma per trovare un servizio diverso con in più – nel caso della non statale – un gestore diverso (che per le scuole confessionali ha ovviamente un significato particolare).

Vedi l’errore è proprio pensare che esista una questione di “diritti presunti della scuola privata”. Questo lo pensano Berlusconi e i Cristiano Riformisti. Tu dirai: ma allora la libertà di scegliere scuole dove i docenti non inculchino nulla? Una stupidaggine. La scuola di Stato non esiste e quello di Berlusconi ha rappresentato il più grande attacco mai fatto fino ad ora contro la parità scolastica, ancor più ideologico di quello dei peggiori critici “da sinistra” della parità stessa. Non a caso sia Bertone che le associazioni che rappresentano le scuole non statali (una delle più importanti, Diesse, è arrivata su Avvenire a definire l’intervento del Presidente del Consiglio “un attacco ingiusto e improduttivo”) si sono distinti dal Premier.

Quanto alla questione economica e della presunta distrazione di fondi dalla scuola statale a quella non statale, forse sarebbe meglio parlare di cose statisticamente significative.

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13 comments

  1. Come sarebbe a dire che le superiori non statali praticamente non esistono??

    A me sembra che esistano, eccome, anche se numericamente saranno soltanto un frazione relativamente piccola del totale

    1. …frazione che, dall’articolo citato, vale comunque alcune decine di milioni di euro.

      Marco, lo stato deve permettermi di scegliere fra scuola pubblica e privata? sacrosanto.

      Ma questo non vale anche nella tua “ipotesi di scuola” (mi piacerebbe anche avere i numeri di questa ipotesi, anche) del paesino con la sola struttura privata, in cui invece la scelta si sbilancia dalla parte opposta?

      Se crediamo nel privato, inoltre, dobbiamo credere che sia in grado di autosostenersi, altrimenti che privato sarebbe?

      1. 20 Milioni di Euro, lo 0,025% di quanto spende l’Italia (stato, enti locali) per l’istruzione.

        l’ultima affermazione è corretta. ma smette di valere se al privato si chiede di svolgere una funzione pubblica

  2. Credo che tu stia sbagliando a fare queste sottili distinzioni che possono solo portare a un suicidio politico del centro sinistra.
    Luca sostiene semplicemente che i cittadini hanno diritto a una scuola PUBBLICA LAICA e GRATUITA.Oggi questo servizio NON è -garantito. SIAMO QUINDI FUORI DAL DETTATO COSTITUZIONALE La Costituzione dice infatti che la Repubblica istituisce SCUOLE STATALI per TUTTI GLI ORDINI e I GRADI. En passant Ti segnalo che l’autonomia del 45% sta nel libro dei sogni e che la realtà è fatta invece di scuole pubbliche prive di risorse in cui insegnanti precari girano come trottole (nelle superiori ben oltre il 20% è precario) impedendo di impostare un lavoro coerente. Se poi vogliamo scoprire l’acqua calda possiamo dire che la libertà di insegnamento (con i suoi limiti e i suoi pericoli), di fatto, esiste solo nella scuola pubblica.
    Tra i sofismi e le chiacchiere si aprono gli spazi a finanziamenti incostituzionali, anche se il problema non è certo dato da qualche briciola che viene versata ai privati. Peraltro se il gestore svolge solo un ruolo di gestore economico non si vede proprio perché debba essere aiutato dallo Stato senza valutare il reddito di chi a quelle scuole accede. Che poi leggi improvvide della sinistra abbiano aperto varchi pericolosi lo ha appena scritto Settis, notando che non si può fare mercato di un bene pubblico. http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/01/news/scuola_pubblica-13029862/ (segnalo che Settis non è un pericoloso estremista, anzi si fregia di un’importante collaborazione con il governo Berlusconi 2001 2006).

    1. cosa penso della scuola paritaria l’ho scritto negli articoli linkati ed è un pensiero più articolato di come lo descrivi

      quanto a luca, mi sembra che non dica quello che dici tu, ma posso essermi sbagliato io.

      quanto a settis, ti dico solo che l’errore a mio avviso sta proprio in quel “non è un pericoloso estremista”. come ho provato a dimostrare negli articoli linkati, sostenere che le private sono private e lo stato se ne deve fregare non è argomentazione da estremista, ma da reazionario. Quale settis è.

      1. Mi permetto di replicare perché la differenza sta sempre tra la realtà e le norme. Nessuna garanzia e nessun controllo formale(intendo nei fatti, con azioni concrete) assicura il rispetto sostanziale (forse neanche formale) delle norme della parità da parte degli istituti privati.In quegli istituti,sostiene il presidente del consiglio, non c’è libertà di insegnamento (sono fatti, anche se le norme dicono altro, e Berlusconi sa di cosa parla, nonostante il finto sdegno di Bagnasco).
        Finché non sarà effettivamente garantito il funzionamento della SCUOLA STATALE (DI STATO, pubblica e gratuita, secondo la costituzione) e finché non sarà garantito il rispetto delle norme da parte della scuola “paritaria”, TUTTO il resto rimane discorso vuoto. Anzi peggio, il disastro della scuola pubblica sarà funzionale alla formazione di una classe di privilegiati che potranno accedere alla scuola paritaria. Con l’aiuto dello Stato (a questo punto doppiamente ingiusto).
        Tutto il resto è teoria, solo teoria, mentre le sottili distinzioni sono politicamente un suicidio. Puoi andare d’accordo sulla teoria con Bagnasco, solo che nei fatti chi è economicamente e politicamente più forte ti schiaccerà come un pidocchio, senza accorgersi nemmeno del tuo sangue che sparge (come fa il centro destra in Lombardia e il Vaticano in Italia, al di là delle buone parole e delle buone intenzioni. E purtroppo il sangue è quello dei precari e dei ragazzi delle classi “subalterne”).

  3. Io cmq avrei bisogno di qualche delucidazione sull’autonomia scolastica: tra le scuole in cui ho lavorato, una sola ha cambiato qualcosa del monte ore a sua disposizione (e solo per mantenere in qualche modo le sperimentazioni tagliate dalla Gelmini).

    Per il resto, io continuo a firmare ad inizio e fine anno gli stessi programmi di sempre…

    1. Curioso, ne parlavo poco fa al bar con il cameriere: perché continui a lavorare tenendoti una mano legata dietro la schiena? Il buon dio ti ha dato due mani e tu ne usi una sola? Dieci anni fa è cambiata la norma: ora puoi usarle tutte e due. Sai quante cose in più potresti fare con due mani? Sai quanto il tuo servizio sarebbe migliore per i tuoi clienti?

      Mi ha risposto che una volta era vietato usare due mani e quindi ha sempre lavorato così e si trova bene così. Che il buon Dio gli ha dato due mani e la nuova norma la possibilità di usarle, ma è suo diritto continuare ad usarne una sola.

  4. E’ sempre un problema di riordino complessivo del sistema. E di controllo delle regole, che oggi manca: le scuole paritarie sono inadempienti sia dal punto di vista della gestione del personale sia dal punto di vista dell’inclusione(gli alunni diversamente abili, per tacere della funzione di presidio sociale del territorio piuttosto che di centro di integrazione e prima alfabetizzazione che le scuole statali svolgono in molte zone d’Italia.
    E mantenere inalterata , od aumentare sia pure di poco, la quota di finanziamento alle scuole paritarie mentre si taglia pesantemente la quota destinata a quelle statali significa far assurgere pericolosamente a criterio assoluto il fatto che uno studente delle paritarie costa meno allo stato di uno studente della scuola statale : allora perchè non mandarli tutti alle paritarie, eliminando de facto-con grande risparmio- la scuola in capo direttamente allo stato? Con un ministro come l’attuale è un “ragionamento”(?) che, sono convinto, troverebbe ampia cittadinanza…

    1. Sarebbe un sistema simile a quello irlandese, in cui lo Stato arriva là dove non ci sono scuole private.

      L’Irlanda non se la passa male negli OCSE-PISA. Però poi ci son tante cose da vedere…

      1. Credo troppe cose, almeno per un paese come il nostro. E parlo del profilo sociale, non solo politico ed amministrativo.

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