Di ingerenze, incoerenze e invocazioni

Frasi inequivocabili. Il presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, parla davanti al consiglio permanente dei vescovi. E, pur senza nominarlo esplicitamente, pronuncia quelle parole forti – contro il comportamento del premier – che in tanti avevano invocato. “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie – dice Bagnasco – sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune”.

Come la penso sulle presunte ingerenze della Chiesa nella vita politica italiana l’ho ribadito tante di quelle volte che è inutile tornarci. In sintesi: fa solo il suo mestiere.

C’è una frase di quell’articolo, però, che dovrebbe farci riflettere e che ho evidenziato: “che in tanti avevano invocato”. Perché è proprio così, siamo di fronte ad un salto di qualità di certi incoerenti di professione.

Prima fase: stigmatizzare con sdegno ogni ingerenza “papale”; seconda fase: due pesi e due misure (condannare se l’esponente della Chiesa si occupa di aborto, applaudire se condanna il razzismo leghista). Ora siamo alla terza fase: invocare quelle stesse ingerenze un tempo stigmatizzate. Contenti voi…

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4 comments

  1. Veramente D’Alema aveva detto, in passato, “Ingerite, ingerite pure!”. E non mi era piaciuto. Perché è stravero che i vescovi hanno tutto il diritto di dire quel che vogliono (e lo dico non retoricamente), ma rimane urtante vedere che leggi democraticissime e liberali non vengono approvate perché i cattolici -vescovi o non vescovi- impongono ai non cattolici comportamenti cattolici.

    Sarubbi l’altro giorno nel post da te linkato ha detto che lui vuole informare la sua attività politica ai valori cristiani (“sono io, non il cardinale Bagnasco, ad aver scelto di stare in Parlamento per “informare cristianamente la vita sociale e politica”).

    Ecco, forse questo non c’entra col post, però siamo sempre sul filo. I vescovi hanno tutto il diritto di dire a gran voce, e con i mezzi di cui dispongono, che, ad es., il divorzio è una degenerazione della modernità. Hanno anche il diritto di dire che l’Italia dovrebbe vivere conformemente ai valori cattolici.

    Il problema è chi dà corso a quella richiesta. Non è un’ingerenza, però è una sopraffazione e non da parte dei vescovi, ma dei politici cattolici. Vorrei vedere un paese in cui ai cattolici venga garantito in ogni modo il diritto di vivere da cristiani cattolici, ma che agli altri sia consentito di vivere come gli pare.

    Non so bene cosa c’entri tutto questo con il post, ma forse mi sono schiarito le idee. E tutto sommato vedere che sull’affaire Berlusconi i vescovi ed io siamo d’accordo, non mi dispiace.

    1. infatti il problema sono i politici. ma bisogna anche intenderci sul termine “problema”. perché sarebbe anche ingiusto obbligare un parlamentare a votare a favore dell’eutanasia se questo va contro i suoi principi.

      ma soprattutto: ce ne preoccupiamo tanto quando c’è di mezzo la chiesa, ma questo è un discorso generale che vale per tutti i valori di cui ogni singolo parlamentare è portatore. e di se e come questi valori cozzano con i diritti di tutti

  2. Capisco cosa vuoi dire: se il paese è conservatore (ma a tratti direi addirittura retrivo…anche se, poi, chissà…), non può diventare liberale e progressista ope legis.

    Ma sarebbe possibile vedere un politico che, pur contrario all’eutanasia (al punto da sostenere, chessò, una ONG che tenta di convincere la gente a non affidarvisi), sia capace di scindere le sue personali scelte da quelle degli altri? Uno che dica: “Io sono contrario, ma ognuno deve essere libero di fare come vuole”. Questo la Chiesa, che pure ha tutto il diritto a promuovere le sue idee e fare proselitismo, non lo accetterà ma, perché lo definisce “relativismo etico”, che sulla sua bocca suona negativo.. Ed è questo che dà l’impressione di un’invadenza (certo, sempre attraverso i politici, come dici tu), anche se non è ingerenza.

    La libertà democratica dovrebbe essere un meta-valore, un valore che viene prima degli altri e che dovrebbe essere limitato solo dal caro vecchio principio che la libertà di uno finisce dove comincia quella di un altro.

  3. Il nodo della questione “ingerenza” è proprio questo: la Chiesa fa il suo mestiere…e noi della politica non dovremmo tirarla per la giacchetta quando ci piace o urlare allo scandalo quando non appoggia le nostre posizioni…Distinzione dei ruoli…stato e istituzioni laiche…ovvero sia garantito a tutti il diritto di esercitare la propria fede religiosa…oppure l’ateismo o l’agnosticismo..sempre nel rispetto delle regole giuridiche sancite…bravo Marco!

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