La lettera (che c’è) e il testamento (che non c’è)

24 agosto 2010, Veltroni scrive al Corriere. 26 agosto 2011, Veltroni scrive a Repubblica. Calabresi si prenota per il 28 agosto 2012.

dal Facciacoso

Non che dire, fare e baciare non siano altrettanto importanti (in politica soprattutto fare, ma questo è un altro post), ma concentriamoci sulle “penitenze” del titolo: lettera e testamento.

Oggi il BVZW ha scritto la sua annuale lettera agli italiani. Sul suo contenuto personalmente la vedo così: se isoliamo la parte di proposta dalla retorica che la avvolge, sono tutte cose talmente generiche da essere sottoscrivibili (che poi- Ichino a parte – non contiene una sola proposta che non sottoscriverebbe chiunque nel Pd). Il problema però è un altro, il problema è che manca il testamento.

L’ho già scritto tempo fa: sorprende come l’unica area culturale del Pd (non è un problema di correnti, ma di profilo politico) che non è ancora riuscita a far emergere personalità che non facessero politica già nella cosiddetta Prima Repubblica è quella che nella vulgata giornalistica viene chiamata riformista e che io preferisco definire liberaldemocratica.

Perché non emergono tra gli aderenti a Movimento Democratico figure capaci di rappresentare pienamente il rinnovamento? Capaci di liberarsi di alcune contraddizioni che permangono al loro interno e cercare di aggregare più persone attorno a quell’idea di Stato regolatore, riformatore, agile ma non evanescente? Tra loro ci sono molti quarantenni, ma nessuno emerge (coperto dalla presenza ingombrante del BVZW e di Fioroni; presenze ingombranti e che tolgono credibilità al progetto).

Nel pezzo facevo riferimento a MoDem, la corrente veltroniana (che peraltro è l’ultima minoranza interna rimasta), ma il discorso che mi interessa non riguarda – lo ribadisco – le correnti, è più generale. L’area più “movimentista” (un tempo avremmo detto la sinistra interna, ma la definizione è imprecisa per l’oggi) ha Civati; l’area più liberal in senso anglosassone ha Marino e dietro di lui moltissimi altri, a cominciare da Scalfarotto; l’area più tradizionalmente labour è sì raccolta attorno a Bersani, ma vede emergere molte figure relativamente nuove.

Ho parlato di quarantenni, di figure relativamente nuove e l’avverbio non è una critica. Il leader del futuro, ma soprattutto la prima linea della classe dirigente del futuro non deve essere composta da pivellini alle prime armi. Il nuovo fine a se stesso non mi interessa. Quella prima linea si deve candidare a governare l’Italia e dunque è bene che abbia una sua storia anche politica. Per dirla con le parole usate a suo tempo da Bersani: ci servono “giovani sperimentati”, sono d’accordo. E quello che il Segretario sta facendo va nella giusta direzione da questo punto di vista (ammesso, ma non ho ragione di dubitarne, che lui – vinte le elezioni – per quel che riguarda il partito faccia effettivamente ciò che ha promesso: lasciare che la ruota giri, passando la mano).

Liberal, labour, sinistra… All’appello mancano solo i liberaldemocratici (i riformisti), costretti ad aspettare il testamento – politico, s’intende – dell’ex segretario: Veltroni si renda conto che la sua occasione l’ha già avuta e che dunque il leader non può più essere lui, prima lo farà e meglio sarà per tutti. Faccia ora (che – lo so – è molto più difficile) ciò che non ha fatto quando era segretario; faccia ciò che Bersani sembra stia facendo: individui dei “giovani sperimentati” e li promuova. E se non se ne rende conto, se non lo fa: qualcuno prenda coraggio e lanci la sfida.

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10 comments

  1. porca miseria, ho impiegato mezz’ora della mia pausa pranzo per analizzare il pippone veltroniano e scriverci il mio post quotidiano – con alcune considerazioni analoghe alle tue – e tu mi anticipi così, senza prima avvertirmi?

  2. D’accordo ma sta’ roba del il testamento è un tantinello macabra. Invece sull fatto che bersani abbia lanciato “i giovani”, dai… dì la verità, facevi dell’ironia? A me in segreteria sembrano tutti vecchi e paludati. La giovinezza non è un dato anagrafico, è una condizione della proposta politica. Napolitano è giovane, Fassina per me è stra-vecchio.

  3. Non ho mai fatto parte del gruppo con quello slogan (“uccidere ecc.”), ma sono d’accordo con Marco D. “Sperimentato” detto da Bersani dei giovani mi sembra significare “vaccinato contro ogni tendenza al davvero nuovo” o “certificato come ripetitore, magari più bravo o con parole diverse, ma pur sempre di un pensiero assodato”, Insomma, con marchio “DOC”.

  4. Sui giovani bersaniani io apprezzato molto l’articolo di Funiciello su QdR (http://www.qdrmagazine.it/2011/8/17/25_funiciellobis.aspx). Ricordo ancora con tremore le 7 (!) pagine di documento dei “Giovani Turchi”. Aggiungo che a suo tempo Floris diede una risposta conclusiva a Bersani che si lamentava dell’indifferenza del giornalismo italiano per i “giovani” del PD: “E voi fatene uno capogruppo, e poi certo che lo intervistiamo”.

    Infine: la magagna di Bersani e dei giovani l’ha sgamata subito Gad Lerner a suo tempo (http://www.gadlerner.it/2009/11/25/ma-quanti-dirigenti-ha-il-pd.html): Bersani ha nominato una segreteria “giovane”, ma poi ha messo i soliti vecchi a fare i “responsabili di dipartimento”. Ho una memoria d’elefante, anche senza internet, anche perche’ Bersani non si scomodo’ a rispondere…

    Su Veltroni sono d’accordo: era un’ottima persona, aveva anche delle buone idee. Ma uno zombie e’ sempre uno zombie.

    1. sul ressto ti rispondo sotto. sui dipartimenti: (che chiamiamo forum tematici) tu e lerner sbagliate perché non fate vita di partito. Ti posso garantire che tra membro di segreteria e responsabile del forum prevale sempre il primo per la definizione della linea. e non sempre è un bene :-)

  5. Due precisazioni per tutti.
    1) Il riferimento a “uccidere il padre” era una replica a marco sull’accusa di essere macabro
    2) io non ho detto da nessuna parte che i “giovani sperimentati” sono i più fighi del bigoncio, ho solo detto che oggi la segreteria è piena di persone poco conosciute. Alcune più brave, alcune meno; alcuni più cloni, altri meno. è un dato di fatto. Io poi contesto alcune delle scelte politiche che stanno facendo, ma questa è normale dialettica interna.
    Resta il fatto che l’area liberaldemocratica, quella nella quale mi riconosco io, non ha fatto nemmeno questo passaggio.

    1. “Uccidere il padre” sembra il nome di un gruppo metal degli anni settanta, m’hai fatto passare per un satanista!
      Solo un dubbio: se uno mi dice “l’area nella quale mi riconosco, no ha fatto nemmeno questo passaggio”, a me verrebbe da rispondergli:: “E allora che aspetti?” :)

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