Non è tutto cerchiobottismo quello che luccica

Molti commentatori politici in questi mesi di manovre, contromanovre, nuove manovre e nuovissime manovre hanno prodotto analisi, controanalisi, nuove analisi e nuovissime analisi. La differenza tra manovre ed analisi è che mentre le prime differivano tra loro, tutte le analisi concordavano su un punto: non salvare nessuno, nè destra nè sinistra.

Questo atteggiamento ha portato molti a bollare i commenti come cerchiobottisti, critica che non ha risparmiato nemmeno il Capo dello Stato. Su questo sapete come la penso: non tutti quelli che fanno critiche bipartisan sono cerchiobottisti, nel senso dispregiativo del termine alcuni sì, altri (ad esempio Napolitano) semplicemente onesti nel denunciare ciò che non va sia negli uni che negli altri. Io uso questo criterio per decidere: verificare se le critiche che vengono fatte ad entrambi gli schieramenti hanno un fondamento, sono plausibili o meno. Attenzione, però: “plausibili”, non “da me condivise”, che è ben diverso. Siccome sul fatto che le critiche a questo governo di incompetenti e irresponsabili sono fondate eccome nessuno ha dubbi, non mi nascondo dietro ad un dito: è sulla plausibilità delle critiche all’opposizione che ogni volta ci dobbiamo interrogare.

Mi spiego con un esempio, prendendo spunto dall’editoriale di Irene Tinagli su La Stampa di ogg.

Ed è proprio questa la cosa che colpisce e spaventa: che ogni parte politica in questo momento, sia essa di governo o di opposizione, sembra preoccuparsi più del rapporto col proprio elettorato che della credibilità del Paese di fronte agli osservatori stranieri e ai propri cittadini. […] Gi effetti di questo approccio, che da tempo ormai dilaga tanto a destra quanto a sinistra, sono sotto gli occhi di tutti. E non riguardano soltanto i danni legati alla nostra stabilità economica, ma anche quelli legati ad un popolo che ormai non viene più stimolato ad avere una grande idea di Paese in testa, ma solo una piccola calcolatrice in tasca.

Sono fondate le critiche fatte all’opposizione? Ognuno si faccia un’idea, ma se lo sono, accusarla di cerchiobottismo è a mio avviso improprio.

La Professoressa Tinagli però si è portata dietro una critica aggiuntiva (spesso associata a quella di cerchiobottismo, per questo ne parlo qui): quella di essere “vuota”, di non dire nulla. In realtà credo che la caratteristica di quell’editoriale sia un’altra ed è una cifra che purtroppo (purtroppo per il Paese) contraddistingue anche le altre analisi di cui parlavo in apertura e che tanto hanno indispettito in particolare i dirigenti del mio partito. Mi riferisco ad esempio a Boeri su Repubblica, Ricolfi sempre sulla Stampa e ad alcuni (alcuni! altri erano proprio cerchiobottisti e vuoti) di quelli del Corriere, per limitarmi alle testate principali.

La caratteristica, dicevo, non è quella di non dire nulla, ma quella di non dire nulla di nuovo. Quelle analisi trasmettono questa sensazione di “vuoto” perché ci dicono cose che sappiamo benissimo, non sono più opinioni, ma consapevolezza diffusa. Il re è nudo, ma dirlo ci scuote solo quando è il bambino a farlo. Ora che tutto il popolo lo sa, se quel bambino lo ripetesse ci sembrerebbe un’affermazione vuota.

Il nostro problema però resta quell’altro: il Re è nudo.

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8 comments

      1. devo uscire a pranzo e non ho molto tempo, però secondo me Boeri era molto meno cerchiobottista della Tinagli. Non è criticare il PD il problema, è che se lo fai come al bar vai al bar non sulle prime pagine!

  1. l’articolo con cui boeri smonta la contromanovra pd, io non l’ho trovato cerchiobottista, ma intelligente e ben argomentato e aggiungeva qualcosa al dibattito (per quanto, su alcuni punti non mi trova d’accordo: per es., quando dice che se portassimo i nostri parlamentari alle medie internazionali, essi dimezzerebbero – cfr. http://nonunacosaseria.blogspot.com/2011/07/di-quanto-ridurre-il-numero-dei.html

    l’articolo di tinagli è scritto bene, fa riflettere l’elettore di centrosn, però non aggiunge granché al dibattito.

  2. cioè, io devo votare un partito non che rappresenta me, ma che rappresenta chi…il paese ?…si tratta di inganni, di categorie fasulle, di comunità inventate.
    ci mancherebbe altro che la forza politica per la quale IO voto, rappresentasse un’idea di “bene” slegata da quello che IO intendo per “bene” !
    cosa vuol dire “aver paura di scontentare il proprio elettorato” ?….e poi sono gli stessi che si cianciano di casta…quando il NOSTRO parlamentere teme di scontentare NOI (intesi come classe sociale).
    se teme di scontentare la Goldman-sachs, o il Fondo Monetario Internazionale, invece, è una classe politica responsabile.

    l’articolo di Irene Tinagli rappresenta il cuore di quel pensiero Borghese che identifica la stabilità del sistema finanziario con il bene, e che non concepisce -o fa finta di non concepire-come l’interesse del capitale finanziario sia un interesse di alcuni, non interesse generale.

  3. Forse per la prima volta mi delude un fondo della Tinagli. Per prima cosa perchè per quanto il livello possa essere basso c’è sempre qualcuno che è meglio e qualcuno che è peggio. E’ matematica. Poi perchè un conto è dire: “si è perpetrata un’ingiustizia + una scorrettezza (perchè i condoni sono anche quelli un modo di infrangere il rapporto di fiducia tra Stato e cittadino) in passato, quindi faccio una cosa non tanto corretta ma riparo l’ingiustizia” e un altro conto è dire “faccio una scorrettezza perchè mi servono soldi e non so chi altro colpire, di certo non quelli che guadagnano tanto”.
    Perchè sembra Battista? Perchè se vogliamo dirla tutta il sottinteso dell’articolo è: “ma io e i miei amichetti centristi sì che saremmo in grado di fare manovre serie”! Ovvero si sta posizionando. Peraltro con poca intelligenza politica, ma questa è una mia opinione.

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