Un primo commento su #amministrative2012

Ieri e domenica si è votato per i Comuni: com’è noto con la riforma Bassanini, è dato molto potere a Sindaco e Giunta e il sistema elettorale che tende a personalizzare lo scontro sui candidati sindaco, i cui vincitori – trattandosi di  elezioni a doppio turno – conosceremo per lo più tra quindici giorni. Questa premessa per dire che qualsiasi giudizio sulla portata reale di questo turno elettorale è in per alcuni versi prematuro. Due dati però possiamo iniziare a valutarli: l’affluenza alle urne e il riconosciuto successo di Beppe Grillo.

Non sottovaluto il dato generale, che sarà oggetto di un prossimo articolo: il centrosinistra vince in tre capoluoghi al primo turno (la metà di quelli dove sappiamo già il nome del sindaco) e va al ballottaggio in tutti gli altri, tranne che ad Agrigento, dove però la situazione è particolare. Insomma il PD non solo tiene, ma è in vantaggio con i suoi candidati pressoché ovunque. E se penso ai Comuni della provincia di Milano, che ben conosco, alcuni risultati sono davvero stupefacenti. Ma prima di cantare vittoria in tutte queste realtà si dovranno aspettare i ballottaggi e dunque non avrebbe senso commentare risultati che ancora non ci sono.

Passo quindi ai numeri più evidenti e che ho ricordato in principio: quelli relativi all’affluenza e quelli della nuova forza antisistema che ha sbaragliato la concorrenza: il MoVimento 5 Stelle.

L’affluenza in calo era un dato atteso e si è verificato in misura abbastanza significativa (circa il 7%). Da segnalare in particolare il dato della Lombardia (-9%), ma soprattutto quello di Emilia (-11%) e Toscana (-10%). In queste tre regioni, anche per le loro caratteristiche e per la loro storia credo sarà opportuno fare studi molto approfonditi. Parliamo peraltro di realtà dove il voto d’opinione è molto importante e dunque il segnale potrebbe essere preoccupante. Non credo, come dirò, che sia solo frutto del disorientamento dell’elettorato di centrodestra.

Al momento è comunque presto per valutare se sia un astensionismo principalmente di “destra” o di “sinistra” (andrebbe fatto un ragionamento sul numero dei voti e non sulle percentuali, aggiungendo anche bianche e nulle), ma alcuni segnali fanno ipotizzare che appartengano al centrodestra in misura superiore. Anche in considerazione del fatto che – soprattutto nelle regioni tradizionalmente “rosse” – il voto del M5S ha con ogni probabilità rappresentato un’alternativa possibile per i potenziali astensionisti del centrosinistra.

Da questo punto di vista è molto interessante il dato di Parma, dove il candidato a 5 stelle va al ballottaggio, ma anche Genova dove il grillino Putti arriva a soli 3.000 voti dallo stesso traguardo (grazie ad un voto molto consapevole dell’elettorato: si vedano le differenze tra i voti dei candidati e quelli delle liste a sostegno). A Genova hanno votato 20.000 elettori in meno rispetto al 2007 e Doria ne prende circa 30.000 meno di Marta Vincenzi, mentre Musso (candidato di una lista civica, ma anche candidato di tutto il centrodestra nel 2007) perde rispetto a se stesso più di 100.000 voti. Débâcle, quella del centrodestra, che non è giustificata solo dalla frammentazione, perché l’unica forza del centrodestra berlusconiano che tiene i propri voti è – sorpresa! – la Lega e anche sommando tutti i candidati riconducibili a quell’area, mancano all’appello più di 50.000 voti.

Ultimo dato. Sui 26 comuni capoluogo, nel 2007 solo 6 andarono al ballottaggio, mentre quest’anno sono 6 (o 7, dipende da come finirà a Catanzaro) quelli assegnati al primo turno. Evidente conseguenza della frammentazione del quadro politico, in particolare del centrodestra che cinque anni fa si aggiudicò 16 dei comuni assegnati al primo turno.

Queste mi sembrano le evidenze maggiori. Per qualche approfondimento ulteriore rimando ai prossimi giorni.

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One comment

  1. Sono d’accordo con la tua analisi. Il problema del sistema bipolare e non la fase consociativa , come afferma Ceccanti, è una scelta di partito “a vocazione maggioritaria” (Veltroni ha commesso qualche sciocchezza e incoerenza; a parte che il voto del 2008 era provvidenziale con il governo che tenemmo) e un programma conseguente di riforme senza tabù e senza titubanze.La migliore fase di preparazione ad un bipolarismo di programma e non del “nemico comune” è il governo Monti. Se autonomia del partito ci deve essere allora le sollecitazioni corporative a conservare un welfare non all’altezza dei tempi del globalismo vanno respinte al mittente.

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