Chi sono veramente i “montiani del PD”

Vedo in giro troppe caricature del pensiero dei cosiddetti “montiani del PD”. Essendo il sottoscritto orgogliosamente parte di quel settore variegato del mio partito che la stampa definisce così, sento il bisogno di chiarire. Vedo infatti che i “non montiani del PD” continuano a giocare con l’equivoco dell’uso del termine “montiano” e ribadiscono che per il dopo 2013 si dovrà tornare alla democrazia dell’alternanza, dando per scontato che “noi” saremmo invece per continuare con un governo di “grande coalizione” o formule simili.

Vorrei tranquillizzarli: i “montiani del PD” non sono quelli che vogliono continuare anche dopo il 2013 con questa maggiornaza parlamentare PD-PDL-Terzo Polo. Ci sono nel partito alcuni che la pensano così, ma non sono loro i “montiani del PD”: anch’essi continuano a ragionare in termini di alleanze, teorizzano (su twitter o altrove) il superamento della “vocazione maggioritaria” e sono perciò speculari a quelli che sognano ancora la foto di Vasto. Non trovo molta differenza infatti tra chi dice “alleiamoci con SEL qualunque cosa succeda” e chi dice “alleiamoci con il Terzo Polo qualunque cosa succeda”. E questi ai miei occhi sono tutti nella schiera dei “non montiani”.

Noi, i “montiani del PD”, siamo invece quelli che pensano che vada salvaguardato lo schema bipolare e che auspicano che chiunque vinca le prossime elezioni proponga un governo che abbia lo stesso stile e la stessa forza del Governo Monti. Su chi lo guiderà tra noi probabilmente ci sono opinioni differenti, ma è del tutto marginale. Quel che conta – lo ripeto – sono lo stile e la forza. Su Monti Premier dico di più: personalmente tenderei ad escludere possa essere lui il prossimo Capo del Governo (salvo casi particolari al momento imprevedibili), in quanto la sua forza è data per gran parte dalla sua credibilità e siccome ha ribadito più volte di non essere disponibile, se si candidasse perderebbe gran parte della propria forza.

Ma torniamo a noi. La discussione nel partito è particolarmente accessa per un motivo molto semplice: questo tipo di approccio non è compatibile con chi aveva disegnato a tavolino uno schema diverso e oggi fa di necessità virtù, ma lavora perché quella in corso sia una parentesi dovuta – appunto – alle necessità. Nel PD qualcuno (consapevolmente o inconsapevolmente) pensa che tornare alla democrazia dell’alternanza voglia dire tornare alle stesse dinamiche che hanno caratterizzato lo scontro politico per tutta la cosiddetta Seconda Repubblica. Ma Monti rappresenta uno spartiacque: grazie a lui gli italiani hanno capito che non è vero che sono un popolo impossibile da governare; e hanno capito quanto siano veramente persone piccole piccole quelle che dicono (e se non lo dicono lo pensano, anche a sinistra) che governare gli italiani è perfino inutile.

Dunque Monti ha solo chiarito che governare l’italia è utile e possibile; ha alzato l’asticella. La conseguenza di questa nuova consapevolezza non è la fine del bipolarismo come qualcuno nel PD vorrebbe (i cosiddetti “centristi”) e altri (i cosiddetti “giovani turchi”) paventano per indebolire – disegnandolo come inciucista – chi dal primo momento ha capito che la sfida lanciata da Monti (anzi prima di tutto da Napolitano, non dimentichiamolo) era di quelle che non si poteva non raccogliere. La conseguenza di questa nuova consapevolezza è l’occasione per il nostro Paese di uscire dal berlusconismo con un bipolarismo maturo, “mite” lo ha definito in questi giorni Enrico Letta (ma la definizione risale al battesimo del PD veltroniano, se non ricordo male). Quindi smettiamola con le caricature: i “montiani del PD” sono bipolaristi convinti e considerano le alleanze non obbligatorie e conseguenza dei programmi e non viceversa.

Ho detto “chiunque vinca”, ma per fortuna non è più solo un auspicio che il governo del 2013 possa essere un governo di centrosinistra. Tutto lascia pensare che le cose andranno così: è evidente quindi che sarebbe la nostra fine se non riuscissimo a dimostrare di essere capaci di governare con la stessa forza e determinazione. Siamo in grado di garantire al Paese che il nostro governo sarà all’altezza? Saremo ad esempio capaci di consentire al premier di nominarsi in piena autonomia i ministri (di concerto ovviamente con il Capo dello Stato) e rispondere poi solo al Parlamento? Questa è la sfida. Questa è la discussione in corso, non altre.

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3 comments

  1. Grazie della bella analisi,Anch’io appartengo alla categoria, ma ‘non sono molto convinta sull’esito finale

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