Ancora sulle prove Invalsi

Ieri ho scritto un pezzo sulle prove Invalsi per Il Post: consiglierei a chi fa politica di andarsi a leggere i commenti. E non lo dico perché la maggior parte sono di approvazione: anche quelli negativi sono secondo me molto istruttivi e rappresentativi di come si divide l’opinione pubblica su questo tema, ma anche sulla scuola in generale.

Tra i commenti che mi sono invece arrivati nella casella di posta, uno mi ha particolarmente colpito.

Per come sono fatte meglio non farle. Arraffazzonate, superficiali e completamente avulse dal percorso compiuto dai ragazzi. Facciamole ma bene. Queste sono solo nocive e fatte da somari.

Sul giudizio di superficialità non entro, mi limito a far notare che le prove sono preparate da ricercatori validissimi e che da una persona di sinistra non dovrebbero mai arrivare dei giudizi così sommari su un lavoratore. Possono sbagliare, come tutti, e possono essere criticati, ma in modo puntuale, non generico e offensivo.

La frase su cui inviterei tutti a riflettere – perché è una critica ricorrente tra i docenti – è invece un’altra: “completamente avulse dal percorso compiuto dai ragazzi”. Questa critica innanzi tutto conferma il grande equivoco (per il quale anche la Gelmini ha grande responsabilità) dietro le prove Invalsi: non sono fatte per verificare se i docenti hanno svolto o meno il loro programma correttamente. Intanto perché i programmi che hanno in testa queste persone (dal Medio Evo alla scoperta dell’America, dalla scoperta dell’America al Congresso di Vienna, dal Congresso di Vienna ai giorni nostri) non dovrebbero esistere più da tempo; e poi perché le finalità delle prove sono proprio altre: conoscere cosa gli studenti del secondo anno delle superiori sanno e cosa non sanno a prescindere – non sembri un paradosso – da ciò che è previsto venga insegnato loro. Nelle diverse scuole si insegnano cose diverse, sarà normale avere risultati diversi. E peraltro se non metti domande “più difficili” non riesci a testare le eccellenze. Mi spiego con un’astrazione banale e sciocca, che spero aiuti a comprendere. Le prove contengono una domanda sul Teorema del Brucaliffo, ma gli studenti del Liceo Scientifico il Teorema del Brucaliffo lo studiano al terzo anno. Poiché la maggior parte di quesgli studenti non risponderà a quella domanda, chi risponderà correttamente risulterà (a parità di altre risposte) “migliore” dei suoi compagni di scuola e dai test risulterà che il 20% degli studenti in generale e il 90% degli studenti dello Scientifico non conosce il Teorema del Brucaliffo. Le scuole avranno una informazione in più e se riterranno che conoscere il Teorema del Brucaliffo è fondamentale per uno studente del secondo anno dello Scientifico cambieranno la loro offerta formativa. Anche il Miur avrà una informazione in più e quando definirà gli obiettivi di apprendimento per i Licei scientifici valuterà se introdurre nozioni connesse alla conoscenza del Teorema del Brucaliffo.

Faccio infine notare il sottile meccanismo psicologico dietro quella frase. Rileggiamola: “completamente avulse dal percorso compiuto dai ragazzi”. A me – non so perché – ricorda tanto quella storiella sugli inglesi. Avete presente? Quella che racconta di come dopo una giornata particolarmente nebbiosa, che ha impedito di salpare ai traghetti che fanno la spola tra Calais e Dover, il Guardian titolò: “Nebbia sulla Manica: il continente è isolato”.

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6 comments

  1. Se eccellenza è conoscere qualcosa che ancora non è stato insegnato…

    Ho guardato le prove di quinta. Non si chiede di risolvere un problema (ma al massimo di scegliere tra soluzioni diverse già scritte), basta saper riconoscere la soluzione giusta, non serve inventarla. Non si chiede di scrivere un testo ma di capirlo e di rispondere a domande a crocette (quindi basta rileggere finché intuisci il senso, non è necessario essere capaci di riformularlo con parole proprie).

    1. le prove di quinta? quali prove di quinta?
      comunque si: eccellenza è anche saper rispondere a una domanda su un argomanto che non ti hanno insegnato

    1. Ok, quindi V Primaria (Elementare). Difficile per un non addetto valutare un test per bambini così piccoli. Io di primaria non mi occupo professionalmente e dunque mi astengo, ma mi fido del tuo giudizio. Ne ho letti anche di molto diversi, comunque.

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