Boicottare le prove Invalsi? Non diciamo fesserie

Oggi Europa pubblica un intervento sulla valutazione che ho scritto insieme a Paola Pozzi, responsabile Scuola e Università del Pd Piemonte. Buona lettura.

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10 comments

  1. Fatto salvo che è logico valutare il sistema, che la valutazione possa essere fatta con le prove Invalsi è impensabile. Nessuna valutazione seria può essere a crocette. Nessuna valutazione seria può prescindere da un colloquio orale. Nessuna valutazione seria può essere fatta in un singolo giorno dell’anno. Nessuna valutazione seria può essere erogata dal valutato stesso.

    1. consiglierei di rileggere l’articolo. E di avere maggiore rispetto per i ricercatori che elaborano le prove utilizzando peraltro metodi scientifici (ma questa seconda cosa non è obbligatoria)

  2. Non vedo dove sia la mancanza di rispetto verso i ricercatori che scrivono le prove: fanno ciò che è chiesto loro.
    Resto dell’idea che metodo scientifico richiede prove ripetute. Una prova in un giorno è biased dall’esperienza col tipo di prova. Lo stesso ragazzo avrà esiti diversi la prima e la seconda volta che effettua un tipo di prova. E anche l’assenza di una prova orale è folle.

    1. Sono assolutamente d’accordo con l’estensore dell’articolo: e mi dispiace dirlo ma avendo una lunga esperienza sia come docente che come formatore dei docenti, negli anni in cui la formazione dei docenti aveva ancora un significato, posso testimoniare come le maggiori resistenze al cambiamento e quindi anche al riconoscimento della valutazione degli insegnanti come fattore di crescita, abbia spesso trovato nel populismo di sinistra (quello di destra non lo prendo neanche in considerazione) il maggior ostacolo a una seria riforma della scuola: si veda, uno per tutti l’atteggiamento conservatore che si manifestò a suo tempo contro l’ipotesi di valutazione del cosiddetto concorsone …trovo assurdo ora scagliarsi contro l’Invalsi, che è anche in qualche modo derivato dalle prove PISA, a livello europero e che dovrebbe invece trovare, da parte di tutti maggior attenzione, non è vero che sono solo crocette, e in questi anni, parlo soprattutto per la matematica ha trovato un modo più attento alla modernità della didattica, difficilmente riscontrabile negli orrendi libri di testo maggiormente adottati e diffusi…da noi.

  3. Non approvo nulla o quasi dei provvedimenti presi da questo governo in tema d’istruzione, ma in questi anni di presenze “scolastiche” da presidente di cd’i ho maturato la forte convinzione che i docenti non abbiano nessuna predisposizione a qualsiasi intervento di cambiamento, trincerandosi dietro posizioni sindacali che spesso rivendicano diritti antesignani che oltretutto nessuno mette un discussione.
    La scuola così com’è serve sempre di meno e quando chiediamo a gran voce le riforme dobbiamo aver la consapevolezza di sapere che riformare vuol dire cambiare, ma cambiare davvero!

  4. Sottoscrivo in toto l’articolo.

    In questi giorni ho avuto modo di guardare i testi di preparazione alla prova di italiano.

    Non so se siano validi esempi. O meglio, lo sono senz’altro, ma alcuni testi mi sono sembrati migliori di altri.

    Andando OT ed entrando nel merito, m’è parso che ci siano dei margini di miglioramento.

    1) I cosiddetti “quiz” e le domande aperte a risposta univoca vanno molto bene per i testi informativi ed argomentativi. In riferimento alle poesie, questo tipo di quesiti mi hanno messo un po’ in crisi. Leggendo una poesia di Eliot (per dire) non mi è facilissimo dire se esprimano “noia esistenziale” o “angoscia”.

    2) Le domande di tipo grammaticale vanno bene, ma seguono un approccio che non è detto sia quello del docente. Non è poi un gran problema, ma può ingenerare qualche confusione negli studenti.

    3) Le domande sulle figure retoriche mi mandano in crisi. E’ un problema mio, ma con lo studio scolastico della retorica ho un rapporto un po’ combattuto.

    4) A me piacerebbe ci fossero anche esercizi di scrittura, e che quindi la valutazione non si limitasse alle capacità di “lettura”.

    Tengo a precisare, ma si sarà capito, che le mie sono le critiche interne di chi è ben contento che queste valutazioni siano fatte.

  5. Mi sfugge tuttavia il senso delle domande inerenti al background dello studente. E’ più che sensato conoscere anche questo aspetto dei ragazzi (a volte legato a doppio filo con il loro rendimento), ma un quiz a crocette è assolutamente inadeguato e depotenzia il ruolo pedagogico del personale scolastico: questo aspetto necessiterebbe di strutture più complesse.
    Non nascondo il mio timore per un’operazione atta a “bollare”, a “stigmatizzare” lo studente condizionandolo pesantemente.
    Del pari utilizzare un metodo scientifico non garantisce successo del metodo: postularne l’assoluta adeguatezza o infallibità è riduttivo e sminuisce le variabili (insidiose) di una verifica empirica.

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