Acqua: perché un sì, perché un no

Come promesso, eccovi le motivazioni della mia personalissima “sentenza” a proposito dei referendum sull’acqua: un “sì” (scheda rossa) e un “no” (scheda gialla).

I termini della questione sono ben espressi qui (consiglio la lettura: c’è una scheda per ogni referendum): non si voterà sulla privatizzazione dell’acqua, come ci hanno raccontato, ma sulle modalità di gestione del servizio idrico. In un paese normale basterebbe questa scoperta a gettare discredito sui promotori che ci hanno bellamente preso in giro, ma lasciamo perdere l’orgoglio del cittadino ferito e concentriamoci sul merito dei quesiti.

Come riportato dalle schede linkate sopra, in caso di vittoria dei “sì” al primo quesito, i comuni “potrebbero ancora cedere ai privati parte delle azioni delle società che gestiscono le risorse idriche, ma senza gli obblighi e gli scatti previsti dal decreto Ronchi”. In caso di vittoria dei “sì” al secondo quesito, verrà invece abolita la norma che “stabilisce che la tariffa per l’erogazione dell’acqua sia calcolata prevedendo la remunerazione per il capitale investito dal gestore” e dunque di fatto impedito ai privati di impegnarsi nel settore idrico. In poche parole, il mio “sì” (scheda rossa) è per non obbligare i Comuni a rivolgersi al mercato, il mio “no” (scheda gialla) e per non impedire loro di farlo se lo ritengono opportuno.

Per arrivare alla mia decisione, ha pesato molto la lettura di un progetto di legge, il numero 3865, presentato dal mio partito lo scorso autunno. Mi piace molto perché riesce a contemperare tutte le esigenze di cui si deve a mio avviso tenere conto: in un’ottica sussidiaria, regolare l’apporto del privato per migliorare un servizio che in alcune realtà del Paese – è il caso di dirlo – fa veramente acqua; scongiurarne la fuoriuscita là dove è già presente; evitare che tutto questo venga fatto pagare in modo eccessivo ai cittadini. Per dirla con le parole della relazione introduttiva al medesimo progetto di legge:

Le questioni per noi centrali in tema di acqua sono: il riconoscimento del valore pubblico dell’acqua e delle infrastrutture idriche; la valutazione più attuale del costo della risorsa anche nell’ottica di un uso più oculato; il controllo, la tutela, la valorizzazione, il risparmio della risorsa idrica da utilizzare con criteri di solidarietà, anche salvaguardando aspettative e diritti delle generazioni future, facendo riferimento al patrimonio ambientale; la necessità di investimenti certi che non gravino in maniera eccessiva sulle tariffe a carico dei cittadini; la definizione di un rigoroso meccanismo di controllo sulla qualità dell’acqua; la costituzione di un’autorità terza, indipendente e a tutela dell’interesse pubblico che vigili proprio sull’andamento delle tariffe in rapporto alla qualità dei servizi erogati e alla loro efficienza.

Dunque ai miei occhi un’ottima legge che qualora prevalesse il “sì” al primo referendum potrebbe tranquillamente essere approvata l’indomani mattina in quanto non ne viola il principio (nessun obbligo di procedere alla gara, ma possibilità di farlo), ma sarebbe molto complicato, se non impossibile, approvare in caso di vittoria del “sì” anche nel secondo quesito. Infatti questa proposta di legge prevede che il capitale investito sia remunerato. Non esclusivamente in modo diretto con la tariffa, ma indirettamente sì. Infatti l’art. 8 prevede che quando “la quota di ammortamento degli investimenti determina una modulazione delle tariffe anomala in eccesso rispetto ai valori medi nazionali” si compensi con un Fondo nazionale, ma l’art. 10 prevede che la tariffa sia calcolata anche tenendo conto di una quota da destinare al suddetto Fondo nazionale, che funzionerebbe quindi come una sorta di assicurazione – pagata dalla collettività – per i cittadini che vivono in luoghi dove l’investimento per il servizio idrico ha costi maggiori.

C’è un motivo in più per votare “no” al secondo quesito che non viene sufficientemente considerato: là dove esistono già società a capitale misto pubblico-privato, in caso di vittoria del sì con conseguente uscita dei privati, i Comuni saranno obbligati a ricomprarsi le quote a suo tempo cedute loro, indebitandosi o comunque riducendo la possibilità di erogare servizi ai propri cittadini. Siamo sicuri di potercelo permettere?

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29 comments

  1. D’accordo sulla premessa (l’imbroglio della privatizzazione dell’acqua:superficialità o malafede?) e sulle motivazioni che ti portano a dire un sì e un no. Io però comunque voterò due sì: il primo abbastanza convinto sulla sk rossa e il secondo, evidentemente, per nulla convinto (sk gialla) e solo per una bieca valutazione politica: in questa situazione e con tutto quello che sta succedendo in Italia, credo ( e il “credo” ha molto il senso del dubbio) che non possiamo permetterci il no. Lo so che così si rischia di far fuggire il privato, ma questo è il prezzo, ahimè, da pagare all’incarognimento del confronto politico in Italia.

  2. a me non piace il ragionamento “voto quattro sì per dare una spallata al governo”.
    tuttavia, anch’io – nella mia ignoranza – trovo abbastanza ragionevole il progetto di legge del pd e voterò sì anche per quello. perché so che votando no, sarà più difficile modificare la legge ronchi.

    1. voi siete matti. tutti dicono che la consultazione non ha valenza politica. anche si dovesse raggiungere il quorum (e non accadrà) non ci sarà nessuna spallata.
      l’unico referendum con valenza politica è quello sul legittimo impedimento perché riguarda direttamente lui (e dobbiamo ringraziare di pietro)

      1. scusa, il “disco rotto” ma il problema di vostri liberal-riformisti-etc etc. è che per andare dietro alle miserie del reale (“come fanno i comuni dissestati a ricomprarsi le quote?”) perdete di vista la questione ideale:

        E’ giusto o non è giusto che la gestione dell’acqua sia affidata a enti (pubblici o privati, cambia poco) che debbano trarne un profitto? A seconda di come rispondi alla questione, decidi se votare SI o NO al referendum, che tu sia del PD, del terzo polo o del partito pensionati.

        Però non giriamo intorno a capziosità varie. Facciamo un poco di sana psicanalisi di partito? :) Come sul nucleare, voi liberal avete il dente avvelenato con la segreteria perché odiate il fatto che il PD su sti’ referendum sia stato tirato per la giacchetta da Vendola e Di pietro sul filone non raziocinante-emozionale.

        E vabbeh Champ, fatevene una ragione, certe volte tocca a noi “forcaioli” adeguarci alla direzione moderata, altre volte siete voi a dovervi fingere radicali… Va così nei partiti “di governo momentaneamente all’opposizione” ;)

      2. tutti dicono che la consultazione non ha valenza politica, ma a me stanno arrivando miriadi di messaggi, e-mail e quant’altro che mi dicono “quattro sì per punire il berlusca”.

        1. se è per questo i referendari dicono anche che si riduce la bolletta del 7%… se vi piace farvi prendere in giro o avete bisogno di alibi per votare contro il vostro interesse fate pure.

  3. Due precisazioni. La prima è che la legge che il PD propone non è in contrasto col referendum. Esattamente come non lo erano le nuove leggi per il finanziamento ai partiti, quella per l’iscrizione automatica ai sindacati e quella sulla legge per l’apertura dei negozi la domenica. I referendum abrogano leggi senza impedire di farne di migliori.

    La seconda è che “privatizzare la gestione dell’acqua” o “privatizzare l’acqua” a me sembrano sinonimi. Che non si privatizzassero le nuvole o la pioggia lo sapevamo tutti.

    1. 1) come sai, per i primi cinque anni puoi approvare solo leggi coerenti con lo spirito referendario. e quella di bersani non lo è (per quel che riguarda il secondo quesito). Resta poi l’assurdo di appoggiare un referendum che sostiene una tesi opposta a quella da noi enunciata in una pdl, ma lasciamo perdere
      2) non sono sinonimi, ma comunque non si parla nemmeno di “privatizzazione della gestione dell’acqua”.

      1. 1) Credo i tre esempi che ti ho fatto dimostrino che si può trovare una soluzione ragionevole.
        2) Si posso chiamare le cose in tanti modi, ma se devo pagare un privato perché mi dia un servizio è una privatizzazione. Il motivo per cui un privato dovrebbe fare meglio del pubblico è un mistero insondabile. Abbiamo già regalato ai privati il diritto di far cassa in modo vergognoso sulle autostrade, sul gas e sulla corrente (tutti settori in cui i prezzi sono aumentati molto più dell’inflazione). Potremmo anche imparare dai nostri errori (nostri perché confesso che quando venne venduta l’Enel ero tra chi credeva sarebbe migliorato il servizio).

        1. Stai cambiando discorso, Alessandro. Nel merito dissentiamo e io resto della mia idea come tu resti della tua. Io ho ragione e tu torto, ma è un dettaglio :-)

          Il punto su cui hai commentato prescinde dal merito specifico dei quesiti. Io sostengo che i referendari ci hanno preso in giro: nessuna privatizzazione è in corso (il decreto ronchi, che io voglio modificare – il primo si – e dunque non difendo, comunque mantiene la possibilità di soluzioni in house) e il secondo quesito manco riguarda il decreto ronchi.

          Sul secondo punto, tu dici “si può trovare una soluzione ragionevole”. Io ti dico che si può trovare, manon può essere la legge primo firmatario bersani (che prevede di remunerare il capitale) e che mi sembra insensato, incoerente, assurdo e tutto quello che vuoi che un partito contraddica se stesso a distanza di SEI mesi.

        2. Uscendo dal discorso acqua, a me non sembra inconcepibile che un partito cambi idea. Io sto nel PD perché so che posso riuscire a convincere le persone e cambiare la linea ufficiale. Questo dà senso al nome “democratico”.
          Non credo tu dissenta su questo.
          Può esserci un rischio di comunicazione verso l’esterno, chiaro. Ma preferisco un partito attaccabile perché cambia idea a uno dove si deve obbedire alla linea.

  4. Anch’io ho cercato di approfondire, prima di decidere per il sì anche al secondo quesito sull’acqua.
    Non sono preoccupato dell’intervento dei privati nella gestione, solo se la finalità dell’investimento (e quindi degli utili) è il miglioramento della rete distributiva e del servizio, non la speculazione sulle tariffe.
    La normativa sottoposta a referendum non lo garantisce.
    Si stimano oggi in circa 60 miliardi gli euro necessari alla manutenzione degli acquedotti colabrodo.
    Costando l’acqua circa 1€ per 1000 litri, la ragione per cui i privati potrebbero appetire l’affare sta nell’aumento delle tariffe a parità di servizio.
    Per di più in regime di oligopolio, e questo, trattandosi di acqua, non va bene.
    Secondo un recente documento della Corte dei Conti, i profitti delle utility privatizzate si devono “in larga parte più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi, all’aumento delle tariffe, che risultano notevolmente più elevate”.
    Condivido infine la proposta di legge del PD, per le ragione che Marco ha spiegato molto bene.

    1. Non è oligopolio, semmai monopolio naturale. L’unica osservazione che sta facendo vacillare la mia convinzione per il no è quella di leftwing http://www.leftwing.it/economia/343/acqua-e-liberta
      che sostanzialmente dice “il principio del 23bis di introdurre la contendibilità per il mercato non è di per sè sbagliato, il problema è che la data per l’affidamento competitivo è troppo vicina e mancano regole e authority.
      Però aggiungo che bisogna soppesare il costo di “tornare indietro” in settori in cui la liberalizzazione dei spl farebbe bene, come ad esempio il tpl.
      Soprattutto alla luce della convinzione che il decreto ronchi non farà tutti questi danni, vosto che i comuni hanno sempre la possibilità a) di affidare a gestore pubblico tramite gara (dipende da come è strutturato il bando, vedi tpl) b) di indire la gara a doppio oggetto e mantenere maggioranza e controllo, c) di affidare in house (l’AGCM dovrebbe rispopndere in 60 gg, ahaha)

  5. Prepariamoci comunque ad un mondo nel quale i servizi essenziali toneranno a configurarsi come una fonte di gabelle a favore di qualche prepotente. In Italia abbiamo società che fanno miliardi (in euro) tramite concessioni su acque minerali che vengono pagate qualche spicciolo. Una cosa indecente pretendere di tassare al rubinetto di chi si trova senza lavoro. A questi signori il diluvio di soldi che prendono ancora non basta? A quando una tassa sulla pressione arteriosa troppo bassa?

    Altra faccenda: nessun Comune può impedire a nessuno di farsi un pozzo ad uso domestico; siamo o non siamo liberali? La libertà non può esistere solo per i padroni, è un giochino destinato a durare poco. Gli improvvisati gabellieri hanno pensato per un attimo a quale demenziale esplosione di concessioni domestiche stanno per creare? Qualcuno ha ragionato almeno per un secondo sui danni inferti alle nostre malandate falde da questo rovinoso ritorno ai metodi del passato? Abbiamo lottato per anni per razionalizzare le reti (leggasi: accentrare i punti di prelievo e sorvegliarli in modo adeguato); adesso ci vogliamo raccontare che in realtà caratterizzate dalla presenza di decine di pozzi abusivi semidistrutti per kmq è bene incentivare i privati ad aggiungerne altri? A che scopo?

    In Italia si prepara una grave involuzione nella gestione dell’acqua; forse sarebbe il caso di parlarne. L’acqua è stata dipinta come una commodity con rilevanti aspetti finanziari; in realtà, più che una merce, è la chiave del futuro. Meno fantastilioni e più intelligenza, altrimenti non ne usciamo.

  6. (Marco esposito su NfA)

    I dubbi riguardano la legge, non il concetto pubblico-privato, che in questo caso, secondo me, non c’entra.

    1. La gara. Non c’è alcuna indicazione su come dovrebbe essere svolta. Io, per esempio, avrei scritto che la gara è affidata a chi si offre di investire di più e far pagare di meno, perchè il concetto da cui si parte oggi è che il 40 % circa dell’acqua immessa viene persa, se investi è per recuperare quel 40 %, se recuperi quel 40 % non hai assolutamente bisogno di alzare le tariffe, anzi le devi abbassare. Di questo concetto non c’è traccia nella legge, tra l’altro per superare il referendum bastava indicare le modalità di gara in maniera minuziosa, invece c’è la genericità più totale. Allora io voto SI’ all’abrogazione, perchè siamo in Italia, e non in Finlandia, perchè non è vero che gli Enti Pubblici possono fare quello che vogliono, essendo anche loro soggetti al Patto di Stabilità, e le assunzioni devono avvenire per concorso (teoricamente, come le aggirino non lo so).

    2. La renumerazione del capitale investito.

    Il quesito che sarà sottoposto a referendum abrogativo riguarda l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito.

    Tale renumerazione è fissata dalla stessa legge (?) al 7% annuo (non abroga la possibilità di fare debiti, chi ha scritto questo è fuori strada), e non capisco proprio perchè “investire nelle reti idriche”, un’attività sostanzialmente priva di rischio, visto che se non paghi ti tagliano l’acqua e senza, pare, muori, debba rendere più dei titoli di stato portoghesi, in cui c’è un elevato rischio di default.

    Allora, giusto parlare del “come vorremmo fosse”, ma guardiamo ai fatti: i due quesiti riguardano aspetti cruciali del modo in cui si fanno gli affari in Italia: nessuna trasparenza e rendimenti più che garantiti, che i poveri cristi nemmeno si sognano.

    Quindi, favorevoli al NO, non guardate il dito che indica la Luna, ma guardate la Luna: è giusto che un monopolio naturale sia gestito così ? Poca trasparenza e rendimenti (e che rendimenti !! il 7 % annuo!!) garantiti ? se è giusto, per favore non parlate più, ma proprio mai più, di Alitalia, Ferrovie, Poste, Banca del Sud, e qualsiaisi altra amenità partorita dai finti liberisti.

  7. Ho sempre pensato che la posizione di Champ fosse quella giusta dal punto di vista del merito, ma sostanzialmente ininfluente dal punto di vista del metodo.
    Noi dobbiamo confrontarci con uno strumento, il referendum abrogativo con quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto, che non lascia scampo. Si tratta di una consultazione “vado/non vado” a votare, dove il sì e il no sono lasciati sullo sfondo, sostanzialmente ininfluenti perchè vincerano di gran lunga i sì. Anche la posizione di altri che dicono “non ritirerò una scheda” rimane ininfluente perchè chi si comporta in questo modo è una piccolissima minoranza.
    Bene ha fatto quindi il PD ad adottare lo slogan “4 sì”, perchè è l’unico modo per convincere la gente ad andare a votare e dobbiamo convincerne tanta, proprio tanta. Mettiamoci al lavoro.

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