idee

Profumo annuncia un concorso, anzi due. Anzi di più

Dopo il riassunto per non addetti, vengo finalmente all’articolo del Corriere di ieri. Il Ministro ha dato informazioni su come opererà su due versanti: l’immediato e le prospettive del sistema. Per l’immediato, tre cose:

  • Si farà il TFA, ma il numero sarà ancora meno “chiuso”, dato che chi insegna da tre anni (i cosiddetti “trecentosessantisti” che insegnano senza abilitazione: nessuna scuola di specializzazione, nessun concorso nè ordinario nè riservato) sarà ammesso in sovrannumero.
  • Si terranno due concorsi in un anno: per il primo la procedura è già avviata, per il secondo partirà dopo la fine del TFA.
  • Verranno riviste le classi di concorso (riducendole di numero) e verrà fatta una ricognizione su chi vi è inserito da anni.

Su questo solo tre flash: 1) capisco che non è colpa dei trecentosessantisti se lo Stato ha avuto bisogno di farli insegnare senza abilitazione, ma questo provvedimento (che tra l’altro necessita venga cambiato il regolamento dei TFA) rischia di aprire il solito vaso di pandora di ricorsi e controricorsi; 2) ho i miei dubbi che il secondo concorso annunciato ieri si faccia veramente: troppo forti saranno le pressioni dei sindacati e di molti partiti per non svolgerlo. Per non parlare delle resistenze del MEF, sulle quali tornerò tra breve; 3) bene la revisione e la ricognizione delle classi (anche questa avviata da Gelmini e mai completata), con la speranza che si trovi un modo per penalizzare chi da anni rifiuta le cattedre perché sta facendo altro.

Per quel che riguarda il futuro, Profumo ha fatto dichiarazioni molto impegnative e condivisibili:

La mia idea, dopo, è quella di dare una cadenza biennale ai concorsi, per regolarizzare tutto il sistema. I due momenti più importanti saranno l’abilitazione e il concorso. Due momenti certi, con cadenza regolare e sicura, che dovrebbero finalmente far cessare la confusione in cui da anni si trovano gli insegnanti precari e i giovani laureati che vorrebbero dedicarsi all’insegnamento. […] L’aspirazione del ministro – aggiunge poi il giornalista – è quella di creare un modello più moderno, prima ancora che di scuola, di concorso per l’accesso alla scuola.

Indicazioni che lasciano ben sperare per un concorso diverso da quelli che abbiamo conosciuto fin qui, che vada a valutare competenze diverse da quelle disciplinari, già verificate all’Università. Ma soprattutto indicazioni molto promettenti per quel che riguarda la cadenza dei concorsi, che nel medio periodo (se effettivamente rispettata) potrebbe riassorbire gran parte del precariato in 7-8 anni (considero precari solo quelli che vengono assunti e licenziati ogni anno, non chi sta a qualunque titolo nelle GAE).

Quello che Profumo non dice è che la cadenza biennale (come qualsiasi cadenza si scelga) non è nella disponibilità del Ministro dell’Istruzione, ma in quella del Ministro dell’Economia. Questo secondo me è l’ambito su cui intervenire per dare concretezza alle promesse di Profumo: togliere al MEF il potere di veto su parte delle immissioni annuali. Mi permetto quindi di avanzare una modesta proposta: approvare una norma che sancisca che la copertura del turn over (gli insegnanti che vanno in pensione) sia obbligatoriamente coperta con immissioni in ruolo e che su questo numero il MEF non può opporsi in alcun modo. A questi il MIUR potrà chiedere di aggiungerne altri (per accelerare i tempi di assorbimento del precariato), ma in questo caso solo previa autorizzazione e verifica della copertura. Per i primi la copertura è certa, dato che chi va in pensione ha certamente uno stipendio superiore a chi entra.

Ai concorsi accedono solo gli abilitati (grazie a TFA con cadenza regolare, come affermato da Profumo) e questo darà una chance anche ai più giovani, che potranno – vincendo il concorso – entrare immediatamente in ruolo. Poiché la legge prevede che il 50% delle immissioni in ruolo venga coperto con personale presente nelle GAE, i cosiddetti precari storici avranno invece una doppia opportunità: aspettare il loro turno o vincere il concorso. I neo-abilitati invece devono sapere che abilitarsi è condizione necessaria, ma non sufficiente per “pretendere” un posto. Dopo l’abilitazione potrebbero passare molti anni (anzi moltissimi) prima di entrare in ruolo. Per loro nei fatti la strada sarà solo quella del concorso e non tutti lo vinceranno.

Capisco che fino ad oggi è sempre andata in un altro modo, ma la musica è cambiata. E il meccanismo che propongo a mio avviso la cambia mediando. Questo meccanismo di buon senso si scontra però con la mentalità che si è stratificata in anni di difficoltà tra i cosiddetti precari storici. Mentalità alla quale presto si adeguano anche i più giovani dopo che sono passati dall’altra parte della barricata (le GAE, appunto). Persone che umanamente hanno tutta la mia comprensione, ma che spero capiscano che solo una soluzione di questo tipo riuscirebbe a contemperare le esigenze di tutti.

L’unica proposta che accettano sembra invece essere quella che prevede l’immediata immissione in ruolo di tutti quelli che hanno contratti annuali (120.000 persone circa): proposta a mio avviso inaccettabile per chiunque abbia a cuore il futuro della scuola e non la tutela di interessi di parte.

Una prova di questo atteggiamento è nell’annunciato ricorso di alcuni di questi; un’azione – scrivono – “finalizzata a paralizzare l’attivazione dei TFA in mancanza dei relativi posti di lavoro disponibili”. I posti disponibili sono considerati roba loro, di chi sta nelle GAE. Come ho detto però la legge prevede altro, ovvero che siano destinati a loro “solo” – si fa per dire – il 50% di essi. Solo chi pensa che stare in una graduatoria sia una ragione di vita può immaginare che nuove persone abilitate siano un problema. Il TFA serve solo a consentire anche ai più giovani di partecipare ad un prossimo concorso. Poi saranno i più bravi a vincerlo. Chi ricorre contro i TFA evidentemente pensa che l’unica cosa che può essere capace di vincere sia una causa in tribunale… che tristezza!

Il rischio che pavento è che con questi chiari di luna, il secondo concorso annunciato da Profumo per la primavera non si faccia mai. Trasformando così in una beffa l’attivazione dei TFA (la cui frequenza costa 2.500 Euro!) che migliaia di giovani aspettano da quando Gelmini ha chiuso le SSIS senza prevedere nulla al loro posto. La mia preoccupazione è rafforzata anche dal fatto che si parla della primavera 2013, ma verosimilmente in quel periodo a Viale Trastevere ci sarà qualcun altro.

Sempre che Profumo non succeda a se stesso. O anche, perché no, che quanto detto dal ministro al Corriere (magari con quella “piccola” aggiunta da me suggerita) non finisca in Gazzetta Ufficiale. Ad impegnare chiunque venga dopo di lui. In fondo le leggi (e il Parlamento) servono a questo.

6 comments

  1. Condivido in toto l’articolo (credo che ci sia un refuso: primavera 2013, alla fine). In particolare mi sembra importante la cadenza biennale. Uno dei problemi fondamentali delle GAE è che per “mantenere” il posto in fila, sei costretto a rifiutare altri lavori, periodi di studio (a meno di non avere la certezza assoluta di rientrare nelle cattedre annuali per cui si può richiedere il permesso di studio), addirittura altre cattedre (se non afferenti alla stessa identica graduatoria, per il principio che in Italia è un problema saperne di più, anziché di meno…). Ora una persona, aspettando il concorso, può fare quel che gli pare: continuare a formarsi o tentare altre strade (così magari si trova un altro lavoro e si leva dai piedi).

    Le classi di concorso: dovrebbe valere il principio che l’abilitazione dovrebbe essere orizzontale: se sono un docente abilitato per le superiori, dovrei poter insegnare tutte le materie delle superiori. Dice: beh, sei laureato in lettere e vuoi essere abilitato ad insegnare, chessò, inglese? Ebbene sì, perché se come insegnante di lettere non trovo lavoro, posso vedere bene di prendermi una sana laurea in inglese, anche solo triennale può bastare! Tanto c’è cmq il filtro del concorso.

    Le iperdivisioni delle GAE infatti non nascono per evitare incompetenze, ma per gestire il traffico, tant’è vero che le persone pluriabilitate possono sceglierne soltanto una. Una disposizione senza senso e che in origine non esisteva. La semplificazione della Gelmini, però, per quel che ho letto, non era abbastanza incisiva.

    Norma transitoria: se si vogliono sveltire le procedure di esaurimento delle graduatorie, permettere l’inserimento in più graduatorie provinciali, come era successo nel 2009, ma a pettine, così che domanda ed offerta si incontrino meglio. E ritornare all’aggiornamento dei punti annuale, con attribuzione dei punti in tutte le graduatorie in cui si è presenti, senza penalità. E’ assurdo che i professori paghino con la disoccupazione scelte che spesso risalgono a otto-dieci anni fa e sono rimaste da allora immutabili.

  2. Aggiungo un’altra cosa (poi basta, prometto): con questo sistema, è possibile dare veramente corso al Trattato di Bologna, e riconoscere le abilitazioni europee in Italia (a meno che la burocrazia non si voglia mettere di traverso). Sarebbe anche ora di avere qualche Inglese ad insegnare inglese e qualche Francese ad insegnare francese…

  3. Buona parte delle riflessioni è condivisibile, ma ho un problema con la proposta del turn over con rimpiazzo automatico: non tiene assolutamente conto dei trend demografici. Rimpiazzare 1 a 1 i pensionati vuol dire che assumeremo meno docenti del necessario nei cicli di espansione demografica e più docenti del necessario in quelli di contrazione demografica. In realtà, per via delle ovvie pressione sindacali quello che otterresti è assenza di disciplina nelle fasi di restrizione e entusiasmo in quelle d’espansione.
    Perplessità di un pessimista? può essere però è quello che è storicamente successo nella scuola italiana:

    Altre perplessità le avrei sull’assunto (perchè non c’è nessuna evidenza in merito) che i concorsi (così come comunementi intesi) siano il miglior strumento di reclutamento possibile. Che i vincitori di concorso (così come gli abilitati) siano tra loro identici, intercambiabili e parimenti vogliosi di insegnare in qualsiasi scuola a prescindere dal progetto educativo della stessa e dal contesto di riferimento mi pare fiaba bella e facile da raccontare. Ma è appunto una fiaba.

    1. sulla prima obiezione. fino a quando avremo circa 35.000 supplenze annuali in organico di diritto è un’obiezione solo teorica e comunque io parlo di automatismo nei numeri (questi interessano al mef), non delle classi (va in pensione un a048 e assumo un a043, per dire).

      sulla seconda due cose.
      a. io non penso che il concorso sia il modo migliore per reclutare. come ho detto la mia è una soluzione che media tra esigenze diverse. mi sono fatto persuaso che sia l’unico modo per dare una chance ai più giovani, tutto qui
      b. non ho mai detto a che livello vorrei fare i concorsi. per me si potrebbero fare anche a livello di rete di scuole (risolvendo in parte il problema che poni). oltre al fatto che – come ho detto – l’anno di prova dovrebbe diventare una cosa seria :-)

  4. Gianfranco

    Siamo arrivati al punto che anche uno strumento rozzo come il concorso è un’opzione desiderabile. Quel che tu dici sull’allocazione dei docenti è sacrosanto. L’ostilità alle chiamate dirette da parte delle scuole è fortissima.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...