Precari: Tremonti fa il furbo e io (contribuente) pago!

Per ora gira solo tra i forum dedicati, ma c’è un aspetto del Decreto che dà il via libera alle assunzioni di 60.000 docenti in tre anni (previa autorizzazione del MEF, quelli certi sono i 28.000 di quest’anno) che presto avrà una certa eco.

Si tratta del comma 19 dell’Art. 9, che dice:

[…] i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente e Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (ATA) […] non possono in alcun caso trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, né consentire la maturazione di anzianità utile ai fini retributivi prima della immissione in ruolo […].

In poche parole, l’anzianità di servizio svolta prima del ruolo, a differenza di quanto fin qui avvenuto, conta ai fini pensionistici, ma non retributivi. Hanno ragione i precari a protestare, ma molta più ragione ne dovremmo avere noi contribuenti. Vi spiego il perché.

Tale norma (che peraltro non è nemmeno una norma, ma una “interpretazione autentica” di una Legge approvata nel 1999) è palesemente iniqua in quanto introduce una disparità di trattamento tra lavoratori. Sarà massacrata prima dai tribunali del lavoro e poi dai giudici amministrativi dalla Corte Costituzionale. L’unico effetto che otterrà sarà quello di riconoscere quegli scatti retributivi tra molti anni, consentendo a Tremonti di ridurre l’impatto finanziario di queste immissioni in ruolo.

Insomma, un altro esempio di polvere messa sotto il tappeto, ma con la certezza che qualcuno passerà a sollevare il tappeto. Una vergogna sulle spalle dei lavoratori, con i più – a nostro carico – il costo del contenzioso che si aprirà con decine di migliaia di persone.

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6 comments

  1. Perché “Sarà massacrata prima dai tribunali del lavoro e poi dai giudici amministrativi”?

    Se quella norma è legge i tribunali la dovranno applicare, a meno che la Corte Costituzionale la dichiari incostituzionale.

    1. perché – come ho scritto – non è una norma, ma una interpretazione. E il tribunale del lavoro applicherà la norma originale (come ha già fatto). spetterà poi al governo ricorrere e ai tribunali amministrativi (come ha già fatto) e presumibilmente perderà (come ha già fatto).

      ad un certo punto la Corte metterà la parola fine a questa vicenda. E saranno passati anni: come voleva Tremonti

  2. Una premessa: mi par di capire che si tratti di un decreto legge. Quindi le norme ivi contenute hanno valore di legge, temporaneamente, e definitivamente, se verranno convertite dal parlamento in legge.

    Riguardo alla differenza che fai fra “norma” e “interpretazione”: i decreti di interpretazione autentica sono “leggi” approvate dal parlamento: sono atti avente valore di legge e ad essa equiparati. E, che io sappia, la dottrina è concorde nel ritenerli tali. E sono anzi interpretazioni che valgono “ex tunc” (cioè retroattive).

    Quindi siamo davanti a una legge che stabilisce che una certa norma è da interpretarsi in un certo modo. Detta legge è stata anticipata dal governo mediante la decretazione d’urgenza, e presumibilmente sarà trasformata in legge dal parlamento.

    A quel punto l’unica questione sarà se sia costituzionale o meno.

    Diverso sarebbe stato il caso se il governo, invece di un atto avente valore di legge, avesse fatto un decreto governativo o ministeriale, cioè un mero atto dell’esecutivo, che, in quanto tale non può violare la legge. In quel caso sarebbe stato come dici tu, e quindi ricorribile al TAR e/o al giudice del lavoro.

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