Il patrimonio è mio e me lo gestisco io

Dichiara ai giornali, insieme a qualche comprensibile fesseria, anche molte cose giuste.

Michele Serra dice questo di Mattia Calise, candidato grillino al Comune di Milano, nella sua Amaca di oggi. E io sono d’accordo. Sono d’accordo – più in generale – sulla sostanza dell’articolo. Anche Serra però, insieme a molte cose giuste, scrive qui una cosa che ai miei occhi appare una fesseria.

Dice infatti il giornalista:

Non voterei mai per un candidato minore (è il caso di Mattia) che rifiuta di dirmi con chi intende allearsi in un eventuale secondo turno di ballottaggio. Il voto non è solo una nobile testimonianza, è una monetina che serve, insieme a milioni di altre monetine, a formare un patrimonio.

Le fesserie sono due in realtà, ma la prima lo è solo formalmente: prima del voto non è possibile decidere quali candidature siano “minori”. Quella che trovo fuorviante è invece la pretesa che quel patrimonio di cui parla Serra sia nella disponibilità del candidato. Se dovessi mai trovarmi a dare il voto ad un candidato che non va al ballottaggio posso stare certo di una cosa: al secondo turno voterei per chi reputo il migliore degli sfidanti a prescindere dalle indicazioni e dalle alleanze di quel candidato.

E come me – ne sono certo – la stragrande maggioranza degli italiani: sono finiti quei tempi. Per fortuna.

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