Di adozioni, matrimoni e omofobia

Che fare quando uno dei blogger che segui più volentieri sbertuccia un tuo amico? Più in generale, che fare se due persone che stimi si trovano su fronti contrapposti in una questione a tuo avviso rilevante? Saggezza ti consiglierebbe di starne fuori, ma io non sono saggio e non mi piace starne fuori, se la questione è importante. Per evitare di dare ragione all’uno o al’altro, provo a dire come la penso io. O – meglio – come si è evoluto il mio pensiero sul tema in oggetto.

Tutto nasce da un vecchio post di Severgnini, nel quale il giornalista si dichiara contrario al matrimonio tra omosessuali e al fatto che una coppia di persone dello stesso sesso possa adottare un bambino. Sui matrimoni non sono mai stato contrario (ho delle perplessità sulla recente scelta del movimento GLBT di trasformare la battaglia per una legge sulle coppie di fatto in battaglia per una legge sui matrimoni gay, ma sono perplessità di natura politica che esulano dall’oggetto di questo post). Prima di fermarmi a ragionare sulla cosa, ero invece istintivamente ontrario al fatto che una coppia omosessuale potesse adottare dei figli.

Poi proprio Ivan mi ha invitato a riflettere portando molte argomentazioni a favore dell’adozione da parte dei gay. Le due che mi hanno convinto sono queste: prima di tutto viene il bambino e il suo “diritto” a non stare in un orfanotrofio; per l’adozione serve il giudizio sulla coppia da parte di un Tribunale e spetterà quindi al giudice valutare se la coppia che fa richiesta è idonea oppure no, a prescindere dal sesso dei richiedenti. La contro obiezione che viene fatta di solito (da chi è in buona fede, escludo quindi persone che da qualche settimana boicottano l’Ikea) è che per una coppia omosessuale questo sarebbe l’unico modo per avere un figlio. E io qui ribadisco: sarà il giudice a valutare. Anche per le coppie eterosessuali se ravvede un eccesso di “morbosità” nel desiderio di avere un figlio non dà il via libera all’adozione. So bene che la discussione è tutta teorica, dato che in Italia purtroppo coppie non sposate non possono adottare, ma vi renderete certamente conto che siccome è di omofobia che stiamo parlando questo è un dettaglio non significativo.

Torniamo quindi al topic del post: prima di essere folgorato sulla via di Scalfarotto io ero omofobo? O – più precisamente – la mia contrarietà alle adozioni gay era motivata da sentimenti omofobi? La risposta che mi sono dato è “forse sì”. Nel senso che un conto è dire che Scalfarotto e il suo compagno non sono adeguati ad adottare un bambino, un conto è sostenere che non lo sono in quanto omosessuali. La differenza non è di lana caprina, ma sostanziale. Il termine “omofobo” non piace? Diciamo che il mio era – e quello di Severgnini è – un atteggiamento discriminatorio. Per restare al post di m.fisk, non è una “colpa” dire a Ivan che è scioccherello, ma lo sarebbe dirgli che lo è in quanto gay. Dirò di più, non sono un giurista, ma sono ragionevolmente convinto che qualora il matrimonio gay dovesse diventare legge, nessuno potrà impedire a quelle coppie regolarmente sposate di richiedere di adottare un bambino.

Su un punto invece ha ragione m.fisk (o meglio, lui non ne parla, ma è un punto a mio avviso implicito nel suo ragionamento). Per spiegarmi meglio, faccio un futuribile. Siamo improvvisamente diventati un paese civile e non dico che sia legale il matrimonio gay (non esageriamo), ma i non sposati finalmente possono adottare. Una coppia omosessuale fa richiesta di adozione. Il giudice nega l’adozione sulla base di un suo autonomo convincimento. Sono certo che comincerebbe una campagna dei movimenti per i diritti civili a sostegno di quella coppia e che quel giudice verrebbe accusato di essere omofobo e di discriminare quella coppia in quanto gay. E questo accadrebbe a prescindere dalle motivazioni addotte da quel giudice e per lo più senza sapere di cosa si stia parlando. Esagero? In realtà lo abbiamo visto anche recentemente per un caso molto diverso avvenuto a Roma tempo fa (la coppia gay condannata per atti osceni). Il rischio c’è e mi piacerebbe che Ivan e i tanti che si battono contro ogni discriminazione e per i diritti degli omosessuali si rendessero conto che persone in buona fede possono vederlo quel rischio e dunque si facessero carico della necessità di spiegare perché così non sarà. Con lo stesso coraggio che ha dimostrato ad esempio Cristiana nel prendere le distanze proprio da quella campagna di solidarietà con la coppia di Roma.

I due ragazzi devono giustamente difendere la loro posizione come chiunque altro, ma la questione non deve, secondo me, assumere una connotazione di indirizzo sessuale. Una coppia etero colta nella stessa situazione (pare che a Roma accada di frequente, lo ripeto) ha forse diritto ad una difesa diversa? Proprio nel momento in cui la comunità omosessuale e transessuale italiana è sotto il fuoco incrociato di chi vorrebbe ancora relegarci proprio lì, nel buio dei parchi, del nascosto delle strade, ebbene proprio in questo momento dobbiamo difendere un diritto e non un privilegio.

Fatte le debite proporzioni, per le adozioni negate dovrebbe valere lo stesso ragionamento: una coppia etero a cui viene negata un’adozione (e succede di frequente) avrà forse diritto a una difesa diversa?

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9 comments

  1. Marco, scusa ma ti rendi conto di quello che scrivi? Fammi la cortesia! Per un’ipotesi residualissima ed estrema della reazione cretina di uno tu blocchi i diritti di tutti? Quindi dato che un nero potrebbe eccepire che il controllore è razzista tutti i neri non possono salire sull’autobus? Ma in Italia siete davvero tutti diventati completamente pazzi?

    1. Boh, non mi pare che l’ipotesi di Marco implicasse il ‘blocco dei diritti di tutti’. Marco chiede una presa di posizione chiara rispetto a un’attitudine che riconosce, quella di voler ricondurre qualunque argomento di merito al pregiudizio omofobo (non c’è pregiudizio più tenace del pregiudizio alla seconda potenza, quello contro un altro pregiudizio), e che gli fa prefigurare quell’ipotesi.
      Ma da ieri sera mi sono fatto l’idea che la stia chiedendo alla persona sbagliata.

  2. Farò la parte del reazionario ma su queste faccende continuo ad essere per la naturalità biologica.
    Il fatto che decida un giudice sulla idoneità di una coppia non mi tranquillizza perché è comunque un elemento che viene dopo (e a corredo) di un principio generale.
    Sono favorevole alla massima estensione di diritti ma non all’annullamento della differenza: no alla discriminazione ma anche no alla omologazione.
    Sulla idoneità alla adozione da parte dei single ho una posizione possibilista (ma non sono sicuro) per via della importanza dlle due figure nella costruzione della persnalità del minore.

  3. Guarda, io mi sono fermato assai prima dell’adozione: vale a dire al matrimonio.
    Personalmente non ho nulla contro una normativa che consenta alle coppie omosessuali di vedersi riconoscere una serie di diritti, primi fra tutti quelli pensionistici, successori etc. Che questa normativa si esplichi in una cosa chiamata “DICO” o “MATRIMONIO” è semplicemente una questione lessicale: certo l’omosessuale rivendicherà il fatto di essere “uguale” all’eterosessuale, e quindi di poter chiamare “MATRIMONIO” quella unione, andandosi a scontrare con quella parte della società che non vedrebbe nulla di male nel fatto che due maschi conviventi abbiano la reversibilità pensionistica, ma per motivi ideologici, religiosi o morali non accetterebbe mai di chiamare “MATRIMONIO” quell’istituto.
    Ma, da qualunque parte la vogliamo vedere, se è del tutto legittimo che io ritenga i DICO una cosa buona e giusta, è parimenti del tutto legittimo che altri ritenga che la famiglia debba essere formata da un uomo e una donna e abbia lo scopo precipuo di fare figli.
    La laicità dello Stato si dimostra nel momento in cui si rispettano le scelte etiche di tutti, non quando si impongono le proprie convinzioni agli altri, e ciò sia pure se tali convinzioni hanno la pretesa di essere comprovate scientificamente e maggioritarie nella popolazione.
    Ripeto: quand’anche la maggioranza della popolazione fosse a favore del matrimonio tra omosessuali (il che, a mio modesto parere non è), questo non potrebbe in alcun modo consentire di censurare il pensiero di chi vedesse in questo istituto un peccato mortale.
    La legge italiana riconosce come reato la discriminazione tra persone sulla base della propria opinione politica, ma ciò può in alcun modo impedire di criticare il pensiero politico altrui.
    Allo stesso modo, qualora la legge riconoscesse come reato la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, questo non c’entrerebbe una beneamata fava con l’impedire di prendere posizioni su temi politici quali l’assetto della famiglia.
    Dire “non ti do il lavoro perché sei frocio” è ben diverso che dire “credo che il modello di famiglia debba rimanere quello tradizionale”.
    I tempi del Cuius Regio Eius Religio sono finiti, e il Papa Re non siede più al Quirinale da 140 anni: sarebbe opportuno che il vicepresidente del Partito Democratico si rendesse democratico anche lui.

  4. Ciao a tutti…
    Mi sembra giusto fare delle precisazioni:
    OMOFOBIA – Nessuno vuole o desidera in alcun modo che venga impedito ad alcuni di avere e esprimere un’opinione contraria all’uguaglianza legale tra etero e gay… la libertà di pensiero e di esprimere il proprio pensiero in un Paese civilizzato è sacrosanta. Su questo tema come su TUTTI i temi. Ciò che si vuole contrastare è la discriminazione ossia la mancanza di uguaglianza legale tra etero e gay. Poi, se mi si chiede la mia opinione su come definire le frasi di chi è contrario all’uguaglianza legale tra etero e gay io dico in tutta sincerità che a mio avviso sono di natura palesemente omofobica ossia derivanti da pregiudizi e timori verso le persone omosessuali.
    DICO, PACS E MATRIMONIO CIVILE – Nel momento in cui ci si riferisce a un eventuale provvedimento sulle coppie di fatto la si smetta di riferirsi a quell’orrida propostina soprannominata “dico”. Come ammise la stessa Rosy Bindi essa non mirava a legalizzare le unioni di fatto. Era una proposta che riguardava singole persone in coabitazione accertata all’anagrafe come si può fare in tutta italia dal 1989; quelle singole persone in coabitazione accertata potevano anche essere zio e nipote. Nella proposta non mirava a istituire nessunissimo “contratto” di unione quindi nessunissimo elemento di natura ufficializzante e consensuale che sancisse un impegno alla vita comune. Quando si parla di coppie di fatto, quindi, perlomeno ci si riferisca alla proposta del patto civile di solidarietà tra conviventi (pacs). E, in nome della decenza, non si mischi questa questione con quella della fine dell’esclusione dei gay dalla libertà di recarsi nel municipio del proprio comune di residenza a unirsi in vero e proprio matrimonio civile. Sono due questioni molto diverse, entrambe sacrosante e urgenti.
    – A CLAUDIO CEREDA faccio presente che le differenze si rispettano quando non le si strumentalizza per cercare in qualche modo di giustificare assurdi divieti imposti dall’alto, come appunto il divieto di accedere al matrimonio civile e il divieto di costruirsi una famiglia con figli. Chi, etero o gay, non intende vivere una vita matrimoniale e con figli è e sarà sempre libero di non farlo quindi non vedo dove stia il problema.
    – A M.FISC faccio presente che riconoscere o non riconoscere ai gay il matrimonio vero e proprio è una questione imprescindibile legata rispetto della dignità umana delle persone omosessuali; non è per niente una questione che si limita a essere lessicale. Io sono gay e il fatto che sono gay non mi rende in nessun modo meno degno del matrimonio vero e proprio, non mi rende in nessun modo degno al massimo di scimmiottare chi può unirsi in matrimonio davvero.

  5. (Like per Justin!)

    Sarà quasi un paradosso, ma io riterrei più urgente permettere i matrimoni (veri e propri) omosessuali che fare una legge sulle coppie di fatto stile PACS. Volendo, una coppia etero ha a disposizione l’istituto del matrimonio per sancire la propria unione ed accedere a certi diritti (ed eventualmente doveri) mentre una coppia gay non può neanche permettersi questo distinguo.

    @Fisk: permettere i matrimoni gay non vuol dire imporre le proprie idee, vuol dire permettere a tutti i cittadini di accedere agli stessi istituti. Una famiglia con genitori dello stesso sesso non pregiudica in nessun modo la costruzione e la perpetuazione della famiglia tradizionale (benedetta da Santa Madre Chiesa).

    @Claudio: essere per la naturalità biologica vuol dire che quindi non permetteresti a delle coppie etero sterili di accedere alla fecondazione assistita? oppure non permetteresti loro di adottare?

    1. @Michela, capisco il ragionamento che fai e come ho scritto sono favorevole al matrimonio per gli omosessuali e alle adozioni. Credo però sia sbagliato mettere in contrapposizione i due istituti (matrimonio e pacs). Deve rimanere la possibilità di non sposarsi e alcuni diritti minimi e doveri massimi per le coppie non sposate devono essere stabiliti dalla legge. Sulle tue obiezioni a fisk e claudio concordo con gli stessi argomenti

      1. Non li voglio mettere necessariamente in contrapposizione. Sottolineavo però che una coppia gay non può scegliere se sposarsi/stabilizzarsi o meno. E se si istituissero i matrimoni gay almeno si smetterebbe di discriminare gli omosessuali.
        I PACS non esisterebbero per nessuno gay o etero, mentre il matrimonio sarebbe una possibilità per tutti.
        Che poi un paese civile possa dotarsi anche di una legge per le coppie di fatto non è in disucssione!

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