Io sto con Obama perché credo nella Democrazia

Dopo i primi momenti nei quali il plauso per l’operazione che ha portato alla morte di Bin Laden è stato pressoché unanime, sono cominciati gli immancabili distinguo a sinistra. Dal deputato che scrive un pezzo per il giornale di partito al dirigente più o meno locale che esterna perplessità se non contrarietà sul proprio blog. Non metto link perché troppi ne dovrei mettere.

Mi spiace molto che anche questa volta vada a finire così. Perché se è vero che la pietà umana ci deve impedire di gioire, è anche vero che non v’è dubbio alcuno che si tratta di un colpo inferto a chi ha compiuto e ordinato una delle azioni più spregievoli che siano mai state fatte: lanciare corpi umani innocenti contro altri corpi umani innocenti per ucciderli. Perché il mondo non va diviso in modo manicheo, non esistono buoni e cattivi, ma le buone azioni e quelle cattive esistono eccome.

E poi c’è quel piccolo dettaglio della democrazia minacciata. Parliamo di un terrorista che si era dato il compito di colpire le democrazie del mondo libero. E noi questa nostra democrazia dobbiamo criticarla (la critica è il sale della democrazia), ma dobbiamo esserne anche fieri e orgogliosi difensori di fronte a chi la minaccia. È una battaglia importante e le battaglie importanti vivono anche di accadimenti simbolici, a volte anche tragici. Bisogna credere in qualcosa. L’uomo è uomo finché continua a credere in qualcosa.

E io credo nella democrazia. Anche per questo suo incedere inesorabile descritto molto bene da Gramellini oggi su La Stampa:

Che incassatrice formidabile, la democrazia. Difende la sconfitta e si riorganizza, rivelando riserve insospettabili di pazienza e talvolta anche di ferocia. Vince le guerre, conquista la Luna, stana i «cattivi» e non si vergogna di giustiziarli e di esultarne.

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5 comments

  1. Marco,
    io l’editoriale di Gramellini e anche il tuo post li condivido in pieno.
    Però sarei meno sbrigativo nel liquidare il tema dell’esultanza (e dei distinguo, nei quali probabilmente rientra anche il mio post di ieri sul mio blog).
    Perché c’è chi ha esultato in quanto familiare di una vittima di al Qaeda: ed è l’esultanza umana e comprensibile di chi ha sofferto più direttamente le cattive azioni di bin Laden e della sua cricca di criminali.
    Poi c’è chi ha esultato per l’ennesima vittoria della democrazia: e anche questa è giusta ed è l’esultanza di Obama, di Gramellini, di Marco Campione e di altri quattro gatti qua e là.
    Però c’è anche l’esultanza di chi pensa che questo sia uno scontro di civiltà, di là c’è il male assoluto – ed è rappresentato dall’islam, senza distinzione – e di qua il bene assoluto, e “stavolta la nostra parte ha vinto la coppa del mondo, prendi e porta a casa bastardo figlio di puttana”. C’è l’esultanza di chi dice “un assassino di meno” e non si capisce perché non voglia la pena di morte per il pedofilo o l’uxoricida o il parricida o il nipoticida (o cuginicida) o il serial killer. Ecco, questi tipi di esultanza a me non piacciono, perché sono esultanze patologiche, che poco hanno a che fare con la democrazia e i suoi valori, con la cultura della vita, con il rispetto dell’altro. Sono esultanze che non conducono a niente e che una democrazia matura deve imparare a superare. Le supererà, perché – come dice Gramellini – la democrazia è una formidabile incassatrice, anche dei colpi più subdoli. Però è bene che si renda conto che ci sono anche questi tipi di colpi.

    1. concordo. e non a caso Obama ha ribadito fin da subito che non è in corso una battaglia contro l’islam.

      Però purtroppo i distinguo a cui mi riferisco io sono altri, non quelli come il tuo. E sono tanti e ai massimi livelli

  2. Ho esultato anche io per la democrazia: sono tra i 4 gatti.
    E poi ho esultato perchè mi è venuto da pensare agli afgani di Herat che oggi sono aiutati dai nostri carrarini a cavare ed esportare il loro marmo in giro per il mondo: forse stanno meglio ora piuttosto che quando c’erano i talebani.

  3. …”stana i «cattivi» e non si vergogna di giustiziarli e di esultarne.”
    Ecco, forse un po’ di vergogna nel giustiziarli e, soprattutto, nell’esultare dopo ci vorrebbe.
    Le scene di festa nelle strade delle citta Usa mi hanno lasciato perplesso e infastidito. L’impressione era del paese “di frontiera” cappio e Bibbia alla mano (ricordo le foto dei corpi dei figli di Saddam Hussein, uccisi in combattimento dalle forze americane nei primi tempi della guerra in Iraq, e anche allora il disagio era stato forte tanto quanto le scene di giubilo di militari e civili in patria). Scendere in strada per esultare della morte di una persona non mi pare, insomma, un tributo degno di una democrazia.

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