Congresso Pd? Ad alcune condizioni.

Oggi Ciccio Cundari su l’Unità interviene sul dibattito piddino sulle primarie, che molti definiranno ombelicale, ma che inviterei a non prendere così sotto gamba: in fondo stiamo parlando di come il maggior partito di opposizione decide di presentarsi alle prossime elezioni.

Tutto nasce dalla proposta di tre parlamentari (Ceccanti, Tonini e Vassallo) che invitava il partito a svolgere il congresso e le primarie la prossima primavera-estate (nessuna influenza della settimana della moda: come sappiamo il percorso per la selezione del leader che ci siamo dati è molto – troppo? – lungo) per rafforzare a ridosso del voto la leadership di Bersani o di chi dovesse prevalere in quella consultazione. Un congresso anticipato dunque (tornerò dopo su questo punto del congresso).

La prima reazione della segreteria è stata molto negativa, direi una vera e propria scomunica. Nico Stumpo, responsabile organizzazione, infatti ha dichiarato:

Fa specie che proprio i due estensori dello Statuto di cui hanno già dato interpretazioni a dir poco fantasiose ora non trovino meglio di meglio da fare che provare a inventarsi altre stramberie. Non è solo un fatto statutario: qui parliamo di politica.

Anche Veltroni (in teoria i tre parlamentari sarebbero “veltroniani”) ha preso le distanze da quella proposta, confermando in me due convinzioni: 1. che Veltroni non ha (più?) il passo del leader, apparendo più preoccupato di non alterare eccessivamente gli equilibri interni che di costruire un progetto politico seppur di minoranza; 2. che l’area politica che nel Pd fa riferimento alle idee – semplifico – liberaldemocratiche dovrebbe al più presto dotarsi di un leader, possibilmente contemporaneo.

Ma torniamo alla maggioranza bersaniana. Oggi della stessa proposta che ieri Stumpo ha scomunicato, Cundari invece dice:

Bersani è stato eletto nel 2009, il suo mandato scade dunque nell’ottobre 2013. Se si votasse nella primavera di quell’anno sarebbe pertanto più che ragionevole, da parte del Pd, anticipare la consultazione interna, in modo da presentarsi alle elezioni con un leader forte di un mandato appena ricevuto – o appena riconfermato – invece che prossimo alla scadenza.

Evidentemente la proposta non era così “stramba”.

E io – si chiederanno (forse) i miei venticinque lettori – cosa ne penso? Anche a me la proposta non sembra così stramba. Ma non per un motivo di “calendario”. Noto infatti che c’è molta confusione su punti fondamentali e non sono sicuro che basti una discussione in Direzione o in Assemblea per venirne a capo. Faccio solo due esempi.

Il primo. Settimana scorsa Bersani va a Vasto alla Festa dell’IdV, accolto dalla Canzone popolare, e insieme a Di Pietro e Vendola, avalla l’ufficializzazione della nascita del Nuovo Ulivo, con tanto di promessa di “programma in dieci punti” entro la fine dell’anno. Forse non aveva tutti i torti a non volerci andare, dato che subito dopo alcuni Democratici protestano per l’alleanza con Vendola e pochi giorni dopo Letta (che è il vice di Bersani, giova ricordarlo) ci spiega che “con Di Pietro, mai”.

Il secondo esempio invece lo prendo dallo stesso articolo di Cundari da cui sono partito, articolo che si conclude così:

La soluzione forse è la più semplice: celebrare le primarie del Pd prima del voto nel 2013 e dire ai propri alleati che il premier emergerà dal voto, come in tutti i Paesi del mondo: sarà banalmente il leader del partito più votato.

Se non ricordo male, la proposta – a legge elettorale vigente – è inattuabile (credo vada indicato il premier prima del voto), ma questo è un dettaglio peraltro facilmente aggirabile. Resta invece il punto politico: Cundari dice sostanzialmente no alle primarie di coalizione, ovvero ad un passaggio che è stato inopinatamente e con troppo anticipo dato per scontato per accontentare Vendola e i suoi seguaci (ne ha anche dentro il Pd). Non appaia troppo provocatorio, ma oserei dire che è una posizione – quella di Cundari – coerente con l’idea di partito a vocazione maggioritaria, con lo spirito che Veltroni definirebbe “originario”.

Ho fatto solo due esempi, ma che mi sembrano indicativi delle scelte di fondo sulle quali c’è molta confusione e anche qualche rimescolamento rispetto agli schieramenti congressuali del 2009. Per questo a mio avviso è necessario un congresso. Non per legittimare (o ri-legittimare) un singolo, ma per decidere finalmente se la vocazione maggioritaria (seppur rivisitata) è ancora nel nostro DNA oppure no. E di conseguenza (perché è una conseguenza!) come ci presentiamo agli elettori e se si fanno o meno le primarie di coalizione.

Per come è fatto lo Statuto del Pd quel percorso si concluderà con le primarie del Pd, ma – spero si sia capito – per me l’essenziale sarà ciò che viene prima, la discussione tra noi su dove vogliamo andare e come. Ovviamente a una condizione: che si confrontino opzioni politiche (e leader che le incarnano) realmente alternative.

Se così non fosse e dovesse solo essere un plebiscito analogo a quello del 2007 per incoronare Veltroni, meglio lasciar perdere. Porta perfino jella.

Annunci

3 comments

  1. sto immaginando le reazioni dell’ala movimentista (aka sinistra interna) all’idea che le primarie di coalizione si potrebbero anche non fare. faccio uno sforzo di immaginazione. ma non mi riesce proprio di riuscire a concepire l’idea di un segretario del Psoe che si rassegna alla contendibilità della sua leadership da parte di Izquierda Unida. E non penso che si tratti solo di una questione di sistema elettorale diverso.

  2. appunto: se ceccanti tonini e vassallo hanno un’opzione politica realmente alternativa, lo dicano subito, chiaro e tondo, senza girarci intorno in politichese. spieghino il loro progetto (“non ci sta bene il fisco 20-20-20 e le posizioni sul lavoro e vogliamo la patrimoniale” – per dire) e a quel punto si può anche tornare per la terza volta in quattro anni e mezzo a fare le primarie per il segretario di partito.
    se ceccanti tonini e vassallo non hanno questa opzione politica realmente alternativa – o non hanno intenzione di dirlo in tempi brevi -, stiano zitti che è meglio.

  3. no, un altro congresso no! del resto non mi sembra una garanzia di rafforzamento dell’attuale segreteria o di una nuova (è dal momento immediatamente successivo al congresso 2009 che i vari dirigenti vanno in ordine sparso su singole questioni, alleanze comprese). piuttosto modifichiamo lo statuto laddove si prevede che il segretario sia il candidato naturale del partito alla premiership e andiamo a primarie aperte: meglio di coalizione se ci sono le condizioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...