Costituzione: gli articoli van letti fino in fondo

Berlusconi e il centrodestra in genere citano spesso l’Articolo 1 della Costituzione. E lo citano così: “La sovranità appartiene al popolo”. Lo fanno ogni volta che vogliono rivendicare e giustificare le proprie scelte nel nome del mandato popolare che hanno ricevuto il giorno delle elezioni. E nel nome di quel mandato rivendicano di poter fare le peggio cose.

Quello che queste persone dimenticano è che l’Art. 1 non si ferma lì, ma prosegue: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Questo è l’Art. 1 e quel che loro non dicono non è un dettaglio, ma l’essenza di quell’articolo: il popolo è sovrano, ma ha un limite e questo limite è la nostra Carta costituzionale.

Fin qui tutti d’accordo, immagino. Ma questo errore – a volte in buona fede, a volte meno – viene fatto spesso. E non solo da esponenti del centrodestra. Altri lo fanno in particolare con due articoli. Uno è il 33. Quante volte lo avete sentito?

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Questo è il terzo comma. Quello che si dimenticano di dirvi è che c’è anche il quarto.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

Un “trattamento scolastico equipollente” e dunque va garantito loro anche il diritto allo studio previsto dal successivo Articolo 34 (quello, anch’esso molto citato, dei “capaci e meritevoli”: avete presente?).

Il secondo articolo citato spesso è il numero 11 [*]:

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

e – avete indovinato – il puntoevirgola non è un refuso: l’articolo infatti prosegue.

[L’Italia] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il ripudio della guerra non è – proprio come la sovranità popolare dell’Art. 1 – assoluto, ma sono consentite “limitazioni di sovranità” e l’assunzione di impegni conseguenti alla sottoscrizione della Carta delle Nazioni Unite e all’adesione alla NATO.

Si può ovviamente essere contro l’intervento in Libia come contro tutti gli altri interventi che ci vedono o ci hanno visto coinvolti. Lo si può essere per moltissime e validissime ragioni. O anche per ragioni molto meno valide. Allo stesso modo si può essere contrari alla legge di parità o essere convinti che chi riceve un mandato popolare può fare ciò che crede.

Tutto legittimo. Ciò che non è legittimo è sostenere tutto questo nel nome della nostra Costituzione.

[*] il link è solo a titolo esemplificativo: come ho detto è una cosa che fanno in molti.

Update del 28.04: con argomenti molto migliori dei miei (io non sono un costituzionalista) Stefano Ceccanti sul Manifesto di oggi pare dare ragione alla mia interpretazione.

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11 comments

  1. Ti ringrazio per l’esemplificativo, ma io l’articolo me lo ricordavo tutto.

    Non sono un esperto di diritto internazionale ma, per come la vedo io, la limitazione della sovranità è intesa come riconoscimento degli organismi internazionali chiamati a dirimere le controversie fra le nazioni.
    E dunque la risoluzione dell’Onu va benissimo.E vanno benissimo i tribunali internazionali davanti cui tanti macellai del mondo andrebbero portati, compreso Gheddafi. Meno bene va la coalizione degli (autonominatisi) volenterosi che oggi si occupano della Libia, ma domani (stiamone certi) si dimenticheranno della Siria e di tante altre storie.

    Se poi il mio ragionamento, vale ad accomunarmi che ne so ai pacifisti d’accatto che oggi si battono il petto contro l’intervento in Libia, ma in altri casi rivendicano la violenza come mezzo legittimo in Palestina, allora ok.
    Ma spero che si capisse che il senso del post era un’altro. Mi ritrovo più in quello che scriveva Norberto Bobbio su questi argomenti ma il discorso sarebbe estremamente lungo e questo commento è già chilometrico (scusa).

    1. veramente marco: era solo un esempio che non vuole accomunarti a nessuno. il senso del tuo post era chiarissimo (altrimenti non avrei messo la nota). se devo dirla tutta ho scelto il tuo post perché adoro calvino e volevo che i miei 25 lettori leggessero quella citazione

      1. Sul “trattamento scolastico equipollente” ho un’idea diversa dalla tua, lo sai, e comunque il terzo comma e’ più importante del quarto.

        1. e si’, viene prima, e quindi e’ piu’ importante, come la prima parte della Costituzione e’ piu’ importante della seconda.

          Cosi’ come la prima parte dell’art 11 e’ piu’ importante della seconda, perche’ detta il quadro entro cui ci si dispone alla cessione di sovranita’. Per capirsi se si formasse una entita’ sovranazionale per dichiarare guerra’ a un paese o un’altra entita’ sovranazionale, l’art.11, la prima parte, ci vieterebbe di farci parte.

        2. a questo non era ancora arrivato nemmeno berlusconi: complimenti

          per quel che riguarda l’11, rimando alla discussione sul mio profilo facebook: la ce stanno i professori a discuterne :-)

  2. Il comma che citi tu, Marco, non specifica se a queste limitazioni di sovranità si possa procedere con la forza.

    E’ un’inferenza (è tempo d’Invalsi!) logica, perché le limitazioni di sovranità difficilmente sono spontanee, ma l’insieme può essere inteso diversamente.

    Limitazioni di sovranità sono anche le adesioni all’UE e all’ONU, ai trattati tipo Kyoto (che stabiliscono dei vincoli ai paesi sovrani.

    E’ anche per evitare di questi contrasti che ce ne usciamo spesso con espressioni tipo “peace keeping” o “peace enforcing”.

    Rimane il fatto che secondo me non rimangono molte alternative ad un intervento i cui contorni e limiti pure non so ben definire (può davvero diventare un Vietnam, come dicono alcuni?).

    In alcuni casi mi chiedo se vogliamo mantenere la Costituzione sempre uguale a sé stessa, o se invece non vogliamo adattarla ai tempi. Ma uscirsene con una idea del genere significa sollevare un tale vespaio di dietrologie, cattive intezioni, interpretazioni capziose che poi ti passa la voglia.

  3. Vi linko questo post se non lo conoscete già (da Distanti Saluti), che mi sembra, per non saper io né leggere né scrivere (e aver frainteso in parte l’art. 11 nella mia lettura di sopra), piuttosto interessante.

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