Il comma è morto. E pure io non mi sento tanto bene.

Ora che il cosiddetto comma ammazza blog è morto, posso dirlo con più tranquillità: a me tutto ‘sto rumore che si è fatto in giro faceva un po’ ridere.

Ovviamente sono più contento di non dover dare spazio a eventuali rettifiche entro 48 ore, ma devo anche essere sincero: non mi sarebbe sembrata una violazione della mia libertà doverlo fare.

Ovviamente sono contento che nell’ordinamento del mio paese non ci sia una norma stupida e contraddittoria, ma se per ogni norma stupida o contraddittoria che entra nell’ordinamento dovessi fare le barricate, stracciarmi le vesti o applaudire ad un oscuramento volontario per protesta di qualche sito famoso, starei fresco.

Mi fa anche piacere per quei soloni che passano ogni loro santo giorno a difendere la differenza tra un blog e una testata giornalistica registrata (in quanto tale garanzia di rigore, credibilità e autorevolezza), che così segnano un punto a loro favore.

Insomma, meglio così. Ma sinceramente oggi non mi sento più libero. E non mi sarei sentito meno libero senza la morte del comma ammazzablog.

(che poi i blog, lo sanno tutti, li ha già uccisi il facciacoso)

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11 comments

  1. Marco

    è possibile che ti sia fatto prendere dal gusto del paradosso? Dover rettificare anche cose esatte (ché in 48 chi stabilisce o controlla quanto scritto) ti sembrava una cosa fatta bene?

    E se è stata cambiata, non potrà essere che forse la mobilitazione è servita?

  2. Marco, ti prego, non scherziamo.
    L’istituto della rettifica è stato pensato per la stampa, perchè c’è sproporzione tra la forza di una testata giornalistica ed un singolo. Sul web dove tutti siamo sullo stesso piano questo semplicemente non ha senso: sarebbe come obbligare qualcuno a dire qualcosa per strada.
    L’assunto di fondo poi è da combattere integralmente: obbligare ad una rettifica, quale che sia, senza che sia messa in dubbio la veridicità o la falsità di quanto scritto, senza poter mettere in dubbio la veridicità o la falsità della rettifica, significa mortificare l’idea stessa di verità. Tutto diventa un’opinione quindi i fatti non esistono più.
    L’effetto dell’applicazione di quel comma sarebbe infine devastante per il web come lo conosciamo, come ha fatto notare it.wiki con lo sciopero e (simpaticamente) Metilparaben: http://metilparaben.blogspot.com/2011/10/lo-sapevate-che-potranno-rettificare.html
    Qui un’analisi puntuale di tutti gli effetti del comma 29: http://www.valigiablu.it/doc/538/comma-ammazzablog-post-dedicato-a-gasparri-c.htm

      1. Scusa ma l’articolo si Linkiesta non supera proprio un bel niente. Cosa c’entra la diffamazione e cosa c’entra il “diventar adulti” col comma 29?
        Se dovesse passare – perchè non siamo sicuri che sia morto http://ilnichilista.wordpress.com/2011/10/06/sorvegliare-e-punire/ – assisteremmo alla fiera della rettifica (come ha fatto notare Metilparaben, ripeto). Perchè puoi chiedere che sia rettificata qualsiasi cosa, non solo imprecisioni & insulti.
        Un blogger di paese dice che l’assessore non ha fatto bene quello? Arriva la richiesta di rettifica. L’altro dice che il sindaco pensa solo ai marciapiedi e non all’assistenza sociale? Ecco la rettifica. Tanto non costa nulla chiederla e il blogger è obbligato a pubblicarla “con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia”. Cosa sarebbe il web-gruviera che ne uscirebbe? Una melassa indistinta dove non esiste un fatto ma solo opinioni. Bleah.

        1. quante richieste di rettifica hai ricevuto da quando hai aperto il blog? io una. continui a citarmi metilparaben e allora ti rispondo: io di un blogger che si caga sotto e pubblica rettifiche come quelle non mi fido e non lo leggo. piuttosto che pubblicarle rischio la denuncia

  3. Ma Marco, davvero non capisci?
    Il tuo ragionamento parte dall’assunto che viviamo in un paese dove tutto funziona correttamente, dove si pagano le tasse, dove le automobili si fermano per far passare i pedoni sulle strisce. E invece non siamo la Norvegia.
    Voglio dire che se in Norvegia una norma così sarebbe poco applicata come dice Linkiesta, perchè sarebbe ridicolo far rettificare le piccolezze, qui sarebbe stra-utilizzata, ci sarebbe un abuso: il portaborse del potentello di turno ogni giorno chiederebbe quel tot di rettifiche, come prassi normale. Questo scenario mi fa schifo, ecco.

      1. Eh ma non è questo il punto. Quando si progetta un ponte si fanno i calcoli come se sopra ci dovessero passare almeno il doppio delle automobili che ci passano normalmente, ovvero si progetta con in mente il caso peggiore possibile. Anche nello scrivere le leggi si dovrebbe fare la stessa cosa: non è possibile fare una legge liberticida in potenzialità e poi dire “va beh, ma non sarà mai usata così”. No, questo non ha senso. Ed è contro tutto quello che abbiamo combattuto in questi 17 anni: c’è già qualcun altro che ha chiesto poteri dicendo “fidatevi di me”. Io non mi fido.

  4. L’obiezioni di sinigagl sul fatto che l’Italia è quel che è risulta debole e controproducente, perché ammette in via di principio che l’idea di fondo sia corretta.

    In realtà, l’articolo di Valigia blu spiega molto bene che un blog od un sito NON è un organo di stampa o di informazione, e che quindi non è assoggettabile alle stesse regole.

    Appunto: se io per la strada mi metto ad urlare che Pincopallo è un ladro, e non è vero, ne rispondo in tribunale, ma non mi viene chiesto di urlare che non lo è.

    Se proprio ci si tiene, si potrebbe fare un provvedimento per chiarire meglio cosa è informazione e cosa è chiacchiera, ma non c’è nulla di tutto questo nel provvedimento.

    La questione di Vasco Rossi peraltro dimostra che già ora non siamo in un far west normativo, in cui chiunque può dire tutto di tutti.

    Di una nuova regola, e soprattutto così strutturata, non c’è alcun bisogno.

    1. Uqbal, la mia affermazione era una provocazione voluta per far capire che non si può fare una legge liberticida dicendo che poi se ne applicherà solo l’1%…

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