Evitateci almeno Grillo

“Qui non si tratta più di come si fa una ferrovia, qui si tratta di come funziona una democrazia”. Le parole di Pier Luigi Bersani sono inequivoche: gli scontri di domenica hanno definitivamente chiuso ogni ragionamento nel merito della vicenda e spostato il piano della discussione su quello del rispetto delle più elementari norme di convivenza democratica.

Le mediazioni che si sono susseguite in questi dieci o più anni di tormentone TAV erano già sufficienti a schierarsi con il ministro dell’Interno pro tempore che ha mandato le Forze dell’ordine a far rispettare gli accordi presi: con l’Europa, con gli imprenditori che si sono aggiudicati gli appalti, con la comunità locale che ha ottenuto molte modifiche al progetto iniziale. Perché tra le regole di convivenza democratica c’è anche il rispetto reciproco degli accordi presi. Legittimo che a qualcuno quegli accordi possano non bastare, ma questo è ciò che hanno ottenuto. Lo Stato è lì anche per far rispettare i patti e, proprio per consentirglielo, allo Stato e solo ad esso una democrazia concede l’uso controllato della violenza e di ricorrere alla limitazione temporanea della libertà dei suoi cittadini. Da domenica a questa norma di buona convivenza democratica se ne aggiunge una seconda: chi lancia bombe all’ammoniaca contro operai e poliziotti non solo è fuori dalla storia, ma è anche giusto che vada dentro, dentro una galera.

Per fortuna dunque Bersani non sembra per ora ascoltare le sirene di chi gli chiedeva di riflettere, di attendere, di avere un atteggiamento più aperto alle ragioni della protesta nel nome della realpolitik, della costruzione della più ampia coalizione di centrosinistra. Il Pd non avrebbe retto ad un atteggiamento diverso da parte del proprio gruppo dirigente. Il Partito Democratico è il partito della modernizzazione del Paese o non è, Il Partito Democratico è il partito della legalità o non è, Il Partito Democratico è il partito che tratta soluzioni condivise nel rispetto delle comunità locali e che poi sta ai patti o non è.

Per senso di responsabilità evito di commentare l’ennesimo remake di “nè con lo Stato, nè con le Br” in cui si è prodotto il Soave Narratore o le ambiguità del “liberaldemocratico” Di Pietro, ma bisogna che a un certo punto ci si chiarisca con questi potenziali alleati: non è che vale tutto… Dopo i fatti di domenica, spero però che almeno su Grillo, che specula su vicende come questa, si possa finalmente mettere la più classica delle righe sopra: basta! A maggior ragione dopo che, avendo evidentemente capito di averla fatta fuori dal vaso, si è prodotto in una timida e imbarazzata marcia indietro (pare sia stato travisato, come un Berlusconi qualsiasi).

Basta aperture di credito, basta viaggi nelle woodstock grillesche o ammiccamenti ai Vaffa-qui e Vaffa-là. La smettano anche quelle anagraficamente giovani promesse democratiche che (nel nome del vecchio, vetusto monito “nessun nemico a sinistra”?) si ostinano a invocare un dialogo del Pd con chi ha chiaramente optato per una scelta che gli scienziati della politica definirebbero banalmente “antisistema”. E basta anche nascondersi dietro la formula di rito: “Grillo è una cosa, ma il Movimento e i suoi seguaci un’altra”. Affermazione certamente vera, ma altrettanto paracula: se in quel movimento c’é qualcuno che vuole portare avanti dei progetti per il Paese, mettersi al servizio della collettività, lottare per delle idee, cominci con il liberarsi di chi con i suoi proclami incivili li infanga e li umilia per i propri fini (siano essi gonfiare il proprio portafogli, soddisfare il proprio ego o entrambe le cose non è importante).

I grillini si liberino di Grillo o il discredito del santone genovese ricadrà su di loro. Hanno qualcosa di autonomo e indipendente da dire? Lo dicano! Se così non sarà il Pd non perda altro tempo con loro. Tempo non ce n’è più: abbiamo da governare una Nazione, la nostra, che ne ha tanto tanto bisogno.

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One comment

  1. Non bisogna però confondere il bisogno della nazione di essere governata con il bisogno del Pd di governare; nè far sì che quest’ultimo bisogno porti a sposare acriticamente una decisione legittima ma discutibile(la Tav in ValSusa) e però mal discussa, peggio attuata e pessimamente sostenuta(siamo di fronte per l’ennesima volta ad una gestione dell’ordine pubblico indegna di una democrazia civile, dove l’uso della violenza è tutt’altro che controllato ed efficace). Modernizzare non significa sotanto “fare perchè va fatto”-quello è l’ultimo passo, che diventa poi assolutamente sbagliato se si salta, con italica approssimazione, tutto ciò che viene prima- ma anche “capire se, ancora, conviene”. E lasciare per strada, oltre al Grilletto Parlante, tentazioni di personalistiche e unilaterali ridefinizioni del “Ghe pensi Mì”.

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