L’Art. 18 è l’ultimo dei problemi. Dei problemi però

Il Ministro Fornero rilascia un’intervista nella quale parla di riforma del welfare e del mercato del lavoro; alla domanda sull’Art. 18 non risponde, ma si limita a ricordare le parole di Luciano Lama (“non voglio vincere contro mia figlia”), ad invitare i sindacati a discutere senza totem o tabù e “a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte”. Susanna Camusso replica come sappiamo (male, malissimo) e da qui parte un cinema di dichiarazioni e controdichiarazioni.

E Camusso raggiunge l’obiettivo: la discussione a questo punto si dimentica del tema principale e diventa “Articolo 18 si – Articolo 18 no”, con i riformisti a dire che è l’ultimo dei problemi (in senso letterale: l’ultimo, ma dei problemi) e i conservatori a urlare “non si tocca”. Il Ministro Fornero precisa la verità, ovvero che non è sua intenzione occuparsi di questo senza aver prima cambiato il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali (ricordate? l’ultimo, ma dei problemi) e Repubblica come titola? “la frenata della Fornero”.

La vera domanda diventa: perché il maggior sindacato italiano piuttosto che discutere di riforma degli ammortizzatori e del mercato del lavoro preferisce buttarla in caciara?

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8 comments

  1. Perché ha degli interessi ben precisi, che non includono i precari.
    In ogni caso: sul tavolo non c’è l’abolizione dell’articolo 18, che nessuno propone, ma l’abolizione del precariato.

    Che mi interessa.

  2. E aggiungo: l’abolizione del precariato non serve per far aumentare l’occupazione (serve altro…non ben altro, semplicemente altro), ma a far stare meglio gli occupati attuali (ed in prospettiva quelli futuri, tanti o pochi che siano).

  3. Concordo abbastanza con il giudizio non positivo sulla reazione del sindacato, anche se non classificherei Camusso come estremista. Ha sbagliato nei toni e nel metodo; ora però non attacchiamoci a quell’errore per demonizzare il ragionamento o gli interessi che il sindacato comunque rappresenta. Superiamo il momento del conflitto e andiamo alle cose stesse.

    Sul merito, io girerei il discorso: è un problema, ma è l’ultimo: si veda una indagine che viene citata da Repubblica, dalla quale parrebbe – come è, secondo me – che l’articolo 18 è forse un problema, ma l’ultimo per la crescita delle aziende (http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/18IA/18IARM.pdf). Senza crescita, possiamo fare il migliore dei contratti unici possibile, ma non avremo mai buona occupazione e le soluzioni del contratto unico rischiano di diventare molto limitanti, al di là dell’ottima impalcatura teorica (http://mondiepolitiche.blogspot.com/2011/12/riforma-del-lavoro-si-ma-leuropa-deve.html)

    Le parole di Lepri oggi sulla stampa mi paiono molto sincere e dirette, suggerendo di separare – almeno momentaneamente – l’articolo 18 dalla questione delle riforme del lavoro: “(…) Da una parte occorre affrontare il problema dei giovani: e i sindacati devono spiegare per quali esatti motivi non gradiscono il contratto di lavoro unico che il governo Monti sta studiando, e che a molti giovani appare attraente. Per incentivarli alla sincerità, la questione dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori andrebbe momentaneamente separata. La tutela contro i licenziamenti nelle aziende sopra i 15 addetti non costituisce né un freno alla produttività né un freno alla crescita dimensionale delle imprese (lo provano i dati Istat, scrutinati a fondo dalla Banca d’Italia: nessun anomalo affollamento di imprese sotto quella soglia).(…)” (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9570)

  4. Enno’! Forse, anzi sicuramente, senza crescita non ci sara’ un aumento dell’occupazione, ma gli attuali occupati hanno il diritto di essere trattati meglio! Ferie, malattia, stabilita’!

  5. Mi pare, dall’accenno alla crescita, che il commento in negativo (“Enno’!”) di uqbal sia rivolto a me. Nel caso sia così, onde togliere qualsiasi ambiguità (che non mi pare presente, per la verità) al mio pensiero, desidero precisare che sottoscrivo totalmente la frase “gli attuali occupati hanno il diritto di essere trattati meglio! Ferie, malattia, stabilita’!”. Ma cosa c’entra con l’art.18?

  6. C’entra col fatto che le uniche proposte sul piatto per dare ferie, malattia e stabilità a tutti, anche ai milioni che non le hanno, modificano l’articolo 18 (senza eliminarlo, peraltro). Io sono disposto, per quel che vale la mia opinione, a non modificare l’art. 18, ma ferie, malattia e stabilità invece ci vogliono per tutti.

    Se in tutto questo si riesce anche a mantenere l’art. 18 a tutti i lavoratori anche meglio. Non vogliamo toccare l’art. 18? E non tocchiamolo. Però ferie, malattia e stabilità devono essere date a tutte. Fassina è favorevole invece al precariato. Ergo io non voto il suo partito. E chiederò mai la tessera di un sindacato che era contrario all’estensione dei diritti dell’art. 18 alle piccole imprese (dove peraltro è molto più facile incorrere in licenziamenti discriminatori, secondo me).

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