ATACcati al tram

Vediamo se riesco a metterci più tempo da Termini a S. Paolo che da Milano a Roma. Che aspettate a sbarazzarvi di quell’incapace di Alemanno?

Così cinguettavo un paio d’ore fa aspettando l’autobus a Termini.

Alla fine ci ho messo meno: diciamo un po’ meno del tempo che il mio treno ha impiegato ad arrivare dalle parti di Firenze. Ma è una storia che merita di essere raccontata dal principio. Perché i disservizi possono capitare, ma qui mi sembra che sia chiaro che Parentopoli sta facendo danni non solo alle casse comunali.

Arrivo in stazione puntualissimo con il Frecciarossa dopo un magnifico viaggio in quarta classe (a proposito: un po’ troppo stretto il corridoio, ma per il resto tutto come prima) e vado verso la metropolitana. Devo andare a San Paolo, quindi Linea B direzione Laurentina (qui la mappa); prima di fare il biglietto vengo avvisato da un messaggio automatico che la metro è interrotta nella tratta Catro Pretorio-Monti Tiburtini, per sicurezza verifico e – ricordavo bene – la mia tratta è salva.

Compro il biglietto, passo i tornelli e aspetto. Aspetto… Dopo 5 minuti, mentre la banchina si riempie sempre più, parte il messaggio automatico e ribadisce che il blocco non ci riguarda. Continuo ad aspettare altri 5 minuti e poi il messaggio (questa volta di un operatore) senza scusarsi e senza dire nulla di più sulle cause, nè tanto meno sui tempi previsti per il ripristino, avvisa che il servizio  è interrotto da Laurentina a non ricordo più dove.

Improvvisamente compare dal nulla un addetto alla sicurezza di ATAC che per ragioni ovvie viene preso d’assalto (siamo a Termini, probabilmente la stazione con la più alta conentrazione di utenti non indigeni di tutta la città: mandarne tre o quattro di addetti in casi come questi, no?); io stesso mi reco da lui per chiedere lumi.

Devo andare a San Paolo, come faccio?

Se va in superficie trova il servizio sostitutivo.

In superficie dove? (sa com’è – penso – siamo a Termini, la piazza è grandicella…)

Sopra, dove c’è il capolinea di tutti i bus.

(vabbè, ho capito) Grazie.

Salgo e mi dirigo verso il gabbiotto dei cattivi (è dai tempi del liceo che chiamo così il chiosco dei bigliettai), dove mi spiegano che la sostitutiva c’è a partire da Castro Pretorio fino a Monti Tiburtini.

(ok, ricominciamo) No, guardi, io devo andare a San Paolo.

Allora deve prendere la metro B, direzione Laurentina.

Grazie, lo so, ma è interrotta.

No, è interrotta da Castro Pretorio a Monti Tiburtini.

Le dico che è interrotta anche verso Laurentina.

Vuole saperlo meglio di me?

Si, vengo da lì.

Vabbè, visto che ormai è qui prenda il 170.

Che è quello che ho fatto. Nel frattempo mi deve anche essere scaduto il biglietto, prima che il 170 mi portasse a destinazione: per chi non lo sapesse il 170 fa una gincana assurda, lo stesso percorso di un tassista disonesto con il turista babbeo.

Comunque, per fortuna, non ho incontrato nessun controllore. Preoccupato per la multa? No, preoccupato delle mie possibili reazioni se qualcuno avesse provato a farmela.

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3 comments

  1. Se può consolarti ho avuto la sfortuna di conoscerlo anch’io, il 170, una volta che ho avuto la follia di tentare una strada alternativa (e credevo più diretta) per raggiungere piazza Fermi.

    Ho scoperto a mie spese che scendere a San Paolo con la metro (o a Trastevere col treno) e farsi a piedi 1.5km fa risparmiare tempo e fatica ;)

  2. il 170 è un vecchio amico scostante anche per me.
    Ma ti chiedo, Marco, non è che sbagliamo bersaglio? In quale altro paese, se le cose ordinarie non funzionano bisogna prendersela con il primo cittadino? Lo dico perché ricordo amministrazioni migliori di quella attuale, ma certe disfunzioni c’erano lo stesso.
    C’è un deficit di civiltà e organizzazione che ha radici molto più profonde di quanto il pur nefasto Aledanno abbia cagionato nella sua mediocre stagione. E, senza fare il leghista al contrario, c’entra con una storia ultracentenaria di questa città che amo tanto, che ha a che fare con il sentirsi spesso sudditi e quasi mai cittadini. Come se la nostra città, fuori dallo stadio Olimpico e dal Colosseo, non ci appartenesse fino in fondo.
    (ora però torna nella tua città senza sole e non rompere gli zebedei :))

    1. Guarda Marco, in linea di principio concordo abbastanza con te. Però in questo caso specifico me la prendo con Alemanno perché – come ho scritto – è lui che ha assunto amici e parenti (anzi, camerati e parenti) in ATAC. E poi perché la situazione è peggiorata moltissimo in questi anni.

      E secondo me tra le due cose c’è una relazione

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