Sulle alleanze ha ragione Bersani. Quello del 2009

Visti i miei ultimi post e articoli un po’ critici verso l’attuale gruppo dirigente nazionale, mi sento in dovere di chiarire un punto. Prendiamo ad esempio il mio giudizio sul discorso di Bersani in San Giovanni. Nel rimandare al suo intervento ho scritto non a caso che avrei usato “quasi gli stessi argomenti” di Pippo perché uno non avrei proprio potuto usarlo.

Civati infatti ha scritto:

Non mi è piaciuto lo schema di alleanze progressisti-moderati, ma non è una novità nemmeno questa, ed è uno dei motivi per cui non votai Bersani nel 2009.

Io non avrei potuto usare questo argomento dato perché invece Bersani l’ho votato, senza peraltro essermene mai pentito. Continuo a pensare che sia stata la scelta giusta alle condizioni date. Un po’ viste le sue proposte, un po’ viste le alternative, (auspicavo sì un “terzo incomodo”, ma di Marino non son riuscito a fidarmi e credo di aver avuto ragione).

Dunque Bersani l’ho votato. Ora lo critico per incoerenza? Perché vittima della Sindrome dell’Eterno Scontento (sindrome di cui soffrono – secondo un recente studio di Berkeley – almeno quattro elettori del Pd su cinque)? Può essere. Però permettetemi di spezzare una lancia in mio favore.

I più arguti dei miei venticinque lettori avranno capito dove voglio andare a parare… Sto per adattare al segretario del Pd una battuta che loro conoscono bene: “io sono ancora bersaniano, è lui che ha smesso di esserlo”. Voi sorriderete, ma – almeno sul tema toccato da Pippo, quello delle alleanze – ho le prove, disciamo.

Così scriveva infatti Bersani nella sua mozione congressuale, quella che ho votato.

Il progetto che ci ispira non è compiuto: non è esaurita la questione dell’incontro tra culture ed esperienze politiche progressiste ancora oggi divise. Vogliamo essere chiari su questo punto: non c’è un Pd in cui confluire. C’è invece un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e alle quali è giusto guardare con attenzione, così come a tutte quelle forze di opposizione che incarnano valori importanti. Per loro, per noi, il Pd è la casa comune dei riformisti da costruire insieme.

Poi nel testo si parla anche di alleanze, ma questo accade in tutte le mozioni congressuali più o meno negli stessi termini (alcuni le propongono più “per amore”, altri più “per interesse”, ma tutti dicono che il Pd deve allearsi).

Nessun accenno comunque all’alleanza progressisti-moderati, che a mio avviso rappresenterebbe la negazione stessa del Pd. Piuttosto l’invito a costruire insieme il Pd, rivolto sia alle “forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste”, sia a “tutte quelle forze di opposizione che incarnano valori importanti”. Al momento in cui è stato redatto quel testo, lo ricordo ai più distratti, le sole forze di opposizione erano l’IdV e l’Udc: l’Idv ci ha eletti a suo bersaglio preferito e l’Udc la casa l’ha costruita con chi ha abbandonato il Pd e con chi ha lasciato il Pdl.

Siamo dunque al paradosso che la “linea” auspicata da Di Vico (“un Togliatti odierno avrebbe rassicurato gli italiani, avrebbe detto il Pd è la vostra casa”) stava – quasi testuale – nella mozione Bersani di due anni fa, ma mancava dal comizio di ieri e dalla prassi di questa segreteria.

Sul punto io non ho cambiato idea e resto convinto di quanto detto molte volte su questo piccolo blog, coniando la formula semiseria “vocazione maggioritaria rivisitata”:

Il Pd faccia le proprie proposte e le sottoponga a tutte le forze di opposizione, poi – con chi ci sta – si parte da lì per definire insieme come far uscire l’Italia dal pantano. E gli altri ciccia.

E forse, in ultima analisi, è proprio qui la delusione vera per il discorso del segretario: mi sarei aspettato maggiore attenzione alla definizione di un profilo deciso. In modo da poter lanciare al paese la sfida per il governo e costringere gli altri a dire se ci stanno oppure no.

Insomma, il discorso di un partito che ha scelto di “giocare con i bianchi” e fare dunque la prima mossa (per chi non sapesse a cosa mi riferisco 4’10” nel video).

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6 comments

  1. Sai Marco, c’è un piccolo problema: i riformisti, chi sono? In Italia (nel mondo) in trent’anni abbiamo spostato grosse quote di Pil dal lavoro alle rendite. Chi vuole invertire il trend è riformista, gli altri no. Questo, per me, è il perimetro massimo possibile del PD. Fuori, ci sono i potenziali alleati: quelli di “forme diverse di sinistra” che legittimamente “non vogliono” stare nel PD, perchè preferiscono stare nelle loro casette – quelli che sono “moderati” e possono servire a fare politiche più decenti e sopportabili (i sinceri riformisti forse non bastano da soli a fare maggioranza) ma “non devono” stare nel PD. Bene Casini, dunque: si presenta con la sua vera faccia e fa quel che è logico che faccia. Male Renzi, “Blair in ritardo” (complimento immeritato), che pretende di far fare le stesse cose a me.
    Ah, dimenticavo: uno dei guasti peggiori del Berlusconismo è la prevalenza della forma sulla sostanza, della comunicazione sul pensiero serio. Renzi (e non solo lui) per questo aspetto sono solo cattive imitazioni di B.

  2. il guaio peraltro è che per giocare coi bianchi, bisognerebbe iniziare la partita coi bianchi. purtroppo questa partita è iniziata nel 2008 e il PD gioca col nero, non per scelta. Tant’è…
    detto questo, dubito che a 72 ore da una probabile crisi di governo, il Segretario del maggior partito d’opposizione possa permettersi di dettare la linea e le condizioni agli altri “oppositori” minori solo per compiacere un’astratta estetica comunicativa.
    in astratto posso anche essere d’accordo su “gli altri ciccia”. peccato che se devi convincere la Carlucci o Pisanu ad affossare il Governo, la parte dello schizzinoso risulta un po’ più complicata.
    Temo che la vocazione maggioritaria rivisitata del PD ci porti diritti al 2013 con Berlusconi sepolto dalle (nostre) macerie…

    1. quindi tu pensi di andare alle elezioni con la carlucci? Auguri.

      Precisazioni. 1. Il ragionamento e’ sulle alleanze x governare, non su quelle per far cadere il governo. La partita iniziata nel 2008 è finita e l’abbiamo persa. Ora si stanno predisponendo i pezzi per la prossima

      2. La coerenza a cui faccio riferimento è alla mozione del 2009 che è per sua natura – disciamo – successivo al 2008. Ergo chi lo ha scritto parlava appunto del futuro

  3. Ma chi scrive c’era a San Giovanni come noi altri centinaia di migliaia ? Ha ascoltato l’intervento di Bersani ,che contiene un profilo deciso e un Programma d del PD (per quello che si può dire in 50′). L’Italia é sull’orlo del baratro, si richiede la massima compattezza nel PD e stiamo a fare l’esegesi delle parole: speravamo che di tafazzismo fossimo guariti:-) Con simpatia.

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