Due cose da aggiungere sullo scontro Gelmini-Letta

Insomma, sembra di capire che i tagli a cui fa riferimento il documento presentato a Bruxelles e contestati ieri sera da Enrico Letta non siano proprio una novità e, probabilmente, il dirigente piddino ha preso fischi per fiaschi.

dal blog nonunacosaseria

Proprio questa mattina ho detto a un amico mentre accompagnavamo i nostri figli a scuola che nello scontro Gelmini-Letta ieri sera a Ballarò aveva ragione il Ministro. “Non diciamolo in giro – ho aggiunto – ma aveva ragione lei”. Visto che altri lo hanno “detto in giro”, riprendo la cosa per aggiungere una considerazione che prescinde dalla vicenda specifica. Anzi due.

Per chi se lo fosse perso, qui si trova la scena “incriminata”. Guardatevela che poi vi dico la mia. Prima però alcune doverose premesse:

  1. La figuraccia rimediata dalla Gelmini e in particolare la frase ormai famosa “Non può essere, Tremonti me lo avrebbe detto” in un paese normale basterebbe a giustificare le dimissioni del Ministro.
  2. Dallo stesso documento citato da Letta si evince che gli investimenti in Istruzione passano dall’attuale 4,5% (sul PIL) al 3,2% del 2030 (ci tornerò nei prossimi giorni): in un paese serio dopo l’approvazione di una cosa del genere il Ministro competente chiederebbe scusa per il fallimento e toglierebbe il disturbo.
  3. Concordo con nonunacosaseria: “la strada da battere per il PD sta nella critica di merito sulle questioni concrete”. Solo così avremo presto un nuovo Ministro.

Detto questo ci sono due elementi da non sottovalutare (soprattutto perché ostacolo alla realizzazione della premessa numero 3). La prima cosa da stigmatizzare è l’atteggiamento dei due giornalisti presenti in studio ieri. Di Mario Sechi si è detto molto altrove e comunque mi interessa poco: a preoccuparmi è invece la scenata di Giovanni Valentini. Cosa vuol dire che i collaboratori del Ministro sono dipendenti dello Stato e quindi non si devono permettere di dare suggerimenti al Ministro? Sono per l’appunto collaboratori del Ministro e il loro mestiere è quello di offrire allo stesso Ministro consulenza tecnica. Ripeto: la figura di cacca della Gelmini è di quelle epocali, ma non c’è niente di male nel fatto che i suoi collaboratori le spieghino cosa voglia dire una tabella di un documento tecnico. Come direbbe Valentini: li paghiamo per questo. L’atteggiamento del giornalista invece denota una pericolosa distorsione della realtà o – se preferite – una involuzione del pensiero comune: il Ministro – per Valentini – è una parte politica, non è un rappresentante dello Stato. Per questa ragione servire lo Stato gli sembra incompatibile con il “servire” un Ministro.

La seconda cosa che preoccupa è il fiorire di “osanna” per Enrico Letta. “Lui sì che le ha cantate…”, “Bravo!” ecc. Il tutto senza minimamente mettere in dubbio che potesse essersi sbagliato. E poi queste stesse persone si chiedono come mai i berlusconiani si bevano tutte le balle di Silvio: perché ragionano come voi, miei cari. Il giorno che lo capirete forse sarà l’inizio della rinascita di questa sventurata nazione.

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13 comments

  1. Il “perché ragionano come voi, miei cari”. fa il paio con i “riflessi pavloviani” di cui parlavamo altrove.
    Non è che a forza di essere liberal, mi stai tornando un dalemiano di ferro, di quelli che pensano che le elite degli illuminati debbano guidare le povere messe di sprovveduti?
    Quanto al concetto espresso da Valentini, aveva torto se pensi che sia giusto che i ministri paghino con i soldi del ministero i loro portavoce e portaborse.
    Basta capirsi.

    1. sull’elitismo rimando al bel libro di Luca Sofri. Su Valentini è più complesso di così. Nel caso specifico infatti il suggerimento (credo: non ho visto la scena ma ho visto che era lì dietro) lo avrebbe dato il suo capo segreteria.

      E’ per l’appunto un consulente tecnico, con un contratto legato al mandato del ministro e viene pagato per fare il lavoro “pratico”. Il ministro ha competenze politiche non tecniche

      1. “Il ministro ha competenze politiche non tecniche”
        Si tratta della Gelmini: o si dice “il ministro non ha competenze , nè tecniche nè politiche” oppure”il ministro dovrebbe avere competenze politiche, non tecniche”.
        Così, per la precisione…

  2. ti ringrazio di avermi linkato e condiviso.
    anche a me, in effetti, la cosa che mi ha destato più preoccupazione è questo calo della spesa per l’istruzione nei prossimi venti anni in percentuale rispetto al PIL. Le altre voci di spesa (tolti gli interessi) rimangono pressoché invariate (pensioni, assistenza agli anziani, disoccupazione) o in leggerissimo aumento (sanità).
    Credo che sulla destinazione dei soldi per le spese un partito realmente riformista possa dire qualcosa di innovativo e intelligente.

  3. Onestà intellettuale vorrebbe recitare che il sig. Sechi ha fatto insieme alla ministra la sua colossale figura di nutella! Il resto sono disquisizioni inutili. Altrochè Valentini e analisi del testo, abbiate coraggio e dite chiaramente che a fare il giornalismo in quel modo è facile e redditizio…………..

  4. Due frasi degne di nota:

    L’atteggiamento del giornalista invece denota una pericolosa distorsione della realtà o – se preferite – una involuzione del pensiero comune: il Ministro – per Valentini – è una parte politica, non è un rappresentante dello Stato. Per questa ragione servire lo Stato gli sembra incompatibile con il “servire” un Ministro.

    e

    La seconda cosa che preoccupa è il fiorire di “osanna” per Enrico Letta. “Lui sì che le ha cantate…”, “Bravo!” ecc.

    Non ho visto il programma tv, ma non fatico a credere che tu abbia riportato fedelmente le frasi udite. Quella di Valentini poi è una di quelle che dice molto di più di quanto non appaia.

    Per molti che la pensano come lui il governo Berlusconi non è il vertice dello stato, ma un corpo estraneo a esso. È un consesso da mettere sotto stretto controllo, se non tutela, da parte di altri organi, costituzionali e non, quali il parlamento (possibilmente a colpi di spallate -vedi il mio blog- e ribaltoni), il presidente della repubblica (al quale viene sistematicamente chiesto di non firmare le leggi più detestate), la corte costituzionale, il referendum, il CSM, la magistratura, l’UE, l’ONU, l’ANM, le parti sociali, i giornali, (possibilmente) la tv, nonché la piazza.

    Quest’atteggiamento affiora anche quando certe persone affermano che ad aiutare i terremotati non è stata la Protezione Civile, ma i volontari della Provincia di Trento, o che ad arrestare un mafioso non è stata la polizia, ma la magistratura, e che se pur ammettiamo che è stata la polizia, il merito dell’arresto è dei poliziotti e non del governo.

    Se ci pensi, essa è una visione che denota una certa “riserva mentale”, un rifiuto istintivo ad accettare il fatto che al governo c’è lo schieramento avversario. Perché anche ad urne chiuse loro sono gli avversari, i nemici.

    Come avrai immaginato io non sono un elettore del PD, ma mai mi sognerei, e mai mi sono sognato, di avere un atteggiamento speculare a quello che ho descritto: quando era di turno Prodi egli era il capo del mio governo, e tale lo sentivo (anche se dissentivo); e Napolitano, del quale in quanto ex-PCI io penso peste e corna, è il mio presidente, e sono orgoglioso di lui quanto un Inglese lo è della Regina.

    1. @Se ci pensi, essa è una visione che denota una certa “riserva mentale”, un rifiuto istintivo ad accettare il fatto che al governo c’è lo schieramento avversario. Perché anche ad urne chiuse loro sono gli avversari, i nemici.

      Vale visto da entrambi i lati, io credo.

  5. Non ho capito: “aveva ragione lei” e “in un paese normale basterebbe a giustificare le dimissioni del Ministro” nello stesso articolo mi sembrano dissonanti. O no?

    1. Io direi che l’errore di Letta non cancella la gravità di un ministro che ammette palesemente, con il suo comportamento, di non conoscere nemmeno i provvedimenti che vota e discute in Consiglio dei ministri.
      Ed è ancora più grave che da sola non sapesse controbattere. Paradossalmente, la cosa grave è che non sapeva di avere ragione, tant’è che l’unica cosa che ribatteva a Letta era: “quella tabella è falsa!”
      Ironia della sorte… la tabella era vera.

      1. concordo. e mi sembra di averlo scritto in premessa. probabilmente a fregare la ministra è stato che da uno come letta che non sappia leggere un DEF non te lo aspetti :)

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