Assunzione dei docenti for dummies

Sul Corriere di ieri è stato pubblicato il resoconto di un colloquio con Francesco Profumo, titolare del MIUR. Si parla di una questione caldissima: come organizzare le prossime assunzioni dei docenti italiani. In un post successivo commenterò i contenuti del colloquio, ma prima riepilogo per i non addetti come funziona il meccanismo.

Le fasi sono (o dovrebbero essere):

  • 1.a) Formazione iniziale
  • 1.b) Abilitazione (tramite tirocinio)
  • 2) Concorso per soli abilitati su un numero di posti deciso in pratica dal Ministero dell’Economia (MEF)
  • 3) Assunzione dopo un periodo di prova (che auspico diventi più serio, ma ne parleremo un’altra volta)
  •  4) Formazione in servizio (che auspico obbligatoria, ma ne parleremo un’altra volta)

I punti 1.a e 1.b sono stati riformati dal precedente governo, che ha abolito le scuole di specializzazione (SSIS) lasciando un vuoto di anni, sostituendole con i tirocini (TFA) che però non sono mai stati attivati dalla Gelmini (nonostante la sua riforma sia del 2010). La riforma prevede un numero chiuso legato al reale fabbisogno, facendo finta di non vedere che in molte classi di concorso il fabbisogno è ZERO, dato che ci sono graduatorie (GAE) di persone in “lista d’attesa” in alcuni casi molto lunghe. Eppure i numeri sulla base dei quali si attiveranno i TFA sono gli stessi decisi dalla Gelmini: altissimi, ben oltre il fabbisogno, al fine di accontentare le Università (che necessitano di un numero di iscritti sufficiente a pagarsi i costi) e altri gruppi di pressione, quali le paritarie che hanno bisogno di abilitati da reclutare.

La criticità maggiore è dunque nelle persone inserite nelle GAE. Hanno diritti dai quali non si può e non si deve prescindere e sono tantissime (150.000? alcuni arrivano a ipotizzare anche 220.000). Assumerli tutti non si può. Non solo per il costo, che comunque è valutato dal MEF in un 15% in più per assumere quelli che già oggi lavorano con supplenze annuali (stimati in 120.000)

Dal mio punto di vista il motivo per non procedere in questa direzione è comunque politico e non economico. Si deve trovare una soluzione capace di contemperare esigenze diverse, che purtroppo sono poste spesso in conflitto tra loro: il buon funzionamento del sistema sia dal punto di vista della “macchina” che degli studenti, i diritti di chi è nelle GAE, la legittima aspirazione ad insegnare dei più giovani non (ancora) in graduatoria, come i neolaureati.

Se non si è trovata una soluzione fino ad ora purtroppo non è solo per la complessità della vicenda, ma anche perché le forze politiche e sindacali non hanno saputo rinunciare a un ritorno in termini di consenso immediato, non hanno saputo andare oltre la tutela degli interessi – tra quelli sopra enumerati – che considerano più affini a loro stessi.

Per le considerazioni, come promesso rimando al prossimo post, che partirà proprio dall’articolo del Corriere richiamato all’inizio.

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