Da Vivaldi a Sperone: il declino della sinistra italiana

I miei venticinque lettori dovrebbero esserne convinti ormai: questo blog non si definisce intellettualmente onesto per un vezzo dell’autore. Questo blog è, fa la fatica quotidiana di essere, intellettualmente onesto. E credo che lo abbia dimostrato – lo dico per i lettori più saltuari – con le posizioni che ha tenuto nel corso di questi anni. Senza guardare in faccia a nessuno, come si dice.

Questo blog dunque non ha definito le tesi della Mastrocola reazionarie per un pregiudizio sulla Mastrocola, ma perché le considera tali. Frutto di una visione restauratrice della scuola italiana; una visione che quelli che parlano bene chiamano gentiliana. Quella di Giovanni Gentile è stata una delle migliori riforme in ambito scolastico mai portata a termine, peccato però che andasse bene per gli Anni Venti del secolo scorso. Una riforma figlia del suo tempo, con difetti figli del suo tempo (“la più fascista”, antiscientifica, classista). Perché certa sinistra si attarda su posizioni così bolse?

Riflettevo su queste considerazioni quando mi sono imbattuto in un video tratto da un film molto noto, che – almeno un tempo – piaceva molto a quella stessa sinistra che oggi applaude alla Mastrocola e alle sue tesi.  Il film è La Scuola e il video è questo.

Io non condivido – chi mi segue lo sa – la tesi “buonista” (semplifico) che sta alla base delle posizioni del Prof. Vivaldi (Silvio Orlando), ma il film dovrebbe aiutare a far comprendere anche ai più scettici una tesi più volte sostenuta su questo blog: anche venti anni fa (Lucchetti ha girato nel 1995, ma i libri di Starnone da cui è tratto sono dei primissimi Anni Novanta) era chiarissima la vocazione classista della scuola italiana. Una scuola fatta a misura di Astariti. Non concordo con Starnone-Orlando-Vivaldi non per l’analisi, quindi, ma per la soluzione che propone: realizzare una scuola per i Cardìni, ché tanto gli Astariti ce la fanno da soli.

La sinistra invece oggi osanna Paola Mastrocola, senza rendersi conto della crudeltà delle sue ricette: la scuola per chi vuole studiare Seneca, la scuola per chi vuole “fare più gite, giocare di più”. Testuale: guardatevi il video che ha realizzato per aderire all’originale appello di Repubblica contro il Premier. Insomma la sinistra abbandona il Prof. Vivaldi e osanna il Prof. Sperone (nel film di Lucchetti il personaggio impersonato da Bentivoglio). Lo fa perché Mastrocola è di moda, perché va da Fazio, perché firma gli appelli contro il Premier, perché ci ricorda com’era la scuola – anch’essa classista – che abbiamo fatto noi. Lo fa per tanti motivi che non è importante analizzare (lo abbiamo fatto tante volte), ma resta il fatto che lo fa: abbandona il buonismo di Vivaldi per sposare l’approccio impiegatizio (“dovresti andare a lavorare all’ufficio di collocamento!”) di Sperone.

Fosse solo questo potremmo anche non occuparcene, ma purtroppo non è solo questo. Vuol dire infatti consentire che si continui a fare sempre meno per gli Astariti e a lasciare che i Cardìni si perdano per strada. O vadano a fare le gite e a giocare di più.

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8 comments

  1. Condivido completamente il giudizio sulle posizioni della Mastrocola, anche se non sono in grado di seguirti sulle citazioni filmiche. Da quei film sono stato a debita distanza. L’idea della Mastrocola è semplice: il Liceo classico (che io/la mia generazione abbiamo frequentato) è il modello di scuola ideale. Peccato che solo una minoranza abbia la voglia, la cultura di famiglia ecc… per andarci. E gli altri? Che si fottano. Una volta non si osava dirlo. Adesso questa merce si può vendere, naturalmente in nome della libertà. Significa allora che dobbiamo costringere la gente ad andare a scuola. certo che no! Non in questa scuola, incapace di offrire a ciascuno il suo percorso. Tra il licealismo gentiliano e l’obbligo costrittivo c’è una terza via: la capacità di cambiare l’offerta, ormai inadeguata. La ricetta della Mastrocola è l’opposto: la scuola non deve cambiare, anzi, e se possibile, deve tornare indietro. Cambino i ragazzi, se vogliono. Sennò si arrangino! Questi atteggiamenti mi ricordano quelli che stigmatizzò B. Brecht in una famosa pièce (a tal punto famosa, che ho dimenticato il titolo:) nella quale il segretario del Comitato centrale va dal Segretario generale (forse Gomulka, forse Ulbricht) è lo informa che il Popolo non è d’accordo con il Comitato centrale e perciò sarebbe opportuno cambiare i suoi deliberati. La risposta fulminante del Segretario supremo è: cambiate il Popolo!. E’ la risposta di ogni conservatore!

  2. Sono giorni in cui avrei tante cose da dire ma non riesco a trovare il tempo per farlo. Quindi, solo grazie: ho visto quelle interviste alla Mastrocola.

  3. Del libro di Paola Mastrocola ho letto solo le sintesi giornalistiche. Ma anche in base al video non mi pare che si possa liquidare con i vecchi, rassicuranti cartellini rossi della sinistra(classista, reazionaria, passatista)e facendone una sprezzante caricatura come (mi spiace dirlo) fa Cominelli (“che si fottano!”, ecc.). Quanto alla “crudeltà”, si esagera davvero. Certo, nella scuola con più gioco, più teatro, più socializzazione c’è sotto traccia non poca ironia o polemica. Ma il vero nucleo di quello che dice la collega (ma Campione e Cominelli su questo non si pronunciano, almeno qui)sta nell’importanza dello studio e in particolare dello studio a casa, per la sua capacità di formare il pensiero; e sarebbe importante, dice la Mastrocola, soprattutto per i ceti più svantaggiati.
    Che poi la sinistra osanni Paola Mastrocola mi pare avventato sostenerlo. Se intanto più gente che si dice di sinistra (ovviamente non mi riferisco a Campione) cominciasse a discutere di queste cose invece di ripetere slogan triti e ritriti, sarebbe un passo avanti. Critichiamo, ma non liquidiamo, per favore. E schieriamoci, senza pretendere di essere unanimi su tutto, per una scuola più rigorosa ed esigente su tutto e verso tutti.

    1. Beh, la Mastrocola, ai tempi de “La scuola spiegata al mio cane” è stata abbastanza osannata, in linea generale.

      E lì il suo disprezzo per il cinema, le gite e le altre diavolerie della modernità è espresso con chiarezza. E c’è anche disprezzo per la accoglienza a scuola, per le attività motivazionali, ecc. ecc.

      E la sua concezione della scienza della tecnologia fa cadere le braccia. Io insegno al classico, ma non mi riconosco in questa banalizzazione.

      Ah: se c’è una cosa che chiederei a qualsiasi riforma scolastica, sarebbe proprio quella di non dover legare la mia carriera ad un solo tipo di scuola superiore… Il classico mi sta bene, ma potrei e vorrei lavorare anche altrove. Invece no…ma è un altro discorso…

    2. “Che si fottano” è un’espressione inelegante, che non userei mai né in un articolo né in un dibattito pubblico. Forse in un blog si può usare. Ma se ha offeso orecchie bennate, me ne scuso. Resta la sostanza del giudizio. “Lo studio a casa”: bella scoperta quella della Mastrocola! A casa vuol dire che c’è qualcuno che ti dà una mano; non è semplicemente un luogo fisico. Certo che i più poveri economicamente e culturalmente ne avrebbero vantaggio. Peccato che siano “ceti più svantaggiati” proprio perchè devono lavorare molto – quando hanno la fortuna di un lavoro stabile – e perchè non hanno gli strumenti culturali per aiutare i figli. Il messaggio che viene dalla Mastrocola è quello del conservatorismo compassionevole: cari ragazzi, mi piacerebbe tanto che anche voi foste capaci di apprezzare Euripide e Platone in lingua originale nonchè Cicerone e Tacito e San Tommaso e Hegel, sempre in lingua originale. Purtroppo non ce la fate. Pazienza! Non starò a criminalizzarvi o a obbligarvi a stare a scuola. State a casa, iscrivetevi a un corso di formazione professionale, andate a lavorare. Non sono in grado di dire se la sinistra osanni la signora Mastrocola, perchè non leggo molto i giornali di sinistra. Ma quali sarebbero poi? Se c’entra il Corriere nel novero, allora sì, ha esaltato la Mastrocola, attraverso la penna di Cesare Segre. Comunque, vero o falso che sia, la posizione della Mastrocola è quella classica vetero-gentiliana. Va detto che in tutta la prima fase del governo Berlusconi questa è stata la posizione di Tremonti (Dio, patria, famiglia), della Gelmini, di Giorgio Israel, di qualcuno del Gruppo di Firenze, di qualche consulente ministeriale. Le Indicazioni nazionali relative ai Licei nonchè le posizioni nel dibattito competenze/conoscenze sono coerenti con questa questa linea: occorre ritornare a prima del ’68! Tanti, tanti auguri!

      1. Io non so ancora di preciso da che parte stare. So pero’ per certo che provengo da una scuola di elite di Roma che ho frequentato durante il famoso ’68.
        Si, la formazione gentiliana l’ho presa in pieno ma devo dire che, rispetto ai miei figli che frequentano la stessa scuola con 40 anni di distanza, io ho studiato molto, ma molto meno.
        I miei professori sono stati per la piu’ parte impresentabili (qualcuno ricorda l’Aristogitone di Arbore?) incuranti del nostro grado di apprendimento e/o di interesse. La scuola era classista allora come ora, e allora come ora adatta ai piu’ “normali” e omologati. Quello per cui indignarsi, quindi, a mio avviso, è la triste constatazione che 40 anni sembrano essere trascorsi invano non tenendo in alcun conto le istanze di una società in evoluzione. Pero’ appunto invece ho l’impressione che dal punto di vista dell'”informazione” piu’ che della formazione, delle competenze e delle nozioni, dei passi avanti si siano invece fatti.

  4. Chissà quale tipo di scuola sia migliore rispetto a tutti gli altri! Di certo
    so qual è la peggiore, quella che permette che migliaia di ragazzi di
    quattordici-quindici anni siano ogni mattina, anziché a scuola, a strasciconi
    per i bar o per i giardini delle periferie cittadine a buttare via, nella
    migliore delle ipotesi, il loro tempo. L’esperienza, se vale ancora
    qualcosa, mi ha sempre dimostrato, in attesa che si avveri il sogno di molti
    “progressisti” che i figli degli ultimi possano finalmente frequentare
    con successo i licei, che una seria formazione professionale può essere un
    ottimo veicolo per insegnare comunque qualcosa ai ragazzi, per recuperarli alla
    strada e alla devianza e per far loro trovare passione per lo studio, se
    avranno la fortuna d’incontrare dei maestri di laboratorio e di bottega degni
    di essere chiamati maestri!
    Ah, dimenticavo! Più o meno parte della mia esperienza professionale si è
    maturata, per una decina d’anni, nei carceri minorili nei quali ho insegnato di
    tutto e forse nulla, ma i maestri artigiani che vi tenevano bottega hanno
    recuperato, anche alla scuola, i pochi ragazzi che il carcere era in grado di
    recuperare.

    1. concordo: il saper fare è fondamentale. ho anche scritto più volte che per me l’alternanza scuola lavoro deve essere prevista per tutti, inclusi i liceali. concordo così tanto che dissento radicalmente su un punto

      in attesa che si avveri il sogno di molti “progressisti” che i figli degli ultimi possano finalmente frequentare con successo i licei

      il mio sogno non è affatto quello e credo che sia un incubo: una società dove tutti vanno al liceo è destinata a creare solo disoccupati e delusi.
      Constato che la riforma Gelmini sta producendo quello, per la gioia dei sedicenti progressisti evidentemente

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