My premier, right or wrong

In un inciso di un mio recente articolo per qdR mi è capitato di polemizzare con Stefano Fassina per una sua affermazione infelice nella quale sosteneva che le richieste della Ue possono essere disattese in quanto provenienti da governi di destra. Ho scritto:

L’Europa ci sta bene solo quando a governare sono i “partiti fratelli”? Perfino il PCI aveva un maggiore rispetto per le istituzioni. E fino a prova contraria l’Europa resta un’istituzione anche quando a governare sono le destre.

Mi è tornata in mente questa cosa leggendo un post di Sofri Jr. che lui ha definito giustamente “popolare”. Io invece – tanto per cambiare – sarò impopolare.

Luca Sofri si chiede se sarebbe d’accordo o meno ad aumentare le tasse per i super-ricchi, come chiesto – negli Stati Uniti – da Warren Buffett. Dice Luca:

Sarei motivato, io, a fare la mia parte consegnando utili soldi a una maggioranza politica che finora ha dimostrato solo di saperli buttare o impiegare male? Non è questione di appartenenza, ma di esperienza: fossi un Warren Buffett italiano non mi fiderei, e destinerei i miei molti soldi a imprese benintenzionate e utili fuori dal controllo di un governo sciatto e incompetente come si è dimostrato questo.

Il primo rischio che vedo in questo approccio al tema tasse (perché è di questo che parla Buffett, non di altro) è che possa essere facilmente esteso da un discorso ipotetico e circoscritto ai più ricchi, ad uno più generale. Non c’è molta differenza tra questa affermazione e quella di Berlusconi che tanto fece discutere sul fatto che se un contribuente pensa che le tasse sono troppo alte è in qualche modo giustificato se non le paga. L’unica differenza è che Berlusconi pensa che siano soldi buttati chiunque governi, Luca solo se governano questi signori: sinceramente, se fossi costretto a scegliere (e per fortuna così non è), tra i due approcci preferisco quello di Berlusconi, almeno ha un suo fondamento di filosofia politica.

Il secondo rischio che vedo è legato al fatto che si sta creando un clima contro il cosiddetto “contributo di solidarietà”. Il Pd è contrario (lo ha definito un colpo al ceto medio: 150.000 Euro ceto medio?), Casini è contrario, un pezzo di Pdl è contrario, il cuore di Berlusconi gronda sangue: scommettiamo che come minimo verrà ridimensionato? Sulla base di ragionamenti come quello di Luca, cosa dovremmo fare quando lo ridimensioneranno o lo aboliranno? Gioirne?

Il principale motivo di dissenso però è un terzo. Ed è rafforzato da una seconda affermazione di Luca.

Non vi sembri in contraddizione con la mia solita insistenza a fare ognuno la sua parte: in questo caso la parte di un governo che ha in mano un paese in crisi e ha perso ogni fiducia è ritirarsi e fare scegliere agli italiani a chi consegnare i propri sacrifici e la propria disponibilità a collaborare in una situazione nuova. Con questo governo, sono buttati via e nessuno si fida.

Come si capisce dal richiamo a Fassina e ai governi europei che ho fatto in premessa, è questo restringimento di prospettiva della mia parte politica e di chi vi fa riferimento a preoccuparmi maggiormente: parafrasando il celebre motto, bisognerebbe sempre tenere presente che “right or wrong” è del governo del Paese che parliamo. Anche quando è composto da inetti, incapaci e incompetenti.

Gli italiani “a chi consegnare i propri sacrifici” lo scelgono ogni cinque anni. Questa parte di mondo ha inventato lo Stato e poi le elezioni anche per toglierci dall’imbarazzo di dover decidere ogni volta noi cittadini se questa o quella tassa ci piace, se questo o quel sacrificio è da sostenere oppure no: sono da sostenere tutti i sacrifici che un Governo e un Parlamento democraticamente eletti ci chiedono. In altri termini, se le tasse per i “super-ricchi” fossero troppo basse (come negli States, almeno secondo Buffett) sarebbe giusto alzarle a prescindere da chi ci governa.

Ed è proprio qui il punto: il motivo per il quale la proposta di Buffett non è applicabile all’Italia – anche se governasse il più onesto e preparato dei governi – è che da noi le tasse per i super-ricchi che le pagano non sono troppo basse, dato che il prelievo supera il 50% anche per quelli che sono semplicemente benestanti. Il problema dell’Italia è che solo 500.000 persone dichiarano più di 90.000 Euro (e un terzo di questi più di 150.000 Euro). Ecco perché – in attesa che l’evasione fiscale venga per lo meno ridimensionata – una tassa sul patrimonio immobiliare “fortemente progressiva, con larghe esenzioni e che inglobi l’attuale imposta comunale unica sugli immobili”, come quella proposta dal Pd, sarebbe auspicabile. Io poi la farei molto progressiva e quindi aggiuntiva e non sostitutiva del contributo di solidarietà, ma questo è un dettaglio.

Seguendo il ragionamento di Luca, invece, anche una tassa siffatta sarebbe inaccettabile finché non cambia il governo ed è per questo che quel ragionamento, seppur così popolare, proprio non mi convince.

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