I mille caveat di Bersani sulle primarie per i parlamentari

Ai tempi della fase più acuta dello scontro Ichino-Fassina (non scappate! questo post non riguarda quella vicenda), scrissi un articolo per qdR che mi ha procurato non poche inimicizie presso alcuni settori della maggioranza “bersaniana” (qualunque cosa voglia dire); maggioranza della quale – come altri cosiddetti “ichiniani” – faccio parte, seppur riservandomi il diritto di continuare a pensare con la mia testa.

Quel pezzo elenca tre motivi per i quali è sbagliato rispondere a Ichino sbattendogli in faccia un voto (anzi un non voto) in Assemblea; tra i diversi argomenti ce n’è uno di carattere generale:

[Fassina] finge di dimenticare che Ichino e gli altri alla citata conferenza di Genova hanno deciso (su invito di Bersani, per un malinteso senso di responsabilità) di non mettere ai voti il documento alternativo a quello di Fassina. Ripagarli così oggi è miope più che ingeneroso: come reagiranno la prossima volta coloro ai quali verrà chiesto di fare un passo indietro per amor di patria? Dovesse mai accadere a me non avrei dubbi: “mi hai fatto fesso una volta, non ci casco più”. Rendendo così impossibile qualsiasi ricerca di unità e sintesi.

Se lo riprendo oggi è perché sabato – a dispetto delle mie previsioni – è successo di nuovo. Assemblea Nazionale, Civati e altri presentano un ordine del giorno per le primarie dei parlamentari (sul quale ho molte perplessità dal punto di vista delle proposte avanzate, ma non ne ho nessuna sul principio che le ispira); Bersani e Bindi chiedono ai firmatari di fare un passo indietro (ironia della sorte, utilizzando proprio gli argomenti presenti anche in un articolo di qdR); Civati e altri decidono di fidarsi ancora e fanno il passo indietro.

Si fidano anche perché è vero che c’è una differenza di fondo tra i due documenti: Bersani non è salito sul palco di Genova a dire che le considerazioni di Ichino erano le proprie, mentre – seppur con mille caveat – a Roma sabato ha detto che o si cambia la legge elettorale oppure le primarie per i parlamentari il Pd le farà.

Resta il fatto però che il diavolo (per sua natura, disciamo) si nasconde dove sappiamo e quei mille caveat a me preoccupano un po’: si alle primarie – ha detto Bersani – ma fatta salva l’esigenza di equilibrare la rappresentanza dei territori, delle competenze, delle generazioni, dei generi, dei dirigenti di partito, del pluralismo interno…

La dico così, con il primo esempio stupido che mi viene in mente: fatta salva l’esigenza di avere in Parlamento un esperto di politiche scolastiche, chi decide se in Parlamento ci va Marco Rossi-Doria o Paola Mastrocola? Se ci va Francesca Puglisi o Domenico Pantaleo?

Auguro dunque a tutti i firmatari miglior sorte dei loro predecessori, ma prima di cantare vittoria aspetterei. Anche perché il loro OdG ritirato a Roma una cosa in comune con il documento ritirato a Genova ce l’ha: per stessa ammissione di Pippo, sarebbe stato bocciato dall’Assemblea.

Non vorrei che al momento di quagliare a qualcuno venga in mente di tacitare tutti sostenendo che i “primaristi” rappresentano solo il 2% del partito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...