Dal “ma anche” al “neanche”. Anche per lo sciopero?

Tra Napolitano e Landini, io scelgo Napolitano. Ci tenevo a dirvelo.

Io, sul Facciacoso

Il Foglio dà conto di un’iniziativa di alcuni parlamentari che stanno predisponendo un documento per prendere le distanze dallo sciopero del 6 settembre e premere perché il Pd non vi aderisca. Il senso dell’iniziativa è molto semplice ed è riassunto dall’On. Misiani con un concetto simile a quello che io avevo espresso in modo semiserio. Dice il tesoriere del Pd:

Noi non ci dobbiamo essere, non ci dobbiamo cascare. Noi è giusto che in un momento delicato come quello che sta attraversando il nostro paese non perdiamo di vista l’orizzonte dialogante e responsabile suggeritoci in questa fase dal presidente Giorgio Napolitano.

Questa vicenda dello sciopero e dei posizionamenti dell’opinione pubblica di sinistra (e dei loro partiti di riferimento) rispetto ad esso, credo abbia a che fare con quella malintesa pretesa di qualcuno di appartenere (lui solo, ovviamente) alla Tribù delle Schiene Dritte. Rivendico il diritto di poter essere contro il governo e la manovra da esso predisposta e considerare al contempo lo sciopero un grave errore. Prendendo ancora a prestito le parole di Misiani.

E per quanto la manovra presentata dal governo sia iniqua e a mio avviso non all’altezza della situazione, l’idea di uno sciopero convocato durante la discussione parlamentare della manovra mi sembra sia quanto di meno appropriato si potesse proporre in questo frangente; e credo sia anche un clamoroso passo indietro rispetto alla fase in cui sembrava si fosse creata una significativa unità delle organizzazioni sindacali.

Interessante la lettura delle posizioni dell’altra campana piddina. Nell’articolo del Foglio vengono portate avanti dal Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd.

Mi sembra una reazione più che giustificata [quella della Cgil, n.d.r.]. Questo non vuol dire che il Pd debba aderire allo sciopero, attenzione. Ma non vuol dire neanche che sia un errore partecipare a quello sciopero.

Lo cito per due motivi. il primo è che Orfini conferma con le sue parole che i dirigenti accreditati di essere i più vicini al Segretario hanno effettivamente in testa il passaggio dal partito del “ma anche” a quello del “neanche”.

Il secondo motivo è più serio. Il commento di Orfini (come l’equidistante cautela usata da Bersani ieri su questo tema) mette in luce che nel Pd ci sono due posizioni, entrambe legittime (ci mancherebbe altro). Spero vivamente che si confrontino alla luce del sole, senza scomuniche reciproche (o – peggio ancora – dall’alto). Lo spero perché sono discussioni così che formano l’identità di un partito politico.

E benché pensi che in politica quasi nessun momento sia “epocale”, quasi nessun errore sia irreversibile, come quasi nessuna scelta azzeccata sia definitiva; benché pensi che non valga nulla di tutto ciò, spero proprio che l’iniziativa di Misiani e soci abbia successo e chi è d’accordo con lui si dimostri maggioritario.

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8 comments

  1. dunque lo sciopero sarebbe un errore : cosa allora ? se l’art. 8 del decreto, che oggi è legge, viene confermato, ecco che succede nelle aziende :

    un’accordo potrà sospendere gli effetti sia dello statuto dei lavoratori che dei contratti nazionali, e non importa che quell’accordo sia firmato da un’organizzazione rappresentativa : basta un sindacato, con un iscritto ( il capo, il vice, il leccaculo aziendale che non manca mai) e non ci sarà obbligo nemmeno di referendum : la legge, in quell’azienda, è sospesa.

    e che altro può fare un sindacato se non scioperare, se sindacato vuole essere ?

    Ove la raccolta di firme dovessere prendere forma, mi augurerei che ne partisse un’altra in senso opposto : e la segreteria farà bene a trovare una posizione un po’ più forte di quella pilatesca che sta prendendo ora.
    siamo ancora il PD di veltroni, quello interclassista ? ditemelo, che io non ho tempo da perdere col partito di chi già mi comanda nella vita.
    il collateralismo di Bonanni al governo è scandaloso e in malafede, e tutti i popolari nel PD non riescono a influenzare la condotta della CISL di un millimetro, spero che non si pretenda che i cislini nel PD ottengano un risultato più significativo.

    1. Questo commento almeno è onesto. rendi esplicito qual è la vera ragione dello sciopero: l’art.8 del decreto. Dunque non la manovra iniqua che aumenta le tasse, ma l’attacco al Sindacato ha spinto la Camusso a cedere a Landini. Scelta legittima, che però andrebbe esplicitata. Si, lo so, se la espliciti poi lo sciopero fallisce, ma questo non toglie che andrebbe eslicitata. Se non altro per onestà verso chi perderà una giornata di stipendio.

      Tra l’altro questo fa cadere anche l’obiezione che viene portata avanti dai più: “come si fa a scioperare contro una cosa che da qui al 6 settembre cambierà mille volte?” si chiede qualcuno. E la risposta l’hai data tu: si sciopera contro qualcosa che presumibilmente non cambierà.

  2. non mi pare che sia un segreto, e la Camusso lo dice chiaramente : ed è un’ottimo motivo per scioperare, per il partito che vuole rappresentare il lavoro.

    se invece intende rappresentare altro, allora ditemelo, perchè allora :
    1) avevo capito male la linea di bersani
    2) la mia vita è immersa nel conflitto di classe, come quella di tutti : un partito che sia ininfluente e non si schieri dalla mia parte rispetto a questa lotta di interessi, che senso ha ? si può occupare solo delle sovrastrutture -tipo diritti civili, che a me interessano poco, inclusa l’onestà dei gruppi dirigenti…se questa destra inefficente, disonesta, ed antiliberale viene sostituita da una destra più efficente, meno disonesta, più liberale, nella mia vita di tutti i giorni le cose peggiorano, non migliorano ( ma comunque un ministro peggio di sacconi difficilmente verrà)
    e peggiorano di brutto : più “libertà” arriva, per quelli come me, come negli ultimi vent’anni, vorrà dire meno soldi, meno tempo, meno diritto di scelta, meno libertà, senza virgolette.
    la gente, vedi il referendum sull’acqua, comincia a capirlo.

    io sono un proletario, nel senso che non ho niente che non sia il mio lavoro : più la società diventa liberale, meno la legge mette bocca nei rapporti tra me e chi dà il lavoro, più io sono schiavo !

  3. ma comunque coi massimi sistemi non si risolve granchè : se la finanziaria passa com’è, il posto di lavoro di tanti, incluso il mio, diventa più a rischio di quanto già non sia.

    posso avere il sostegno del mio partito in questa battaglia per la vita, oppure gli interessi del mio capo hanno lo stesso diritto di cittadinanza dei miei ?

    è una domanda basilare, che il congresso del PD non ha risolto se non in maniera non-detta, non-dichiarata….si è parlato di alleanze, forma partito, cose importanti, ma conseguenze, non cause, della propria missione sociale …è chiaro che un PD laburista la vocazione maggioritaria, in un sistema maggioritario, se la sogna ..ma è anche chiaro che un PD interclassista a me non mi giova, non mi serve, perchè alla fine si trova a sposare l’efficenza produttiva del sistema quando anche questa comporti il mio arretramento -il mio nel senso del ns. di lavoratori : quello che fece con Treu, per esempio.
    la CGIL non pensa che se io lavoratore sto peggio, ma il sistema sta meglio, è un passo avanti.
    sul PD non so che pensare…quando parla Fassina capisco che per lui il benessere dei lavoratori e lo scopo da perseguire coincidono : se parla ichino, non lo sopiù.

    la società non ha bisogno di partiti che la organizzino , si organizza molto bene da sè : un partito ha senso solo se vuole modificare la gerarchia che si crea spontanemente in una società a libero mercato in senso egualitario…altrimenti perchè ? per modificare dettagli in un sistema che già funziona, in quanto già consolida la gerarchia ?

    la mia militanza nel PD può essere non conseguente con le mie idee….anche l’abitudine e la tradizione hanno un peso in questo.
    ma credo che solo nell’ambiguità -che questa vicenda sindacale denuncia gravemente-il ns. partito possa andare avanti…ma è un’ambiguità dalle gambe corte : appena il governo passa a noi, o ai tecnici, scelte di merito su chi si allarga e chi si restringe andranno fatte e il vecchio “ma anche” non funzionerà più.

    1. come vedi sulle tue ultime conclusioni concordiamo. io però non credo che il punto sia scegliere, quanto piuttosto capire (da entrambe le “parti”) che essere post-ideologici (termine che preferisco a interclassista e che in questo contesto possiamo considerare sinonimo) non vuol dire essere equidistanti tra le esigenze tue e del tuo “padrone”.

      Vuol dire proporre soluzioni che non si basano su un impianto ideologico, appunto.

      Detto questo, non è detto che abbia ragione io a preferire un partito post-ideologico e non è detto che sia sempre e comunque preferibile esserlo. Il problema è che su questa scelta siamo ambigui. Vocazione maggioritaria, alleanze ecc sono tutte conseguenze di una scelta che non so e nessuno sa se abbiamo voglia di fare. E questo è vero (purtroppo) sia che abbia “ragione” io sia che l’abbia tu. Ed è questo il vero problema

  4. Io credo che i commenti di Marco siano un bel documento e una bella confessione a cuore aperto dell’animo di un elettore di sinistra (tipico o non tipico non saprei).

    Vorrei dire la mia e fare qualche considerazione.

    1) L’esigenza di chiarezza richiesta da Marco (Campione) mi sembra assai giusta, anche perché questo articolo 8 è davvero deleterio (mi sono appena informato sul sito di Ichino) e non si vede perché non dovrebbe essere un cavallo di battaglia da promuovere a viso aperto. Cisl e Uil difficilmente potrebbero argomentare contro una mobilitazione contro questo articolo, mentre possono attaccarsi con molta facilità alla “necessità di fare sacrifici”.

    2) Tutte le volte che viene proclamato uno sciopero a settembre, anche per ragioni sacrosante, la mia prima reazione è di fastidio. Forse ho un’anima più conservatrice di quel che vorrei, ma non posso sfuggire all’idea che la mobilitazione autunnale sia quasi allo stesso livello delle occupazioni delle scuole: anche quando è per ottime ragioni, l’impressione è di assistere semplicemente ad un rito standardizzato, che ha perso la forza necessaria per cambiare le cose. Però in questo momento non saprei quale dovrebbe essere l’alternativa allo sciopero.

    3) Un sindacato per metà di pensionati, e che lascia al di fuori tutta la parte più giovane del mercato del lavoro, ha meno capacità di pressione ed è forse per questo che io avverto questo senso di ripetitività e di “mancanza di conseguenze”. Però questo, in sé, non è un argomento contro lo sciopero, solo un’osservazione generale.

    4) “[un partito che] si può occupare solo delle sovrastrutture -tipo diritti civili, che a me interessano poco, inclusa l’onestà dei gruppi dirigenti…se questa destra inefficente, disonesta, ed antiliberale viene sostituita da una destra più efficente, meno disonesta, più liberale, nella mia vita di tutti i giorni le cose peggiorano, non migliorano”. Su questo non sono d’accordo: non mi interessa fare lo spin doctor di destra, ma in quanto elettore, spero e pretendo che TUTTI i politici siano onesti. In secondo luogo, una destra che non mi faccia temere lo sfascio del paese ogni volta che apre bocca costituirebbe una valida “seconda scelta” se i miei referenti di sinistra si rivelassero inadeguati. Con una destra capace, a sinistra sarebbero costretti ad essere coraggiosi. Ora si possono limitare a dire che peggio di questo governo non farebbero (almeno sarebbero capaci di gestire l’amministrazione corrente, questo lo credo anch’io, ma non mi basta). Trovo che sia deleteria l’idea che la “lotta di classe” possa travalicare le regole del gioco (come se veramente dovessimo fare la rivoluzione), in una sorta di sfascismo la cui lungimiranza si misurerebbe in micrometri.

    5) L’efficienza produttiva è essenziale, altrimenti possiamo fare come nell’Albania comunista dei Kombinat: non c’è ricchezza da redistribuire, se non la si crea. Pensare che tutto si risolva nello spogliare i padroni è semplicistico, e la frustrazione e la rabbia del momento non debbono farci fare questo passo falso. Questa destra, peraltro, non ha fatto nulla per l’efficienza del sistema. Nella palestra di questa destra non si fanno muscoli, si tira indietro la panza tenendo il respiro. E si vede.

    6) La nostra società non è né a libero mercato, né egualitaria. Le sperequazioni italiane non dipendono né dal libero mercato né dall’eccesso di egualitarismo. Né questa destra sembra sapere cosa siano egualitarismo e libero mercato. Questa è una destra di predoni, non di economisti. Il limite di Fassina è di pensare che lo Stato possa governare tutto, e che il liberalismo non serva: come se per risollevare, ad es., il mercato dell’auto fosse sufficiente per il governo farsi la sua fabbrica di auto nella quale per legge tutto dev’essere perfetto. Il liberalismo serve eccome, ma non si basa sullo sfruttamento dei lavoratori. Tant’è vero che anche in paesi più “a destra” di noi, le regole del gioco, e le garanzie, siano assai più nette. Questo invece è quel che sa benissimo Ichino, che propone un sistema funzionale (non è peraltro l’unico) e non petizioni di principio.

    Scusate la lunghezza.

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