Di ICI, Chiesa e rispetto delle regole

Oggi Andrea Sarubbi scrive parole di sostanziale buon senso sulla questione dell’esenzione ICI per gli edifici della Chiesa. Il cuore del ragionamento di Andrea è diviso in due parti: “non solo la Chiesa gode di questo privilegio; se ci sono abusi, colpite gli abusi”. Affermazioni a mio avviso insindacabili, almeno da parte di quelli che fanno questa battaglia in buona fede.

Aggiungo solo tre brevi considerazioni personali.

  1. Il fatto che si faccia tutto questo can can sulla Chiesa, facendo finta di non ricordare quante volte siamo andati in un bar riservato ai soci di una associazione alla quale ci hanno gratuitamente associato seduta stante è offensivo. Non verso la Chiesa, ma verso la nostra stessa intelligenza.
  2. La moda – molto cara a sinistra, soprattutto se si parla dei privilegi altrui – di sottolineare abusi di una norma (riguardi l’ex convento che diventa resort o la scuola paritaria che non accetta i portatori di handicap) non per pretendere il rispetto delle regole, ma per reclamarne l’abolizione è sbagliato, assurdo (sarebbe come chiedere l’abolizione delle pensioni di invalidità a causa dei falsi invalidi), ma soprattutto profondamente di destra: le norme di solito sono a tutela dei più deboli e proprio per questo la sinistra è per il rispetto delle regole e il loro mantenimento, non per la soppressione di quelle non rispettate.
  3. Su un punto la penso diversamente da Andrea. Lui fa una proposta finale:

Nel caso in cui l’Europa dovesse dire che si tratta di violazione della concorrenza, scorporare le attività: l’oratorio o la parrocchia non paga, il bar interno o una parte della canonica – quella adibita ad abitazione – sì.

Il più classico uovo di Colombo. Proprio per questo se fossi in lui presenterei una proposta di legge in Parlamento per andare in questa direzione senza aspettare la sentenza della Commissione europea. Così, tanto per togliere ogni argomento a chi in buona fede non è.

AGGIORNAMENTO: qui un post molto documentato di Arianna Ciccone sullo stesso argomento.

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4 comments

  1. Però, se si è d’accordo con il ragionamento di Sarubbi (io, incidentalmente, lo sono), allora quell’uovo di Colombo finisce per sembrare una excusatio non petita.

  2. non è l’uovo di Colombo, è la normalità di un paese normale, che a noi sembra la solita deflagrante straordinarietà. (comunque il tuo spostamento al centro è spaventoso… Temo che prima o poi ti vedrò in qualche Family day insieme a Giovanardi br br br)

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