Marco Meloni commenta i numeri che dà Fassina

Ho scritto molte volte nell’ultimo periodo, della strana deriva che stava prendendo il mio partito, il Partito Democratico. Non tanto – dicevo – nelle sue classi dirigenti, ma soprattutto tra i suoi militanti, nella cosiddetta base. Una deriva che ho provato ad esempio a sintetizzare con amara ironia, parafrasando uno scritto di Martin Niemöller.

Prima di tutti, se ne andò la Binetti e fui contento perché portava il cilicio. Poi se ne andò Rutelli e stetti zitto perché mi stava antipatico. Poi se ne andò Adinolfi e fui sollevato perché mi batteva sempre a poker. Poi se ne andarono i Radicali ed io non dissi niente perché non ero radicale. Un giorno se ne andrà il Pd e non sarà rimasto nessuno a protestare.

Mi dava (e mi dà) fastidio quella malcelata gioia tendente alla ostentata euforia di chi si rallegra del fatto che alcune minoranze interne preferiscono andare altrove piuttosto che continuare a lottare insieme ad altri per un progetto più grande. Poiché penso che lo scenario per il quale il PD debba impegnarsi sia quello bipolare, va da sè che le prove muscolari di chi è pro tempore responsabile di qualsiasi cosa le trovi esiziali.

Questa lunga premessa per sottolineare un concetto che forse non è chiarissimo a chi non è malato-di-politica: dietro alla polemica Ichino-Fassina di cui si parla in questi giorni c’è molto di più di una disputa interna al PD. O, meglio, è anche una disputa interna al PD, ovviamente. Ma la posta in gioco è un’altra: è l’atteggiamento del PD verso il governo Monti, è la linea di politica economica del primo partito italiano, è – ed ecco il nodo al centro di questo post – la prova di maturità per un partito nato da poco che deve decidere se vuole essere un partito post ideologico del 30/40% o un partito identitario del 20/25%. Entrambe le opzioni sono legittime, ma è evidente che non sono la stessa cosa.

Anche per questo, da dirigente locale del PD che ha votato Bersani, l’argomento che più mi ha turbato in questi giorni “caldi” è stato: “ma Fassina ha vinto le primarie”, come se la linea sul lavoro di Fassina fosse quella scritta nella mozione Bersani, come se il fatto stesso di far parte della segreteria di Bersani significhi che le proprie opinioni sono le stesse di Bersani.

Per fortuna oggi è accaduta una piccola cosa che sbugiarda – spero definitivamente – certi esagitati supporter. Un membro della segreteria di Bersani, uno che ha votato per Bersani, ha preso le distanze dal comportamento di Fassina. Non nel merito, com’è giusto che sia, ma nel metodo.

Si chiama Marco Meloni e ha scritto, tra le altre cose:

Dobbiamo essere fattore di unità e coesione e non di divisione, seguendo l’esempio di Bersani, che ha mostrato come si possano anteporre a qualsiasi egoismo di parte l’unità del partito e il bene dell’Italia. Purtroppo, oggi Fassina, nella sua intervista a Repubblica, ha dimostrato di non voler interpretare questo spirito, irridendo chi non la pensa come lui e confondendo la contrarietà alle sue dimissioni con l’adesione alle sue posizioni. Posizioni che molto spesso, negli accenti e nei contenuti così estremi, vanno ben oltre sia la mozione congressuale con cui abbiamo sostenuto Bersani, sia le deliberazioni approvate dagli organismi dirigenti.

E visto che ha votato Bersani e sta nella sua segreteria, guai a chi lo critica: lo farebbe solo perché vuole attaccare Bersani. E questo non si fa.

Annunci

6 comments

  1. Sinceramente non riesco proprio a capire perché se uno è per una linea più improntata alla difesa del lavoro debba essere considerato attaccato alle idee novecentesche e per un partito identitario, invece se uno è un liberale è uno che va oltre le ideologie ed è per un partito allargato.

    Non sono forse anche quest’ultime idee novecentesche?

    Il problema del Pd non sono i suoi militanti di vecchia data, sono una parte di quelle persone che non avendo mai fatto politica oggi desiderano liberarsi da qualunque fardello precedente per non aver confronti da cui temeno di uscirne sconfitti. Il problema del Pd sono quella massa di persona che avendo idee liberali vogliono imporre, attraverso campagna a mezzo stampa, ad un elettorato che proviene da sinistra le proprie idee bollando come vecchi, ideologici, novecenteschi tutta una serie di valori che non appartengono a loro ma alla maggioranza della base elettorale – come dimostra una ricerca demos.

    Non è certamente questo il comportamento che ci si aspetterebbe in un partito inclusivo e questo spiegherebbe le reazioni dei militanti del Pd alla fuoriuscita dei Binetti, Rutelli ecc… e in parte, anche se non giustifica, la caduta di stile di Fassina. Non si può pretendere, sempre e comunque, l’aplomb da una persona che da mesi è soggetta di attacchi da una parte ben definita del partito, che come dimostrano ricerche e votazioni, è in minoranza sulle idee economiche. Ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee, ma un conto è farlo nelle sedi opportune un altro è il continuo attacco per mezzo stampa del responsabile economia. Perchè come va rispettata la minoranza, il rispetto dev’essere reciproco, ed è ciò che è mancato fin dall’inizio da parte di coloro che in questo momento non determinano la linea economica del partito.

    Mi domando come mai, essendo un blog intellettualmente onesto, non abbia posto l’accento sullo stile usato dai liberal del partito democratico? O sulle modalità con cui Ichino ha presentato il proprio disegno di legge? O sui continui attacchi dei media portati avanti verso le idee di Fassina che in un partito Democratico hanno tutto il diritto di esistere come tutte le altre.
    Mi sembra che l’onestà intellettuale in questo caso sia venuta a mancare.

    Il Partito Democratico potrà decollare solamente quando si imparerà a rispettare le idee di tutti ed accettare le idee della maggioranza – che per il momento mi paiono chiare e non sono propriamente quelle di Ichino -, ma finché ci saranno persone come Lei che continuano in modo ostinano a bollare una parte del Pd come vecchia ed ideologica solo perchè si rifanno ad una visione socialdemocratica, allora il partito non decollerà mai.

    Ma a questo punto il problema non è la base, il problema è la gente come lei.

    1. Una risposta così lunga solo per dire che il problema sono io? Anche una persona con un ego come il mio si rende conto che è troppo…

      Quando vuole parlare di politica, sono a disposizione.

      Ah, dimenticavo! L’unico post che ho dedicato all’argomento “richiesta di dimissioni” (oltre a questo) è stato – guarda caso – per criticare i LiberalPD come lei mi chiede di fare. Prendo questa sua distrazione come un involontario attestato di onestà intellettuale e la ringrazio.

  2. “più improntata alla difesa del lavoro”. Cominciamo a pensare, o ad ammettere, che anche la proposta Ichino è improntata alla difesa del lavoro, e già secondo me si fa un bel passo avanti…

  3. Marco, ti conosco e ti stimo. Premessa necessaria per dire che sottoscrivo del tutto il commento di Andrea Curcio (vabbé, facciamo eccezione per la tua onestà intellettuale: conoscendoti, penso che tu sbagli in buona fede). Anzi, sai, leggendolo pensavo: ma è proprio quel che stavo per scrivere io! bene, AC mi fa risparmiare tempo.
    Parliamo invece di Meloni, o meglio parliamo dei difetti di Bersani (il Meloni mi pare una espressione del “bersanismo” allo stato puro). Non sapevo del “ritiro” chiesto a Genova; pur essendo là, non sono uno addentro alle segrete cose. Mi ero anzi rallegrato che Ichino vi avesse fatto un intervento pubblico ragionevole, con propri accenti ma non di rottura. Oggi dico: la storia del “ritiro” è il solito errore di Bersani, privilegiare le ragioni di una unità fittizia a quelle della lealtà e della chiarezza: ricordate quando non si è voluto candidare contro Veltroni? (qualcuno che c’era, mi dice che Bersani, e Napolitano, si comportavano così fin dal PCI…). Grave errore, quello di Genova. Si sarebbe dovuto far presentare il documento che sarebbe stato travolto sotto una valanga di no. Fassina sarà maleducato, ma la sua valutazione sulle percentuali, per Ichino, non è lontana dalla realtà; lo sai anche tu, Marco. La linea di Bersani porta a tenere insieme posizioni incompatibili sotto una unanimità fittizia – poi, alla prima occasione, i dissensi riemergono, il partito non è in grado di decidere niente e non convince né gli uni, né gli altri. Con la caduta di Berlusconi, siamo ad un passaggio cruciale: sparita la motivazione “tutti insieme contro B.” dobbiamo dare al paese una ragione sensata per scegliere proprio noi. Qualcuno dice che il bipolarismo è morto, io penso che riemergerà fra due coalizioni molto diverse: di là una destra civile e presentabile (Fini, Formigoni, Casini, Rutelli….) che lascerà altrove Lega (non tutta) e pasdaran del berlusconismo decotto. Di qua gli altri. In questa situazione voi cosiddetti “liberal” vi troverete in difficoltà, lo capisco. Ma rifletti, è la vostra posizione che ha un “bug” di fondo, insormontabile. Credete nella necessità di certe ricette, sapete che l’opinione pubblica non le vuole per niente e pensate di realizzarle comunque, senza metterci il tempo e lo sforzo necessari per ottenere il consenso. Mi ricordo Letta esprimere esattamente questo concetto circa le pensioni ad un seminario a Sesto S. Giovanni ove eravamo entrambi. E cosa mi dici delle vostre posizioni sul tema “acqua pubblica”? ecc, ecc.
    Perciò vi inventate sistemi maggioritari, sbarramenti, uninominali e chi più ne ha…tutto per evitare che i voti dicano quel che la gente pensa. Risultato: astensione alle stelle, disprezzo per tutta la politica, non solo per la politica indegna, ecc. E comunque le vostre “riforme” da vent’anni non le realizzate comunque. Non ci sarà qualcosa di sbagliato nella premessa? Un ultimo periodo su Monti e C. Non votarlo sarebbe stata una follia, mercoledì 9 per qualche ora siamo stati sull’orlo del credit crunch. Pensare che Monti, monetarista, deflazionista, ecc, ecc, possa portarci fuori da una crisi che avrebbe bisogno di più domanda interna, è semplicemente ridicolo. Capisco gli entusiasmi di voi “liberal”: sembra proprio il “principe filosofo” in grado di fare cose che la gente non vuole, senza trovarsi le barricate in piazza. Io, cosa vuoi, preferisco la democrazia. Dici: ma ha un consenso altissimo nel partito! Vero, la gioia per la caduta di B. e la percezione della inevitabilità di Monti gli fanno avere consenso. Riparliamone fra due mesi….. Credo che a Monti dobbiamo chiedere di tenere sotto controllo l’incendio degli spread per qualche mese, giusto fino all’arrivo di Hollande e soprattutto di Steinbruck, che farà quel che è necessario (far stampare moneta alla BCE, in sintesi grossolana). Nel frattempo, cerchiamo di accettare le mosse di Monti dure ma ragionevoli (ICI) e di dire di no agli ideologismi monetaristi (es costituzionalizzazione del pareggio, che in questo momento fa ridere e che il nostro gruppo parlamentare sta sostenendo….). Se poi nel frattempo Monti avrà anche fatto una legge elettorale proporzionale, non sarà stato tempo perso.

    1. guanta roba paolo… e come si fa a risponderti? per fortuna su molto ho già scritto. solo un cenno sulle cose più importanti:
      1) le percentuali che dà fassina non esistono. volendo solo stare alle mozioni congressuali (cosa sbagliata perché la linea di politica del lavoro della bersani non è quella di fassina), la marino conteneva esplicitamente l’opzione ichino e da sola vale il 15% in più hanno criticato fassina esponenti importanti sia della franceschini che della bersani. affermare come tu affermi che non sono così distanti dalla realtà fa crollare tutto il tuo ragionamento
      2) io non penso che le posizioni di ichino non abbiamo consenso nel paese. sarei un idiota se volessi imporre al mio partito una posizione minoritaria. è vero il contrario: combatto contro le idee di fassina perché ci costringono in una posizione minoritaria
      3) ho scritto altrove lo scenario che immagino sugli schieramenti. se pensate di fare uno schieramento socialdemocratico (inteso come coalizione) che possa andare oltre il 33% vi sbagliate. il vostro paradosso è che il vostro schema regge solo in un sistema proporzionale, ma può vincere solo in uno maggioritario tripolarizzato.
      4)il consenso di monti a cui mi riferisco non è nel partito. anzi, nel partito c’è chi lo ha subito e lo sta supendo (le tue parole lo confermano): il consenso di monti è nel paese. anche su monti comunque ho già scritto altrove.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...