Salviamo il Referendum: se non ora, quando?

Fisk ha scritto una cosa molto condivisibile:

Ci sarà un giorno in cui il risultato di questi referendum verrà utilizzato per impedire che questo paese sviluppi le potenzialità scientifiche che avrebbe; per comprimere ancor di più i diritti della difesa nel processo penale; per piazzare burocrati incapaci e corrotti alla guida di aziende idriche inefficienti e indebitate; per dare una giustificazione all’ulteriore aumento delle tasse locali al fine di coprire gli sprechi.

Quello che non mi convince è la conclusione del suo ragionamento.

Tutto questo io non lo voglio, e se avessi potuto l’avrei scritto, su quelle schede. Ma il referendum è così: o SI o NO. Ed è per questo che, nonostante abbia vinto, io resto ferocemente contrario.

Io credo che il problema che lui pone non sia nello strumento in sè, ma nella sua degenerazione attuale, che ha espulso le ragioni di tutti (del sì, del no e dell’astensione) dal dibattito pubblico, trasformando la campagna elettorale referendaria in una corsa per il quorum dove tutto è ammesso. Sull’ultimo numero di qdR ho proposto una soluzione per risolvere il problema senza buttare a mare l’unica forma di democrazia diretta prevista dai Costituenti. Dovesse fallire anche questa, mi accoderò a Fisk e chiederò l’abolizione del Referendum.

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7 comments

  1. Io invece sono per lasciare il quorum, anche magari con l’innalzamento del numero delle firme.

    Il mio ragionamento è questo (lo sto postando qua e là): non votare ad un referendum non è menefreghismo, ma accettazione di una legge già approvata democraticamente da un parlamento democratico. Se si vuole che una legge che è passata attraverso una doppia lettura, la ratifica del Presidente della Repubblica, che è passibile di ricorso alla Corte Costituzionale venga abolita, è bene che lo faccia un gran numero di cittadini: la maggioranza. In senso stretto sto addirittura dicendo che a raggiungere il quorum deve essere il SI, ma forse può già andar bene come va ora.

    Per un ipotetico referendum propositivo, invece, lo toglierei il quorum, perché lì sì che ognuno deve dire la sua, e chi vi rinuncia delega agli altri.

    1. Il ragionamento che fai tu è quello che hanno fatto i Costituenti. Io però dico una cosa diversa: il risultato ottenuto è che il voto è solo ed esclusivamente “di pancia” tanto che molti (fisk è solo un esempio) iniziano a preferire la sua abolizione (abolizione del referendum non del quorum).

      La mia quindi è una proposta per “salvare” il referendum. Aumentare la qualità del dibattito e quindi salvarlo da se stesso.

      Si può non essere d’accordo e continuare a preferire la “purezza” originale, ma secondo me è rischioso.

      La mia scommessa è che con un meccanismo come quello tedesco la qualità del dibattito sarebbe maggiore, ma soprattutto il voto sarebbe più consapevole e dunque di “qualità” superiore.

      Come ho scritto, per me l’alternativa è dare ragione a Fisk

  2. A dire il vero Fisk è sempre stato favorevole all’abolizione del quorum accompagnata da un *significativo* innalzamento del numero di firme necessarie per la convocazione dei comizi: ne parlavo qui http://blog.mfisk.org/2008/10/referenda.html (ormai è passato un bel po’ di tempo) e varie volte dall’amichetto .mau.
    Il problema che pongo tuttavia è un po’ diverso, ed è quello relativo alla “necessaria” politizzazione del quesito, che alla fin fine si risolve sempre in un SI o in un NO al governo in carica pro-tempore.

    1. Non ho capito il riferimento al “vero fisk” (forse che quello che ho linkato è falso?).

      Io penso che il mio “accorgimento” (più dell’abolizione tout court per le ragioni che ho detto nell’articolo) consenta anche di ridurre l’impatto del giudizio sul governo in carica.
      Anche questa peraltro è tutta da dimostrare, visto che non credo che la maggioranza assoluta degli italiani domani andrebbe a votare contro berlusconi.

        1. ops: mi devo ricordarre di chiedere il rimborso per quel corso di lettura veloce che ho fatto al club di paperoga (tutta colpa di Pisapia)

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