Apologia del confronto. Ovvero: tu gusts is meglio che uan

Da quando le ragioni del “no” sono entrate più pesantemente nella discussione pubblica (sul web, perché sui media non se ne parla molto) questa discussione è cresciuta parecchio.

È normale che sia così se la discussione è condotta da chi è disposto a mettersi – perdonate il gioco di parole – “in discussione”: ad ascoltare le ragioni del prossimo, sgombrando la mente dal pregiudizio ideologico (tutto ciò che è privato è brutto, tutto ciò che è pubblico è bello, o viceversa), dalla propaganda (“l’acqua non si vende”), dalle ragioni di opportunismo politico (la spallata a Berlusconi, la difesa di Berlusconi).

L’ho provato anche su me stesso. Dal momento in cui ho iniziato ad approfondire, sul nucleare ho cambiato idea due volte (sul referendum, non sul nucleare in sè) e sull’acqua sono passato da un “no” d’istinto e figlio del pregiudizio verso i referendari ad una posizione più ponderata. Ricordo benissimo che la mia prima motivazione per il no è stata “non voglio combattere (e perdere) una battaglia non mia” e oggi invece è “un si e un no è la posizione più coerente con la proposta di legge del Pd”.

Non c’è bisogno di dilungarsi oltre per far emergere la differenza di approccio e quanto sia preferibile il secondo tipo.

Un’ultima cosa: il confronto è utile a tutti e in particolar modo ai partiti politici. Ieri Bersani – visto il dibattito, viste anche le accuse di incoerenza che gli sono piovute addosso – in Direzione ha sentito il bisogno di precisare il suo pensiero per smentire chi si era affrettato a rivendicare alla battaglia dei referendari un cambiamento di linea del Segretario del Pd su liberalizzazioni, principio di sussidiarietà e ruolo del profit nei servizi pubblici.

Su governance e investimenti voglio essere chiaro: io non ho cambiato idea. C’è un disegno di legge scritto e presentato in Parlamento dal Partito democratico. Ben prima del referendum abbiamo indicato come dovrebbe essere l’assetto normativo. E questo progetto previsto per tempo è appunto il modo per colmare la lacuna normativa che verrebbe lasciata dalla vittoria del sì.

Io continuo a credere che votare un “sì” e un “no” sia più corrispondente con questa posizione, ma sul fatto che Bersani non ha cambiato idea la parola di Bersani mi risulta valga più di quella di Gilioli e della mia.

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