Sulla vicenda Penati non ho cambiato idea

Questo blog si autodefinisce “intellettualmente onesto” e ogni giorno cerca di prestare fede alla promessa che quel sottotitolo fa ai suoi venticinque lettori. Con onestà intellettuale sono andato a rileggermi, alla luce delle ultime novità, quello che avevo scritto a caldo della vicenda giudiziaria che ha coinvolto Filippo Penati. E con onestà intellettuale vi dico che non ho cambiato idea. E non la cambierei nemmeno se ci fossero le fotografie di Penati che si intasca le mazzette.

Non l’ho fatto sulla parte di principio, perché a quello che ho scritto credo fermamente.

“ogni persona è innocente fino a prova contraria” non può essere solo una formula vuota: affermare questo principio è un fatto etico e morale che deve guidare il comportamento di ciascuno di noi; essere fedeli a quel principio è faticoso, come è sempre faticoso essere fedeli a qualcosa, ma è anche questa fatica che rende i nostri comportamenti degni di quei principi.

E non l’ho fatto nemmeno nella parte di merito.

A prescindere da come la si pensi e da come si svilupperà la vicenda giudiziaria di Penati è però di futuro che dovremmo discutere, anche per evitare di ripetere gli errori del passato. Tutto ciò di cui si discute oggi era ben presente anche ai tempi di Tangentopoli […]. Allora si decise di nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere quali fossero i nodi da sciogliere (la trasparenza dei rapporti tra la politica e gli altri interessi, il finanziamento della politica). Con la conseguenza che quella rimozione ha portato il problema ad incancrenirsi.

Perché voi forse avete pensato che quell’incipit (“a prescindere da come si svilupperà la vicenda giudiziaria di Penati”) fosse un’espressione retorica, un modo come un altro per cominciare un periodo. E invece era l’essenza del mio ragionamento. Per questo non potrei cambiarlo nemmeno se ci fossero le fotografie di Penati che si intasca le mazzette.

Giustamente molti iscritti (in particolare a Milano, ma non solo) chiedono oggi di essere coinvolti, convocati, ascoltati. Hanno ragione e la Festa Democratica di Milano (come tutte le altre che si stanno aprendo in questi giorni) potranno essere il luogo in cui ospitare queste discussioni. Spero che chi ha il potere di farlo decida in tal senso e nel frattempo mi unisco alla richiesta. Vorrei però che fossimo tanto bravi dal non pronunciare mai – in quelle discussioni – il nome di Filippo Penati, perché non è di lui che dovremmo discutere, ma di tutto il resto.

Lasciamo che della vicenda dei singoli si occupino (e ne rispondano!) i singoli e gli organismi preposti: dell’indagato Filippo Penati, la magistratura, chi lo ha chiamato in correità, i loro avvocati; dell’iscritto al Pd Filippo Penati, la Commissione di Garanzia; del Consigliere regionale Filippo Penati, Filippo Penati stesso. Noi occupiamoci della cosa più importante, del futuro.

Anche per questo era nato il Pd. Un partito che prendesse coscienza definitivamente (a partire dalla propria organizzazione interna e dal proprio rapporto con la società) che siamo entrati in un’epoca nuova. La discontinuità con il passato più importante [è] quella organizzativa: Codice Etico, trasparenza di rapporti con il potere economico, primarie (e dunque maggior coinvolgimento dei cittadini a scapito degli iscritti), uno Statuto molto innovativo per quel che riguarda l’accountability, la limitazione del numero di mandati, il conflitto di interessi e la trasparenza dei meccanismi di finanziamento dei singoli e dell’organizzazione. In altre parole, avevamo dato vita – almeno sulla carta – ad un partito aperto e contendibile, massima garanzia contro possibili degenerazioni e rendite di posizione che possono favorirle.

Lo so che parlare di questo sarà molto più faticoso, perfino più doloroso forse. Ma è necessario se vogliamo ripartire dal Pd e continuare a costruire un partito più contemporaneo, che non è un modo più elegante di dire “nuovo”, ma indica la capacità di adattarsi ai mutamenti della società. Anche nella sua organizzazione, non solo per le politiche che propugna. Di questo vorrei discutere: del futuro, di come continuare a costruire un Pd capace di mantenere una alterità dallo strapotere degli interessi (non solo economici) che lo circondano.

Per questo su questa vicenda non cambierei idea nemmeno se ci fossero le fotografie di Penati che si intasca le mazzette. Anche perché un giorno potrebbe venir fuori che quelle foto sono false, ma la sostanza del problema – per noi – non cambierebbe.

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6 comments

  1. Il punto non e’ se sia innocente oppure no, ma se il partito sa prendere quelle decisioni che si rendono necessarie nei momenti di dubbio. Bisogna proteggere la fiducia degli elettori nel partito.

    Non fare niente non va bene. Siccome la politica, il fare politica, e’ una “liturgia” in senso classico (un dovere, una fatica che ti accolli senza guadagni e anzi spendendoci del tuo), e non un mestiere, non e’ ledere i diritti di Penati chiedergli di farsi da parte. Quel che c’e’ da fare lo fara’ qualcun altro, finche’ “la giustizia non avra’ fatto il suo corso”.

    Se invece si considera la politica una carriera, e’ chiaro che chiedere un passo indietro e’ come chiedere di licenziarsi da soli senza giusta causa. Ma la politica non e’ questo.

    Quindi, riprendendo il tuo articolo, niente superiorita’ morale, niente uso politico degli altrui guai giudiziari, ma dimissioni senza se e senza ma, quelle si’.

  2. Marco il problema e’ che e’ crollato il modello di partito onnicomprensivo (il partito forte) che Penati incarnava, parte fondante della suggestione sulla quale ha giocato la vincente mozione bersaniana.

    D’altro canto pure il partito liquido veltroniano s’e’ liquefatto nella sua velleitarieta’.

    Siam messi male, male, male, in questo sfascio si salvano in pochi singoli, e di quelli che sono al potere nel partito nessuno ha un’idea, quelli che invece ce le hanno sono malsopportati.

  3. ” E non la cambierei nemmeno se ci fossero le fotografie di Penati che si intasca le mazzette.”
    Ferma restando la tua onestà intellettuale, che per me che ti leggo da due anni è fuori discussione ormai, mi chiedo però se una affermazione così non rischia di travolgere il senso di quello che siamo e vogliamo essere come democratici.
    Io spero che quelle foto non esistano. Anzi diciamo che non esistono. Diversamente, ci sarebbero molte cose da dire e da pensare. Non c’è futuro se non facciamo i conti con il presente, per quanto doloroso possa essere.
    Non si può pensare che che tutto si riduca a una questione dei singoli. Esiste anche una dimensione collettiva in una vicenda come questa.

    1. Pensavo fosse chiaro: non cambio idea perché la mia idea è che non è della vicenda giudiziaria che è interessante discutere.
      E poi è un modo per ricordare (basta che segui il link) una vicenda sulla quale non ho visto ancora nessuno riflettere il giusto

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