Artificiosamente. Di primarie e finanziamento ai partiti

L’eliminazione (o la forte limitazione) del finanziamento pubblico porrebbe fine ai partiti come li abbiamo conosciuti finora, ma probabilmente avrebbe degli effetti positivi di non poco conto.

La lettura di questa frase di un post di Claudio mi ha acceso una lampadina in un cantuccio del cervello. Quando ho già sentito nel recente passato una frase analoga? A proposito di cosa? Ci ho pensato un po’ su e poi ho capito: quando nacque il PD e ci “inventammo” le primarie.

La tesi di Caludio – se ho ben capito – è che abolire il finanziamento potrebbe innescare un cambiamento (anzi, molti cambiamenti) a suo dire positivi. Non mi interessa qui analizzare ogni suo auspicio/previsione: alcuni li condivido, altri meno, ma non importa. Quel che conta è l’approccio al problema: per valutare un’innovazione (in questo caso la limitazione del finanziamento) non curiamoci della cosa in sè, di ciò che rappresenta, ma degli effetti che produrrebbe. E questo metodo lo condivido in toto perché aiuta a decidere con più distacco, quindi meglio. Quello di Claudio sembra quasi essere un “a mali estremi, estremi rimedi”. Non siete capaci di cambiare in modo autonomo? Allora vi “costringiamo” a cambiare articiciosamente.

Come dicevo in principio, c’è già stata una stagione – non troppo tempo fa – che ha promesso un forte cambiamento del modo di fare politica. Fanatici a parte, ci si rendeva conto che l’innovazione simbolo di quella stagione avrebbe avuto anche controindicazioni, ma si diceva: di fronte ad un sistema bloccato, a partiti non contendibili, alla totale assenza di accountability, alla umiliazione sistematica del merito a favore di una cooptazione malata (perché solo correntizia) come metodo di selezione delle classi dirigenti, di fronte a tutto questo, meglio correre qualche rischio e costringere il sistema a cambiare. Artificiosamente. Con le primarie. Tra i vantaggi attesi delle primarie c’era proprio il cambiamento di cui sopra, le innovazioni che ho elencato sarebbero arrivate quasi automaticamente, si diceva, visto che a scegliere non sarebbero più stati gli “apparati” ma la “gente”.

Com’è evidente, le primarie non hanno mantenuto le promesse. Non del tutto e non dappertutto, almeno. Concedo che non sia colpa dello strumento, ma di chi lo ha impugnato. Chi più di altri aveva il dovere di partire da lì per costruire qualcosa di nuovo ha accettato di farsi eleggere pressoché all’unanimità ponendo le premesse per i condizionamenti e le limitazioni che sarebbero arrivati dopo la sconfitta (prevedibile, giova ricordarlo: non fu un fulmine a ciel sereno!). Si è lasciato condizionare fino a dimettersi, gettando via il bambino (il PD era un bambino appena nato) con l’acqua sporca dei fallimenti di un singolo. Anche chi ha anteposto le proprie legittime aspirazioni personali al bene comune chiamato partito (o ditta, o baracca, o quello che vi pare) ha la sua dose di colpa. Resta però il fatto che quelle promesse non sono state mantenute e oggi siamo ancora qui ad invocare una riforma della politica in generale e dei partiti in particolare e ad auspicare che sia un fattore esterno ad essi a generare quel cambiamento.

Ed ecco finalmente alla mia morale della favola. La prima morale è per il partito: non è stato sciocco e miope aver scientemente praticato la metodica distruzione delle potenzialità di un partito aperto, di cui le primarie sono il simbolo più alto, che si lasciasse “contaminare” dalle energie positive presenti nella società? Nella società, quindi anche nei partiti: in fondo è qui il mio dissenso con il veltronismo (io penso che non tutto il buono sia “fuori”) e con il giovanilismo turco (io non credo che tutto il buono sia “dentro”). È stato miope perché ora i problemi sono ancora tutti lì e passiamo per gli ultimi difensori di un privilegio che non è solo un privilegio. Se avessimo dato prova di saper cambiare oggi saremmo più forti. Forse perfino abbastanza forti da difendere il finanziamento così com’è. La seconda morale è per quelli come Claudio che sperano possa essere un fattore – peraltro esterno – a cambiare le cose. Cosa ci autorizza a sperare che dove hanno fallito le primarie possa riuscire la riduzione del finanziamento? Troveranno il modo per cambiare il meno possibile anche se passasse una riforma come quella.

Questo blog nel sottotitolo si definisce “intellettualmente onesto”, ma potrebbe averne un altro: “non ci sono scorciatoie” per tutte le volte che ho ripetuto questo elaboratissimo concetto. Anche qui dico: non ci sono scorciatoie. O i partiti cambiano e riformano i meccanismi interni nella direzione sopra indicata (contendibilità, accountability, merito, superamento cooptazione solo correntizia…), oppure non ci sarà terremoto esterno che possa artificiosamente migliorare le cose. E il passaggio successivo sarà abolirli. A furor di popolo, ovviamente.

Il solito disclaimer (per evitare discussioni inutili e off topic nei commenti). Personalmente non ho un’idea precisa sul finanziamento, ma in buona approssimazione mi convince l’ipotesi di Vassallo: riduzione dell’ammontare totale, commisurandolo ai voti ricevuti e non agli elettori e cofinanziamento di spese rendicontate (50% raccolta da privati e 50% finanziamento pubblico).

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2 comments

  1. Io trovo che questo tuo commento sia poco consequenziale. Le primarie non c’entrano niente (anche se sono ovviamente d’accordo sul fatto che questo partito ha buttato tutte le possibilità di battere cassa senza perdere la faccia), in questo caso, e il parallelo con il finanziamento non regge.
    Il punto più debole è questo: “Cosa ci autorizza a sperare che dove hanno fallito le primarie possa riuscire la riduzione del finanziamento?”. La domanda può essere estesa a qualsiasi cosa, ma senza una vera logica: se le primarie hanno fallito (e secondo me poi non hanno neanche fallito…), sarà per colpa delle primarie, che sono diversissime dalla questione del finanziamento.
    Sarebbe poi bello che i partiti sapessero farsi passare la sbornia e cominciassero ad aprire gli occhi, ma sappiamo tutti che questo non accadrà (ed è un problema ben serio, certo).
    E’ poi ovvio che il sistema proposto da Claudio Alberti è artificioso ed “esterno”. Ma questo è normale: anche una legge antitrust è artificiosa, anche le leggi sul lavoro sono artificiose, anche le pensioni obbligatorie sono artificiose. Tutta l’economia di mercato è “artificiosa”, perché gli attori sono costretti a rispettare una marea di regole.

  2. Non mi è chiaro in cosa le primarie non hanno mantenuto le promesse: dove non sono state truccate (tipo a Napoli e temo a Palermo) hanno fatto emergere candidati in grado di vincere (Milano è il caso più evidente di come i votanti alle primarie avessero capito meglio la realtà dei cialtroni capaci solo di dire “Con Pisapia si perde di sicuro”). Dove invece sono state truccate hanno fatto emergere un marcio che già c’era anche se si fingeva di non vederlo (e anche questo a me sembra positivo).

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