Sono completamente d’accordo a metà col Mister Gramellini

Ieri Massimo Gramellini ha firmato uno degli editoriali del suo giornale, La Stampa, per abbozzare una prima analisi su come sia mutato lo scenario. Sono rimasti in pochi infatti a non aver capito che la comparsa sull’agone politico del governo Monti ha cambiato in maniera radicale le carte in tavola, sconvolgendo – sia a destra che a sinistra – alcune strategie e moltissime tattiche.

Quando succedono cose così, prima di avanzare proposte, credo ci si debba fermare un secondo a decidere se si condivide per l’appunto l’analisi dello scenario. Abbozzo la mia analisi (ovviamente ancora allo stato embrionale).

E parto dall’editoriale di Gramellini perché riassume meglio di come potrei fare io la prima parte del mio ragionamento. Non è necessario condividerne le conclusioni per l’uso che ne voglio fare, ma solo le premesse, che possiamo – citandolo – riassumerle negli estratti che seguono.

Ora che la polvere sollevata intorno a quella personalità eccessiva [Berlusconi] comincia a diradarsi, le idee tornano ad avere un nome e ci si ricomincia a dividere non sull’antropologia, ma sulla politica. Così lo stesso compagno Vendola […] sulla poltrona di Fazio è tornato a indossare i panni dell’anticapitalista che in Monti vede il liberismo presentabile, ma pur sempre il liberismo.

[…] ci eravamo dimenticati che esiste anche una sinistra anticapitalista, indisponibile a stilare un programma coerente di governo con altre forze progressiste che pur contrastando Berlusconi accettano la Borsa e le banche. Il Sistema, insomma, e le sue regole del gioco. […]

Quando Bersani minimizza le divisioni a sinistra, sostenendo che Obama e Clinton, pur stando nello stesso partito, hanno posizioni divergenti su molti temi, dimentica di aggiungere che i due presidenti democratici americani sguazzano entrambi nel capitalismo, mentre Vendola lo vuole superare. Il nodo è tutto lì.

Da questo ragionamento Gramellini fa discendere due conclusioni, che personalmente condivido a metà.

Ed è quel nodo che fa dire, a chiunque osservi senza pregiudizi la situazione delle forze in campo nel dopo Berlusconi, che oggi esistono un partito antieuropeista, la Lega, un partito anticapitalista, Vendola più un pezzo di Pd, e in mezzo due democrazie cristiane. Una un po’ più di destra e l’altra un po’ più di sinistra, che non avendo abbastanza voti per vincere in solitudine né abbastanza sintonia d’idee con i partiti estremi per fare squadra con loro, saranno condannate in futuro a governare insieme.

La prima conclusione è esattamente il punto da cui voglio partire per la mia personale analisi, la seconda invece è secondo me solo uno dei possibili scenari (che personalmente non vedrei di buon occhio) e che credo si possa ancora contrastare.

Gramellini in primo luogo immagina (ammesso, aggiungo io, che la contrapposizione sia quella auspicabile, ovvero sulle idee) che le forze in campo in una politica post-Berlusconi siano: Sel (più un pezzo del Pd) e Lega in un posizionamento che Sartori avrebbe definito “antisistema” e “in mezzo due democrazie cristiane, una un po’ più di destra e l’altra un po’ più di sinistra”. E fin qui concordo, con un caveat che vedremo subito. La seconda conclusione a cui giunge Gramellini è che queste due forze centrali (che però – ecco il caveat – non vuol dire centriste e che anche per questo non definirei “due democrazie cristiane”, ma “due riformismi”) siano “condannate in futuro a governare insieme”.

Questo destino però a mio avviso non è segnato. Infatti dipende da due fattori principali: la legge elettorale e le scelte dei partiti politici (in particolare del Pd).

Fattori che analizzerò più in dettaglio in un post di oggi pomeriggio.

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