Andrea Sarubbi e la credibilità

Andrea Sarubbi è intervenuto in Aula per dire la sua sui “costi della politica” e ha colto esattamente il punto della questione.

Prima di arrivare in Parlamento io lavoravo in tv: avevo un contratto triennale di esclusiva con Rai. Prendevo, alla fine dell’anno, più o meno quello che ricevo oggi come deputato; mangiavo a mensa con 5 euro, avevo naturalmente i rimborsi dei biglietti del treno e dell’aereo, nonché dei taxi; più di una volta mi è capitato di salire su automobili aziendali con autista; ricevevo addirittura in comodato d’uso dei vestiti per le mie dirette. Eppure, non ero visto dai telespettatori come un privilegiato, come un mangiapane a tradimento: anzi, non era raro che qualcuno mi incontrasse per strada e mi stringesse la mano. […] Se capitava a me, immagino che capiti ancora di più ai conduttori televisivi di primissima fascia, che hanno contratti milionari: eppure, quando questi milionari denunciano la casta sono ritenuti credibili, e non interessa a nessuno che guadagnino in un mese quello che il deputato medio guadagna in un anno. Ecco, allora, il punto: non è probabilmente un problema di soldi – perché non mi risulta che quarant’anni fa un solo italiano abbia contestato l’indennità di Alcide De Gasperi o di Giorgio La Pira – ma di credibilità. È che non siamo ritenuti degni di quella cifra, perché non siamo ritenuti degni di nessuna cifra.

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