Mi si nota di più se scrivo o se non scrivo?

Due mesi fa Seghetti ha mandato una lettera al Corriere della Sera per lamentarsi del fatto che Galli della Loggia non avesse letto le proposte del Pd. A quella lettera ha risposto lo stesso Galli della Loggia.

Ieri Stefano Fassina ha mandato una lettera sostanzialmente identica alla quale risponde oggi Ferruccio de Bortoli.

Caro Fassina, le vostre proposte sono così innovative che passano inosservate. E lei sa che il Corriere è aperto ad ogni vostro contributo. Anche il più inutile. È accaduto spesso.

Non mi lamento per la risposta sarcastica data ad un autorevole membro della Segreteria del mio partito, perché se scrivo ad un giornale devo mettere in conto che mi si possa rispondere in qualsiasi modo e Stefano certamente saprà replicare per le rime.

A prescindere dal merito però, l’episodio mi preoccupa e inviterei tutti ad una riflessione. Di fronte a tanto sarcasmo possiamo reagire in due modi: crogiolarci del fatto che il principale giornale italiano ci prende per il culo e appuntarcelo come una medaglietta oppure chiederci dove abbiamo sbagliato.

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31 comments

  1. Una “sportellata” del genere da parte di un quotidiano e di una direzione in generale poco inclini a esternazioni così brutali e dirette, specie nei confronti di un partito politico tutto, può essere presa come un buon motivo di riflessione(magari sull’ormai annoso dibattito intorno alla “credibilità)ma certo non è un buon viatico, specie ad un mese dalle comunali di Milano.

  2. il PD sicuramente deve chiedersi dove ha sbagliato: ha talmente perso in credibilità, in questi anni, che ora potrebbe fare la sua proposta più innovativa e troverebbe qualcuno che gli risponderebbe come De Bortoli.
    Al tempo stesso, però, preoccupa la risposta del direttore del Corriere e non tanto per una questione legata ai rapporti con il PD, ma proprio per il concetto stesso di cosa sia oggi il giornalismo in Italia.
    Mi spiego meglio.
    Un giornale ha tutto il diritto di decidere cosa è notizia e cosa non, cosa pubblicare e cosa non. Il Corriere ha deciso in questi anni che tra un rumor – spesso inesistente – raccontato da Maria Teresa Meli e una proposta – spesso inutile – sul fisco o sullo sviluppo, privilegia il primo e ignora completamente il secondo. E’ suo diritto. Ma rivendicare con orgoglio la scelta come se essa fosse figlia di indipendenza, schiena dritta o grande giornalismo è, a mio avviso, un evidente segnale della resa da parte dei giornali a non approfondire le questioni privilegiando narrazioni attraenti, ma anche fantasiose e, soprattutto, effimere.
    Insomma, è come se io criticassi Bersani perché le proposte del PD non sono concrete e per questo motivo votassi Vendola.

    1. Una standing ovation a nonunacosaseria! Marco, in tutta sincerità a me sembra che sicuramente sbagliamo nella comunicazione, e anche di grosso. Però è altrettanto vero che il circo mediatico ormai sta costruendo una conventio ad escludendum non verso il PD, ma semplicemente verso la discussione pubblica dei contenuti. E Maria Teresa Meli è la dimostrazione fenomenica di questa situazione.

      1. Io non parlo di problemi di comunicazione. Sono altri – e tu Corrado li conosci meglio di me – che imputano tutti i nostri problemi alla comunicazione.

        Io da sempre sostengo che ci sia un problema di credibilità e lo sai. E questo purtroppo è solo l’ultimo plastico esempio di quanto abbia ragione.

        Io odio aver ragione

  3. Io credo di essere d’accordo con Marco: il PD dice tutto e in contrario di tutto nel giro di due settimane.

    Basti vedere l’atteggiamento del partito sul rapporto con la Lega.

    Quindi che il CdS che pubblica a fare un documento che non si filerà nessuno, nemmeno nel partito?

    Poi secondo me rimane il principio che un giornale pubblica quel che gli pare.

    E’ vero che il PD soffre la concorrenza sleale di Berlusconi, ma anche senza voler stare a rivangare che il csx non ha fatto nulla per sanare questa situazione (e ci starebbe), il precedente di un partito che dice ad un giornale cosa pubblicare fa rabbrividire.

    Immaginate Berlusconi che scrive a Repubblica perché non gli pubblica i documenti, o che telefona alle tv per rimproverare l’andamento della trasmissione…eh, appunto.

  4. Ah, chiedo scusa: vale anche la pena che una cosa è accusare Della Loggia di non sapere le cose (e ci sta tutto), altra cosa è pretendere da un giornale che scriva articoli su un dato argomento.

    (commento postato anche su Dimmi quando… per errore)

  5. @ Francesco Rocchi
    Ma infatti, io credo che il punto non è tanto “per quale motivo non lo hai pubblicato?”, quanto “prima non pubblichi le mie proposte e poi mi accusi di non averle”.

    @ Corrado Truffi
    Anch’io penso che sia più un problema di credibilità che di cattiva comunicazione. La cattiva comunicazione è effetto della mancanza di credibilità; la mancanza di credibilità, al tempo stesso, è frutto ANCHE (ma non soltanto e non soprattutto) di una cattiva comunicazione. E’ il serpente che si morde la coda, il circolo vizioso… chiamalo come vuoi!

  6. @Non una cosa seria

    La lettera di Fassina E’ cattiva comunicazione. Dare dell’incompetente a uno dei maggiori giornali italiani sperando di ottenervi spazio non mi sembra proprio una furbata.

    Fassina sembra voglia introdurre la par condicio sui giornali.

    Sarà anche l’unico argine rimasto contro lo strapotere berlusconista, ma è una mezza schifezza…un po’ più di lungimiranza e talento non guasterebbero.

  7. Francesco,
    probabilmente – anzi: sicuramente – quella di Fassina è cattiva comunicazione (anche se tutti i torti non li ha), ma leggi attentamente.
    Il succo del suo ragionamento non è “perché non mi pubblichi, cattivone?”, ma è “prima non pubblichi le mie proposte e poi dici che non le ho”. Su questo ha ragione Fassina, fermo restando il diritto di de Bortoli di pubblicare ciò che cavolo gli pare.

  8. Forse, e in quel caso ti seguirei pure. Però sul punto ho già detto qualcosa nel commento delle 14.46 (sull’incoerenza del PD).

    Ne farei poi una questione anche di toni: inutilmente polemico e aggressivo.

    Anch soltanto dire “Caro De Bortoli lei è davvero severo con noi! Se riprende quella lettera che le abbiamo mandato e che forse le è sfuggita, vedrà che…”

  9. Arrivo qui su sollecitazione di Marco, che una volta tanto su FB si dichiara d’accordo con me (anche se non per i toni, ma mi accontento volentieri dei contenuti :-) ).

    Posso aggiungere – da giornalista non di politica ma figlio di giornalista politico – che l’errore di Fassina è duplice.
    Chiunque sa che accusare l’interlocutore di malafede è il modo peggiore per stabilire un dialogo, eppure la lettera di Fassina diceva solo quello. Aspettarsi che qualcuno al Corriere si ravvedesse all’istante era… beh… diciamo irrealistico.
    Chi pretende di sapere che cosa debbano fare i giornalisti meglio dei giornalisti ha un’unica strada per dimostrarlo: scrivere un bell’editoriale – sintetito, chiaro, pregnante – rivolto non a De Bortoli ma ai lettori e inviarlo “con preghiera di pubblicazione”.
    Se davvero sa fare bene il mestiere di giornalista, saranno i lettori a pretendere ulteriori approfondimenti dal giornale, per saperne di più.
    Doveva provare a far passare i contenuti di cui vantava la forza, ma anche lui ha sprecato l’attenzione dei lettori per uno sfogo controproducente, in cui ha fatto la figura di quello che non solo non ha contenuti ma cerca di fare la voce grossa (per di più invano) perché non lo si dica.

    Come ho scritto altrove su altre vicende del PD, a me sembra che in tanti inconsapevolmente si dannino l’anima per piacere agli iscritti del PD, e non se ne rendano conto: loro pensano di stare facendo campagna eletorale, o di stare parlando “ai lettori del corriere”.
    Io temo che le sortite come quelle di Fassina proseguiranno perché a molti nel partito piacciono.
    Piace poter dire “gliele ha cantate! Lo dicevo io che il mio partito le proposte le ha eccome”.
    Il guaio è che tra avere proposte mediocri e/o velleitarie e non averne la differenza è poca, dal punto di vista di chi deve quotidianamente convincere i suoi lettori che ciò che scrive è rilevante.
    E di solito se uno compera il Corriere si fida più del Corriere che di Fassina per sapere se quello che fa Fassina è rilevante.

      1. Gli ho dato una scorsa veloce. Magari è colpa di ciò, però la prima impressione è che perlopiù si tratti di intenti generici (rimodulare questo e quello, fare quell’altro…) senza dire dove si prendono i soldi. E senza dire se gli obiettivi sono realisticamente raggiungibili.
        Non deve stupire se il Corriere non lo prende sul serio: sembra un qualsiasi programma elettorale presentato da un qualsiasi partito e poi disatteso.

        In verità su di un punto il PD dice dove prenderà i soldi. A pag. 58:

        Le aliquote sui redditi da capitale sono accorpate alla minima aliquota
        Irpef (20%). Al fine di tutelare i piccoli risparmiatori, sono esclusi
        dall’incremento di aliquota i titoli di stato.

        Si può fare, ma a patto di chiarire che detta norma non tutelerebbe i piccoli risparmiatori, ma quelli che scelgono i titoli di stato invece di altri titoli: chi ha un milione di euro investiti in BOT paga il 12.5%, chi ha diecimila euro in obbligazioni xyz paga il 20%.

        Detto ciò, l’unico vantaggio che vedo è per lo stato, che avrebbe una corsia preferenziale nell’accesso al risparmio degli investitori.

        A farne le spese sarebbe il settore privato.

  10. @ Fabio Turone

    Hai ragione: se Fassina avesse voluto parlare ai lettori del Corriere delle proposte sue, avrebbe dovuto fare come tu hai suggerito.
    E, punto secondo, hai ragione pure che questo modo di proporsi è sbagliato ed è cattiva comunicazione.
    A me, però, piacerebbe sapere da te un’opinione su questo punto: lasciando perdere per un attimo la cattiva comunicazione, nel MERITO – ossia: i tuoi editorialisti non criticano le nostre proposte, ma noi con la motivazione che non ne abbiamo quando invece le abbiamo e tu non ne parli mai – non trovi che tutti i torti Fassina non li abbia? Ossia, spostando il problema dal partito (che non sa comunicare e ha i difetti che tutti sappiamo) al quotidiano, è buona informazione quella del Corriere? O preferisci anche tu i resoconti di Maria Teresa Meli, ai quali dobbiamo fare la tara di un buon 50%?

    1. Guarda, sulla qualità del giornalismo (non solo italiano) mi interrogo spesso, anche perché presiedo un’associazione professionale di giornalisti scientifici che nel suo piccolissimo di un ambito di nicchia cerca di fare qualcosa.
      Io personalmente ho provato a leggere quel famoso “Progettone” decantato da Fassina, e riconosco che senza il filtro di qualcuno (che in ambito medico scientifico dovrei provare a essere io, con l’aiuto degli “esperti”) confesso che non so dire quanto c’è di buono.
      Non pretendo di poter dare un giudizio sul progetto. Però alcune cose le so: so che anche le idee migliori ne risentono quando sono presentate male; e d’altra parte so anche che le idee veramente buone si presentano bene da sé.
      Dopodiché ci sono altre cose che so, con ragionevole certezza: so che il testo pubblicato sul sito del PD nazionale ha avuto in 5 giorni meno di 3000 lettori e appena 2 (due) commenti, uno che invitava a occuoparsi anche di altro e l’altro negativo (ma articolatissimo: in quel commento c’è dentro un altro progettone).
      Dopodiché la politica è l’arte del possibile: uno non può allo stesso tempo corteggiare Casini e i suoi elettori e decidere che invece con i giornalisti si mette a fare le battaglie di principio nel nome di un giornalismo migliore che purtroppo non esiste.

      Se poi vogliamo entrare nel merito del “giornalismo migliore” (che è il mio punto dolente) in Italia un giornalismo migliore non esiste anche per colpa dell’asservimento degli editori ai politici che fanno la voce grossa.
      Per questo mi incazzo così, perché vorrei che il mio partito avesse davvero a cuore il buon giornalismo, e invece leggo da un suo dirigente di spicco frasi come: «Con tutto il rispetto per l’autonomia dei media, non mi pare che sia compito dei giornalisti filtrare le notizie […]».
      Ebbene qualcuno dovrebbe spiegare a Fassina che è proprio quello che i lettori chiedono ai giornali e ai giornalisti: un filtro critico per non essere sepolti da “notizie” irrilevanti.

    2. Ho letto ora il post sul tuo blog, e ribadisco che se Fassina risponde a Ostellino nel merito (o trova qualcuno autorevole che scriva al Corriere per rammentare che il PD ha espresso le proposte A, B, C e D che vanno apprezzate per i motivi X e Y) fa bene il suo mestiere, altrimenti il suo è solo uno sfogo controproducente.

      E’ chiaro che anche al Corriere sanno che i “progetti” del governo sono spesso pessimi, ma quelle sono cose che verranno verosimilmente realizzate, con i soldi pubblici e ricadute sulla vita di tutti. Quindi è importante analizzarle a fondo.
      Purtroppo sappiamo tutti che le assemblee del PD possono approvare tutto quello che vogliono, ma poi saltano su a turno i “leader” e con una sola intervista a un giornale mandano alle ortiche qualsiasi creazione di Fassina (persino quando fosse geniale e innovativa: figuriamoci quando è minestra riscaldata).

    3. Su questo hai ragione tu, ma per favore rispondi pure te a una domanda: perche’ fassina fa la “mossa” sbagliata?

      Secondo me perche’ si fa la domanda sbagliata. O meglio: fa un’analisi sbagliata della situazione. Fassina sembra pensare (spero in realta’ di sbagliarmi, ma a leggere anche i commenti in giro dei suoi sostenitori non si direbbe) che sia in atto un complotto contro il pd.

      Se pensi ci sia un complotto e’ normale avere una reazione del genere. Se invece pensi che ci sia molto da fare per tornare ad essere autorevoli riconoscibili e riconosciuti ti armi del bagaglio dell’umilta’ e della perseveranza, lo riempi delle tue buone idee e ti metti in cammino.

      1. Secondo me la sua mossa è in ogni caso sbagliata: se devi dire che il Corriere complotta contro il PD e quindi è tuo nemico non lo dici consegnandoti a quel nemico, sul suo terreno, alzandogli la palla per la schiacciata.
        Se proprio vuoi fare una mossa del genere (ammesso che possa avere senso, ma ragioniamo per assurdo) quelle cose le scrivi a Repubblica o all’Unità, o magari le fai dire a Bersani in una trasmissione televisiva.
        In realtà quella lettera – come molte delle interazioni dei politici con la stampa – trasuda presunzione: la presunzione di uscire vincitore nello scambio dialettico. e il guaio – come dicevamo prima – è che la reazione (primitiva) di molti militanti («Bravo! Gliele ha cantate») rafforza questa presunzione…

      2. fassina sbaglia perché, come ha giustamente sottolineato fabio turone, avrebbe dovuto scrivere un editoriale sotto forma di lettera al direttore spiegando nella maniera più concisa e comprensibile le proposte alternative del pd.

        per quanto mi riguarda, un complotto contro il pd esiste e lo sta portando avanti il pd stesso. non altri.

        detto questo, nel merito torno a ribadire quanto già più volte scritto negli altri commenti: ossia, che gli editorialisti del corriere (ma non soltanto del corriere) se la prendono con il pd per il motivo sbagliato. ne hanno almeno 250 di buoni motivi, c’è proprio bisogno di inventarsi il 251esimo (in questo, a dire il vero, sono maestri quelli del fatto quotidiano)?

  11. @ Fabio Turone

    ancora una volta ti do ragione sul fatto che il PD fa le proposte e poi il dirigente di turno “salta su” e scombina tutto; così come hai perfettamente ragione che certi malloppi sono illeggibili.
    Il punto, però, rimane un altro: che tu, Fassina, faccia o meno la tua proposta, troverai sempre e comunque un Ostellino che dice che non fai proposte. E questo, francamente, non soltanto è scorretto, ma pure sintomo di pessimo giornalismo.

    1. Bisogna intendersi su “pessimo giornalismo”, giacché
      due domande giornalisticamente rilevanti sono:

      – Le proposte di Fassina sono le proposte del PD?

      – Le proposte di Fassina(PD) sono proposte significative?

      Se provi a rispondere con sincerità a quelle domande ti accorgerai che anche ammettendo con benevolenza un “sì politico” alla prima domanda, nella seconda domanda la distinzione tra “proposta carente/velleitaria/inadeguata” e “nessuna proposta” non interessa ai lettori del Corriere, né al cittadino/elettore che non sia già sostenitore a priori del PD e della sua dirigenza.

  12. In qualche misura c’entra anche il meccanismo elementare dell’uomo che morde il cane: per assurdo si può finire per parlare delle (non)proposte di Fassina ufficialmente approvate dall’assemblea quando salta su il “leader nazionale” per dire un’altra cosa, perché il fatto che accada una cosa del genere diventa una notizia in sé.

  13. @ Fabio Turone

    Stavolta, invece, non sono d’accordo.
    Tu parti dal presupposto che la proposta di Fassina è carente/velleitaria/inadeguata. Io posso anche essere d’accordo con te, ma magari Marco Campione no. E che, forse la mia e la tua opinione valgono più di quella di Marco? Sì!!! :-)
    Scherzi a parte, mettiti nei panni del lettore del Corriere. La redazione – legittimamente, intendiamoci bene – prima decide che quella proposta non merita di essere pubblicata perché velleitaria/inadeguata; poi pubblica un editoriale nel quale afferma che il PD non fa proposte. Il lettore riceve un’informazione corretta? A mio avviso no, perché non è vero che non ha avanzato proposte. Le ha avanzate: poi spetterà a me, a te, a Marco decidere se sono adeguate o meno.
    E qui veniamo al secondo aspetto della tua considerazione: ossia, quel che interessa al lettore del Corriere che non sia già sostenitore a priori del PD e della sua dirigenza.
    Io credo che se un lettore del Corriere legge un editoriale di Ostellino o di Galli della Loggia o di Panebianco significa che, comunque, che sia piddino o antipiddino o agnostico in materia, ha interesse a farsi un’idea. Se quello che tu dici è vero, non si capisce per quale motivo il Corriere pubblichi i loro editoriali. E mi chiedo se è normale che uno che non è interessato a conoscere le proposte, trovando irrilevante che esse siano inadeguate o non ci siano affatto, è interessato però a sapere tutto sulle dinamiche correntizie piddine così ben descritte da Maria Teresa Meli.

    1. Quindi stiamo partendo dall’assunto che alla prima domanda rispondiamo molto generosamente (facendo finta di non conoscere nulla delle “dinamiche correntizie piddine”) che quelle sono LE PROPOSTE.

      Uno può scrivere quello che ha scritto qui Philip Michael Santore, oggi alle 15:16, riassumibile in “una stroncatura”, oppure può sorvolare, pensando di essere semmai omissivo nel senso benevolo.
      Purtropo viviamo in un paese in cui si indice una conferenza-stampa per ogni starnuto, e non si è capaci di fare quello che qualsiasi ufficio-stampa professionale dovrebbe mettere in cima alle priorità: spiegare PERCHE’ uno dovrebbe scrivere un articolo su una certa cosa.
      Dire: “perché io ti dico che è importante” è tautologico ed è la cosa più idiota che uno possa fare, eppure in tanti continuano a farlo.

  14. @ Fabio

    Non ho ben compreso il tuo ultimo commento…
    Diciamo, volendo fare un paragone un po’ assurdo, che è come se io avessi un quotidiano sul quale ogni giorno dedico (avendo visto che i miei lettori sono interessati a questo genere) una pagina alle recensioni di blog.
    Arrivo al blog di Marco Campione e dico che è uno che non scrive mai niente. Al che Marco Campione mi risponde affermando che non è vero, che lui scrive diversi post. E io ribatto affermando che non sono post utili e, per quanto mi riguarda, scrive una marea di cazzate e il giorno dopo uno dei miei editorialisti, in un suo commento, dice che ci sono blogger come Marco Campione che, pur avendo un blog, non ci scrivono mai niente.
    Farei del buon giornalismo?
    O forse spetterà a ciascun lettore decidere se Marco Campione scrive cazzate inutili oppure sollecitazioni intelligenti?

  15. Vabbé, non so bene come mi ritrovo a fare il difensore di De Bortoli e del Corriere, su cui avrei anche io qualcosina da obiettare, ma comunque continuiamo nel gioco.
    Secondo me qui trascuri un dettaglio importante: quella che per te lettore è “una pagina di recensioni dei blog”, per il giornale è una cosina assai più sofisticata.
    Poi fai un’altra semplificazione, trascurando quello che ho detto io: gli editorialisti non dicono che il PD “non scrive documenti inutili”, dicono che “non fa proposte”.
    Alcuni di quegli editorialisti sono grossissime teste di cazzo (per citare il buon vecchio cuore), ma hanno i galloni e quindi il diritto di scrivere ciò che credono.
    Il direttore ha varie opzioni, se crede che esagerino: chiede a Fassina di scrivere un editoriale, o addirittura lo scrive lui se pensa tutto il bene possibile delle proposte di Fassina; o ancora si informa su chi è un autorevole esperto che può argomentare a favore di Fassina e del PD e gli chiede un editoriale.
    La cosa si complica se pensa – come te e me, mi pare, certo come Philip Michael Santore – che certo le proposte ci sono ma non sono granché. In quel caso può essere convinto in buona fede che la cosa migliore sia non dire niente, restando aperto a ospitare un editoriale di Fassina o chi per lui se arriva una sollecitazione.
    La mia lettura della risposta piccata di De Bortoli è proprio questa: «Ma come: io ho sempre pubblicato le cose che mi mandate, anche quando secondo me vi arrampicate sugli specchi per autoincensarvi, e ora voi pretendete di dirmi che cosa devo scrivere nel mio giornale, accusandomi nientemeno di malafede? Allora andate a cagare!»

  16. Fabio,
    mi pare che tu torni sempre alla questione “formale”: ossia, Fassina ha sbagliato metodo di comunicazione.
    Io invece guardo alla parte “sostanziale”: ossia, che gli editorialisti del Corriere continuano a sostenere fischi per fiaschi.

  17. Faccio un altro esempio.
    Metti che su Quattroruote non recensiscono mai le auto della Fiat e però, un mese sì e l’altro pure, i suoi editorialisti criticano la Fiat dicendo che da anni non produce modelli nuovi. Non è vero: la Fiat produce modelli nuovi, soltanto che non sono belli e all’avanguardia come quelli della Volkswagen o della Renault e per questo perde quote di mercato.
    Dice: ma per il lettore di Quattroruote che quei modelli non siano stati prodotti oppure siano stati prodotti, ma non sono belli e innovativi come quelli della concorrenza cosa cambia?
    Cambia innanzitutto il rapporto con la realtà (che nell’esempio da me riportato è falsato e non per colpa della Fiat né dei lettori di Quattroruote). Tutto questo fermo restando il diritto di Quattroruote a non recensire nuovi modelli Fiat (e senza giustificarsi con chicchesia per questa scelta) e fermo restando che se Fiat sbaglia campagne pubblicitarie e non trasmette l’idea che i suoi nuovi modelli sono belli non deve prendersela con altri che con sé stessa.

    1. Forse il tuo esempio mi permette di spiegarmi meglio. Quattroruote è un mensile, e ha fatto scuola con il listino del nuovo e dell’usato, che è una sorta di catalogo ragionato, utile al lettore e ai suoi inserzionisti pubblicitari (i produttori di auto e affini).
      Assolve a un compito diverso rispetto alle tante rubriche di attualità dedicate ai “Nuovi Modelli”, in cui il filtro critico della redazione e della direzione fa sì che si segnalino solo le cose meritevoli (mentre altri giornali sono molto più sensibili al ricatto: “ti pago X per tre pagine di pubblicità e una bella prova su strada in cui i tuoi ‘giornalisti’magnificano il mio accessorio unico nel suo genere”).
      In teoria, il listino del nuovo in fondo permette una via di mezzo (“io del tuo modello sfigato parlo lì”) in cui alcuni modelli hanno la “prova su strada” e altri no.
      Dopodiché se conosci QR sai che di fronte alla proliferazione di “nuovi-modelli-nati-vecchi” e degli allestimenti più strani frutto non di innovazione ma di strategie di marketing, persino il listino a fondo giornale appare incompleto agli occhi degli uffici marketing che “vantano un portafoglio di moltissimi Nuovi Modelli”.

      Il guaio è che la dialettica tra il produttore/venditore di auto o di belle politiche (e possiamo sorridere all’idea che il “concessionario Fassina” che esiste davvero e dice di sé “la passione ci guida” – http://www.gruppofassina.it/index.php) e il giornalista è sana e necessaria, e solo chi compera il corriere in edicola ha titolo per giudicare se il corriere la favorisce/consente in misura adeguata.
      Un produttore/venditore può arrivare a togliere al giornale la pubblicità (come invita slealmente a fare Berlusconi, che è parte in causa a 360°) ma sa bene che la sua battaglia non ha nulla di ideale: è una battaglia per vendere meglio il suo “prodotto”.
      D’altra parte anche de Bortoli deve “vendere il suo prodotto” ai suoi lettori (che su un quotidiano non lo cercano e non lo vogliono il “listino del nuovo e dell’usato” a fondo giornale) e al suo editore, e in certi momenti questo porta a equilibrismi complicati, in cui altri direttori fanno spesso di peggio.
      E se De Bortoli pensa che La Meli piaccia ai lettori e l’enunciazione delle “belle parole” di Fassina no non saprei come dargli torto.
      E qui torniamo a bomba: l’unico modo per cambiare questa realtà non è sottoporre a una rieducazione forzata Galli della Loggia e Panebianco, ma essere capaci di produrre in prima persona o per interposta persona degli editoriali che siano in grado di interessare i lettori del Corriere e al contempo veicolare l’idea che quel Grande Piano è significativo e merita di essere discusso (De Bortoli ha ribadito che a quei contributi è sempre stato fin troppo aperto, dal suo punto di vista).

  18. Mi aggiungo alla simpatica discussione provando a portare un mio contributo:
    Possibile che non esista in Italia un autorevole editorialista del corsera o di altri giornali che negli ultimi anni abbia deciso liberamente di “sposare” le tesi del PD e di divulgarle? Io credo che questo sia sintomo di un grosso problema che in breve chiamerei come “non essere al pezzo”.
    Ad alcuni nostri dirigenti direi che sono cambiati i tempi e che non è più il tempo in cui un quotidiano ti dedica la paginata perché queste sono le idee del principale partito d’opposizione e che come tali vanno prese.
    La stampa ci ha seguiti moltissimo in tutta la fase costituente e congressuale ma ad un certo punto facevano notizia quasi solo le nostre beghe interne, poi, ad un certo punto hanno annoiato pure quelle e siamo di fatto spariti dalla stampa, da tutta la stampa, vorrei sottolineare.
    Una cosa mi spaventa di quello che ho pensato dopo aver letto la risposta da parte di De Bortoli (una brutta domanda che si è presa una brutta risposta) ovvero che probabilmente avrebbe risposto così anche il direttore di un qualsiasi giornale locale.
    E’ come se la stampa ad un certo punto ci avesse detto “curatevi, quando sarete guariti fatevi sentire” noi di questo non ce ne accorgiamo e alziamo il ditino all’aria (come solo noi sappiamo fare) e ci lamentiamo.
    E aggiungo sembra quasi che non ci siamo accorti che siamo stati graziati perché per dovere di cronaca riportando le nostre tesi dei documenti ufficiali avrebbero dovuto riportare tutte le occasioni in cui le stesse sono state oggetto di pubblici distinguo da parte di autorevolissimi personaggi del PD e talvolta anche dal segretario stesso e non ci siamo accorti che siamo stati “graziati” anche sulla vicenda Penati che una stampa un po’più aggressiva (non ostile, solo aggressiva) avrebbe potuto far diventare la nostra tomba politica e che tutto sommato ce la siamo cavata con dei “non sapevo” accontentando così evidentemente chi, valutato il momento storico in cui ci trovavamo, ha deciso che un partito di opposizione per quanto incerto era meglio continuare ad averlo.

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